lunedì 29 marzo 2010

Cielo velato, Verità nascosta


Oggi poteva essere una bella giornata, stamattina il cielo prometteva bene, neanche una nuvola. Adesso invece... 

La frase che avete appena letto è una delle più ripetute nel corso dell'anno, almeno dal sottoscritto. Succede sempre più spesso: mi sveglio, guardo il cielo sereno, gioisco, ma dopo un po' mi accorgo di quelle strisce bianche che tagliano il blu e s'incrociano, si espandono e velano completamente il cielo. Sole pallido dietro la cortina artificiale e ancora quegli aerei che volano sulla città  a ciclo annuale intermittente e irregolare, vicini gli uni agli altri, su rotte improbabili, che rilasciano scie dense, cariche di bario, alluminio, polimeri, quarzo e altre schifezze.
Sono le scie chimiche, le chemtrails, le stesse che sono state oggetto di attenzioni da parte di alcuni politici con le loro interrogazioni parlamentari. Tutti zitti, il segreto è militare! Gli interessi legati a queste attività  criminali sono talmente grandi che, al confronto, il mistero di Ustica potrebbe rivelarsi una bazzecola di facile soluzione. Omertà  assoluta? Non tanto. Dopo la sempre più consistente presa di coscienza del problema da parte dei cittadini di tutto il mondo, alcuni hanno dovuto ammettere l'esistenza di queste operazioni di aerosol (un tempo sempre negate), però mascherandole dietro altre attività  benevole e salutari per il Pianeta. Ma se le scie chimiche si limitassero a guastarmi il cielo sereno potrei anche -al limite- accettarlo e portare pazienza, farei finta di vivere a Edimburgo. Il vero guaio è che quei metalli pesanti entrano nell'organismo, si accumulano nelle falde acquifere, inquinano le colture e producono seri danni alla salute di tutti gli esseri viventi. Non bisogna confondere il catastrofismo con il realismo, la natura di questi voli non è benigna, far volare contemporaneamente migliaia di questi aerei non identificabili in tutto il mondo costa parecchio e non è certo escluso il fatto che a finanziare queste operazioni vi siano anche case farmaceutiche, pronte a rilasciare prodotti chimici in grado di aumentare la concentrazione di malattie. Se voglio vendere quel medicinale, devo prima creare la sua malattia: è questa la nuova frontiera del rapporto cura-malato. Essendo voli militari, legati a progetti militari, queste scie sono strettamente legate al progetto HAARP
(che abbiamo visto in azione sul recente terremoto ad Haiti) e possono anche essere veicolo di esperimenti per il controllo dei comportamenti umani. Il rilascio di certe sostanze può infatti portare l'individuo alla non reazione di fronte a certe situazioni: una vera arma. Proprio ieri Umberto Eco rispondeva a una giornalista a Rainews24 e diceva che l'Italia sarebbe una grande potenza se gli italiani non fossero cosi' indolenti, sorridenti e piacioni di fronte ai soprusi subiti. 'Saremmo una grande potenza', c'è¨ da riflettere. Da quanto tempo gli italiani, di fronte ai soprusi, ridono e fanno spallucce? Certo, è anche colpa della tv imbonitrice, ma...  Assolutamente comprensibile, a questo punto, uno scetticismo. Controllo della mente? Ma dai! Non ci credo! Anche se la vicenda non è nota (ovvio), informo gli scettici del settore che già  nel 1951 la CIA aveva tentato di controllare i comportamenti del popolo francese, inserendo nelle baguettes una sostanza chiamata LSD (droga chimica). Possiamo mai escludere che quegli esperimenti si siano svolti anche dopo il 1951?
Oggi le tecniche per inseminare le nuvole, spargere veleni ed attuare guerre climatiche sono raffinatissime e già  operative. E visto come (e dove) sta andando il mondo, è  lecito anche pensare che la ricerca scientifica sia più al servizio del male, piuttosto che del bene. Occhio al cielo.

tratto da italianimbecilli.blogspot.com 

sabato 27 marzo 2010

Consumo di carne rossa e tumore al colon. Interessanti novità da Praga

Appare, purtroppo, sempre più evidente che l’eccessivo consumo di carne, soprattutto rossa, ha un effetto nocivo sulla nostra salute ed espone al rischio di sviluppare il cancro del colon retto. A ribadire la pericolosità di una dieta fondata soprattutto sul consumo di carne rossa è l’oncologo Alberto Sobrero, primario di oncologia medica all’ospedale San Martino di Genova, dal congresso intitolato “Setting new standards of care for patients whith colorectal cancer” tenutosi nei giorni scorsi a Praga. Gli esperti raccomandano quindi di ridurne al minimo il consumo e, in particolare, di evitare hamburger e bistecche ben cotte. 
D’altra parte già nel 2005 un imponente studio statunitense condotto dall’American Cancer Society aveva dimostrato in maniera inequivocabile che l’incidenza del tumore colonrettale è doppia in coloro che consumano molta carne e maggiore del 40% in coloro che preferiscono la carne rossa. Basti pensare che nelle culture occidentali, dove il consumo di carni è massiccio, l’incidenza di questo tipo di cancro è dieci volte maggiore che nei paesi asiatici che seguono una dieta basata quasi esclusivamente su prodotti vegetali. E non è un caso che il notissimo oncologo Umberto Veronesi sia vegetariano.

Inoltre, il consumo di carni rosse è correlato anche con le malattie vascolari, diabete e obesità. La spiegazione di questo inquietante fenomeno non è stata ancora identificata con precisione, ma forse risiede nelle tossine che si sviluppano durante la loro cottura o conservazione. Sempre da Praga giungono però anche delle buone notizie: se infatti è vero che ogni anno in Italia vengono diagnosticati 30000 nuovi casi di tumore al colon, il più diffuso in Italia dopo quello ai polmoni, grazie all’uso di nuovi farmaci si è anche quintuplicata la possibilità di sopravvivenza per i pazienti che giungono alla diagnosi quando ormai la malattia è in una fase avanzata. Infine, il professor Sobrero sottolinea l’utilità di sottoporsi a una colonscopia fra i 50 e i 60 anni, precauzione che può ridurre i decessi del 30-40%. 

http://www.medicinalive.com/medicina-tradizionale/ricerca-e-sperimentazione/consumo-di-carne-rossa-e-tumore-al-colon-interessanti-novita-da-praga/

sabato 20 marzo 2010

Piercing e tatuaggi: moda o pericolo ?


   
Tempo fa, i giornali hanno riferito la notizia della morte di un giovane per epatite acuta dopo essersi fatto applicare un piercing alla lingua. Sicuramente il fatto ci ha colpiti e ci ha spinti a chiederci se davvero si può morire in giovane età per il desiderio di forarsi la lingua. Cosa dunque spinge molti giovani a ricorrere a pratiche così eccentriche come quella del piercing o del tatuaggio?
Le mode sono manie che a volte sfiorano il buon senso e di solito sono temporanee e imprevedibili, e fanno molta presa sulle persone e in particolare sui giovani. Si è notato che la maggior parte dei ragazzi d’oggi è affascinato dalla moda di forarsi alcune parti del corpo detta “body piercing” e dalle pratiche del tatuaggio, definito come l’arte dei primitivi e dei fuorilegge
In relazione alla moda del piercing sono state eseguite varie ricerche secondo le quali questa pratica risale all’epoca di antiche popolazioni americane (Aztechi e Maya), che per ragioni spirituali si foravano varie parti del corpo, soprattutto la lingua. In quanto al tatuaggio si è riscontrato che è un’usanza molto antica e diffusa in tutto il mondo, presente principalmente    presso  i   popoli
primitivi per motivi di carattere decorativo, magico e sociale.
Certo è molto originale forarsi il naso, la lingua, un sopracciglio o addirittura l’ombelico oppure farsi un bel tatuaggio; ma perché molti fanno ricorso a queste pratiche? Senz’altro pensano di migliorare il loro look dato che si tratta di una moda lanciata da top-model, campioni dello sport e cantanti famosi; inoltre non è da sottovalutare l’ipotesi che per certi giovani il piercing o il tatuaggio siano un modo per affermare la propria indipendenza e individualità, per distinguersi dagli altri. Il giornalista John Leo afferma che “uno dei motivi per cui i giovani seguono queste mode sia il desiderio di indispettire i genitori e scioccare la gente: questo comportamento quindi nasce da un misto di insoddisfazione, anticonformismo, provocazione e ribellione”.
Ma cosa comporta farsi un piercing?
Facciamo un po’ il punto della situazione: bucarsi il corpo ed applicarvi vistosi ornamenti solo per rendersi più belli, più originali? E’ vero che, come dice un vecchio proverbio, “chi bello vuole apparire tanto deve soffrire” ma non fino al punto da perdere la vita! Nel farsi un piercing o un tatuaggio si potrebbe incorrere in malattie come epatite, AIDS, tubercolosi e tetano; questo potrebbe accadere se si sottovalutano i rischi di infezione, causati da strumenti non sterili e dalla poca professionalità da parte di chi esegue queste decorazioni. E poi non sarebbe meglio cercare l’autoaffermazione e manifestare il proprio anticonformismo in modi più utili a se stessi e agli altri?


www.galanet.eu/dossier/fichiers/Piercing%20e%20tatuaggi.doc

giovedì 4 marzo 2010

Perche' dire no agli OGM?

In questi giorni si parla molto degli OGM visto che l'UE ha dato l'ok alla patata OGM in tutta Europa (http://italnews.net/cronaca/ok-della-ue-alla-patata-ogm-federica-ferrario-di-greenpeace-un-pericolo-per-la-salute-dei-cittadini.html). 


Ma perchè dire no agli OGM???

di Carlo Petrini/slowfood  da "informare per resistere"


Ogm – Perché dico dieci volte no
1. Contaminazione. Coltivare Ogm in sicurezza, in Italia, è impossibile; le aziende sono di piccole dimensioni e non ci sono barriere naturali sufficienti a proteggere le coltivazioni biologiche e convenzionali. L’agricoltura fa parte di un sistema vivente che comprende la fauna selvatica, il ciclo dell’acqua, il vento e le reazioni dei microrganismi del terreno: una produzione Gm non potrà restare confinata nella superficie del campo in cui viene coltivata.

2. Sovranità’ Alimentare. Come potrebbero gli agricoltori biologici, biodinamici e convenzionali essere sicuri che i loro prodotti non siano contaminati? Una diffusione, anche limitata, delle coltivazioni Ogm in campo aperto, cambierebbe per sempre la qualità e la situazione attuale della nostra agricoltura, annullando la nostra libertà di scegliere quel che mangiamo.

3. Salute. Ci possono essere problemi di salute per animali alimentati a Ogm.

4. Libertà. Le coltivazioni Gm snaturano il ruolo dell’agricoltore che da sempre migliora e seleziona le proprie sementi. Con le sementi Gm, invece, la multinazionale è la titolare del seme: ad essa l’agricoltore deve rivolgersi ad ogni nuova semina (poiché, come tutti gli ibridi, in seconda generazione gli Ogm non danno buoni risultati) ed è proibito tentare miglioramenti se non si pagano costose royalties.

5. Economia e Cultura. I prodotti Gm non hanno legami storici o culturali con un territorio. L’Italia basa buona parte della sua economia agroalimentare sull’identità e sulla varietà dei prodotti locali: introdurre prodotti senza storia indebolirebbe un sistema che ha anche un importante indotto turistico.

6. Biodiversità’. Le colture Gm impoveriscono la biodiversità perché hanno bisogno di grandi superfici e di un sistema monocolturale intensivo. Se si coltiva un solo tipo di mais, si avrà una riduzione anche dei sapori e dei saperi.

7. Ecocompatibilità. Le ricerche su Ogm indicano due “vantaggi”: la resistenza ad un parassita del mais (la piralide) e a un diserbante (il glifosate). Quindi, essi consentirebbero un minore impiego di chimica di sintesi; ma la piralide del mais può essere combattuta seriamente solo con la rotazione colturale, e la resistenza a un diserbante porta ad un uso più disinvolto del medesimo nei campi, dato che non danneggia le piante coltivate ma solo le erbe indesiderate.

8. Precauzione. A circa trent’anni dall’inizio dello studio sugli Ogm, i risultati in ambito agroalimentare riguardano solo tre prodotti (mais, colza e soia). Le piante infatti mal sopportano le modificazioni genetiche e questa scienza è ancora rudimentale e in parte affidata al caso. Vorremmo ci si attenesse ad atteggiamenti di cautela e precauzione, come hanno fatto Germania e Francia, che hanno vietato alcune coltivazioni di Ogm.

9. Progresso. Gli Ogm sono figli di un modo miope e superficiale di intendere il progresso. E’ sempre più chiaro per consumatori, governi e ricercatori, il ruolo dell’agricoltura di piccola scala nella protezione dei territori, nella difesa del paesaggio e nel contrasto al riscaldamento globale. Invece di seguire le sirene dei mercati, la ricerca dovrebbe affiancare l’agricoltura sostenibile e mettersi a disposizione delle sue esigenze.

10. Fame. I relatori ONU dicono che l’agricoltura familiare difende le fasce di popolazione a rischio di malnutrizione. Le multinazionali invece promettono che gli Ogm salveranno il mondo dalla fame: eppure da quando è iniziata la commercializzazione (circa 15 anni fa) il numero degli affamati non ha fatto che crescere, proprio come i fatturati delle aziende che li producono. In paesi come l’Argentina o il Brasile la soia Gm ha spazzato via produzioni come patate, mais, grano e miglio 

martedì 2 marzo 2010

Tè verde efficace contro il cancro al polmone

La scoperta arriva da Taiwan ed è una buona notizia per tutte le persone che hanno un rischio più elevato di ammalarsi di cancro ai polmoni: sembra che bere tè verde protegga dalla malattia. Ma attenzione, avvertono i ricercatori: questo non vuol dire che si può tranquillamente fumare e poi pensare di minimizzare i danni con una tazza di tè verde. 

La ricerca taiwanese è stata condotta su 500 persone, fumatori e non fumatori; in entrambi i casi, bevendo almeno una tazza al giorno il rischio di cancro ai polmoni è risultato notevolmente diminuito. Il tè verde è ottenuto dalle foglie essiccate della pianta asiatica Camellia sinensis ed è ampiamente consumato in tutta l'Asia. In questo continente l'incidenza di molti tumori è nettamente più bassa che in altre parti del mondo ed è questo che ha portato gli scienziati a cercare una correlazione tra tè verde e protezione contro il cancro. I test in laboratorio hanno dimostrato che i polifenoli estratti dal tè verde possono fermare la crescita delle cellule tumorali.

Gli studi sull'uomo hanno invece prodotto risultati non sempre coerenti e in alcuni casi non è stato dimostrato alcun effetto protettivo contro il cancro. Nel nuovo studio, diretto dal Dr. I-Hsin Lin, della Shan Medical University a Taiwan, le persone, fumatrici o no, che non bevevano tè verde avevano una probabilità di più di cinque volte maggiore di ammalarsi di cancro ai polmoni rispetto alle persone che ne bevevano almeno una tazza al giorno. Tra i fumatori, quelli che non bevevano tè verde per niente avevano una probabilità aumentata di più di 12 volte di sviluppare la malattia rispetto ai fumatori che ne bevevano almeno una tazza al dì.
I ricercatori hanno anche analizzato il Dna delle persone che hanno preso parte allo studio e hanno scoperto che certi geni sembrano avere un ruolo nella riduzione del rischio. Chi consumava abitualmente tè verde, indipendentemente dal fatto che fosse fumatore o no, e aveva certe forme di un gene chiamato IGF1, aveva una probabilità ancora più ridotta di sviluppare il cancro ai polmoni rispetto ad altre persone che bevevano il tè verde ma avevano diverse forme dello stesso gene.

Si conferma dunque, secondo l'equipe di Taiwan, che il tè verde è un valido aiuto nel proteggere la nostra salute. Senza togliere che per ridurre il rischio di cancro ai polmoni (e di altre malattie) la prima regola resta “smettere di fumare”.




Fonte: salute.agi.it