venerdì 30 aprile 2010

OTTO X MILLE allo Stato: dove vanno a finire i soldi?


Dopo aver parlato del singolare meccanismo che sta alla base dell'8 per mille, e dopo aver indagato un po' più a fondo sul modo in cui la Chiesa impiega i fondi che riceve, vale la pena di completare il discorso verificando che fine facciano i (pochi) quattrini che attraverso questo istituto arrivano allo Stato.
Ebbene, avvalendoci dell'aiuto di Wikipedia, apprendiamo che nel 2004 lo Stato ha ricevuto dall'8 per mille circa 100 milioni di euro (un decimo di quelli che si è accaparrata la Chiesa, by the way), e che ha impiegato tali fondi nel modo che segue:
  • 44,64% conservazione beni culturali legati al culto cattolico;
  • 24,73% calamità naturali;
  • 23,03% conservazione beni culturali civili;
  • 4,44% fame nel mondo;
  • 3,16% assistenza rifugiati.
Come vedete, quasi la metà del denaro ricevuto dallo Stato attraverso l'8 per mille viene immediatamente rigirato alla Chiesa Cattolica, sia pure sotto la (non troppo) velata forma di restauro e conservazione di chiese, cappelle, conventi, seminari e simili, i quali tra l'altro sono di proprietà del Vaticano e, sia detto per inciso, manco pagano l'ICI.
Per le calamità naturali non resta che un quarto dei fondi; i quali sono già una miseria di per sé, ma diventano una somma addirittura ridicola se si pensa che in drammatiche circostanze come il terremoto in Abruzzo si sarebbe potuto attingere a quel capitolo esortando gli italiani a dare l'8 per mille allo Stato, magari con una martellante diffusione di spot televisivi, ma in realtà ci si è ben guardati dal farlo, evidentemente per non sottrarre risorse alla Chiesa.
Insomma, gente, pare che non se ne esca: giratela pure come volete, ma gran parte dei quattrini dell'8 per mille vanno a finire alla Chiesa non solo se uno glieli dà o se non li destina esplicitamente a nessuno, ma perfino se li vuole donare allo Stato.
E poi hanno pure il coraggio di dire che si tratta di una libera scelta.



tratto da http://metilparaben.blogspot.com



mercoledì 28 aprile 2010

I PERICOLI DEL FORNO A MICROONDE













Lo scopo di questo rapporto è quello di portare delle prove che la cottura nel forno a microonde non è naturale e nemmeno salutare.Questa oggi è una delle più importanti cause di malattia. Sicuramente è una delle meno conosciute.

È possibile che milioni di persone stiano sacrificando la loro salute per ignoranza (non informati) in cambio della convenienza e della comodità del forno a microonde? Chi lo ha inventato? Perché in Unione Sovietica il suo uso è stato bandito fin dal 1976? Chi dice che può far male alla salute?
Credo che le risposte potrebbero farti decidere di buttare il forno nella spazzatura.
Se hai degli amici che utilizzano questo elettrodomestico, spediscigli questo articolo.

I vari studi scientifici, svizzeri, tedeschi e russi, ecc. hanno portato tutti alle stesse conclusioni. Alimentarsi continuamente con cibi cotti o comunque trattati nel forno a microonde provoca o può provocare:

1) danni cerebrali derivati dagli impulsi elettrici nel cervello in "corto circuito"
2) la produzione degli ormoni maschili e femminili è interrotta e/o alterata
3) i minerali, le vitamine e i nutrienti dei cibi sono ridotti o alterati, in questo modo l'organismo riceve poco o nessun beneficio
4) i minerali nei vegetali sono trasformati in radicali liberi cancerogeni
5) crescita di tumori intestinali e dello stomaco
6) aumento di cellule cancerogene nel sangue
7) deficienze immunitarie dovute ad alterazioni delle ghiandole linfatiche e del siero ematico
8) perdita di memoria e di capacità di concentrazione, instabilità emotiva e diminuzione dell'intelligenza.

Ci sono interessanti testimonianze di persone che nonostante non utilizzassero personalmente alcun forno a microonde, in occasione di tests chinesiologici richiesti per cercare la causa di malesseri diffusi (mal di testa, mal di schiena, instabilità emotiva, ecc.) sono stati trovati sensibili ai cibi trattati con microonde. Ulteriori indagini hanno rivelato che quasi tutti i ristoranti di cui si servivano utilizzavano per la cottura ed il riscaldamento dei cibi proprio dei forni a microonde. Forse sarà utile indagare su come riscalda gli alimenti il nostro ristoratore preferito.

da www.naturamedica.com

venerdì 23 aprile 2010

"Il lavoro precario fa male alla salute!" - Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro





di TULLIA FABIANI

Gli effetti vanno dall'insicurezza psicologica, progressiva, allo stress eccessivo e possono seguire gastriti, disturbi cardio-circolatori, problemi nervosi. Prima ci sono contratti a progetto e lavori in affitto; c'è la questione sicurezza, la mancanza in molti casi di strumenti di protezione, la privazione di tutele e la relativa probabilità di infortuni. Perciò la diagnosi è molto seria: il lavoro precario fa male alla salute. Occorrono prevenzione e cura. Quanto prima.

A fare il check-up delle condizioni in cui versa il lavoro atipico e soprattutto delle conseguenze per i lavoratori così impiegati è uno studio dell'Osha, l'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (http://osha.europa.eu), che evidenzia l'insorgere di vari rischi legati alle nuove forme di organizzazione del lavoro. Temporaneo o a progetto, prestazione d'opera, finto lavoro "in proprio", e outsourcing,: secondo l'indagine, pubblicata nelle settimane scorse, da queste nuove forme di contratto derivano altrettanti nuovi rischi per la salute dei lavoratori. E di fatto oggi chi è impiegato attraverso questo genere di contratti è più esposto.

Il malessere degli atipici. Nel corso della ricerca l'Agenzia ha interpellato esperti di vari paesi, (Europa e Stati Uniti) e professionisti dell'Ilo (l'agenzia dell'Onu per il lavoro) e ha chiesto loro di valutare la presenza, o meno, di nuovi rischi per la salute derivanti dalle forme di organizzazione del lavoro recenti e atipiche. Dalle risposte sono emersi vari elementi critici: i precari hanno occupazioni più rischiose, condizioni di lavoro più scarse, e raramente ricevono una formazione adeguata su salute e sicurezza. Inoltre, la sequenza spesso convulsa e scostante di contratti a breve termine "aumenta la sensazione di insicurezza e marginalità, provocando l'incremento di stress e preoccupazione, con rischi per la salute molto gravi". 




Le interruzioni tra un contratto e l'altro rappresentano infatti una discontinuità della responsabilità legale del datore di lavoro. E questo, secondo gli esperti, finisce per essere ulteriore elemento di malessere.
Quindi, a confronto con coloro che sono impiegati in un lavoro stabile, i lavoratori precari risultano maggiormente vulnerabili. Molto più deboli. E non solo per quel che riguarda contributi, indennità, stipendi. "La lettura data - dichiarano i ricercatori dell'agenzia - è ampiamente supportata dalla letteratura scientifica in materia: ci sono dimostrazioni che le caratteristiche di queste nuove forme di lavoro non tradizionali portino a rischi peculiari per la salute".


Le condizioni di lavoro. Un altro aspetto riguarda i carichi di lavoro: le statistiche europee indicano che oltre metà degli occupati dichiara di lavorare ad alte velocità e pressione per tre quarti del tempo, con un trend che pare essere in aumento. A questo proposito lo studio sottolinea anche la frequente esclusione dei lavoratori precari dai tavoli sindacali su salute e sicurezza e il minore accesso (o del tutto assente) ad attrezzature e strumenti di protezione. I risultati di tale sistema si traducono dunque in condizioni fisiche di lavoro peggiori, insicurezza psicologica e stress eccessivo, un maggior carico d'impiego, incidenti più frequenti. 

"Si va rafforzando una sorta di mal di vivere perché l'incertezza del lavoro e la precarietà continua finiscono per far morire la speranza nel futuro - sostiene Filomena Trizio, segretaria generale di Nidil-Cgil - le nuove generazioni sono circondate da questo tipo di contesto lavorativo e senza dubbio sono più esposte al malessere. Altro che bamboccioni, la condizione di disagio in cui si trovano i giovani è frutto di scelte politiche e sociali precise. E su queste si deve intervenire".

Ma oltre a ravvisare un legame tra i nuovi pericoli per i lavoratori (soprattutto lo stress e le conseguenti malattie psicosomatiche) e i nuovi equilibri economici e organizzativi, nella ricerca viene riscontrato anche un collegamento tra la maggiore competitività sul luogo di lavoro e gli episodi di bullismo e molestie; infine la sottolineatura di un altro aspetto: la connessione tra lo scarso equilibrio della vita professionale e quello della vita privata e famigliare.
Situazioni che fanno del lavoratore precario un soggetto a rischio e concorrono ad aumentare i danni alla salute derivanti dal lavoro. Sintomi che spingono gli operatori del settore, come l'Agenzia europea, a ribadire la necessità di trovare presto vaccini e terapie: un maggiore controllo degli ambienti di lavoro e un incremento reale di garanzie e tutele. In altre parole: nuove, differenti politiche per un lavoro diverso, stabile e sicuro. 




martedì 13 aprile 2010

La "SACRA SINDONE" è un FALSO


Ultimamente si sta parlando davvero molto  della “Sacra Sindone” conservata a Torino, un lenzuolo della lunghezza di un corpo umano, che secondo alcuni riprodurrebbe l’immagine di Gesù. I cattolici credono che l’immagine sia stata prodotta dal contatto col corpo di Gesù. Altri lo mettono in dubbio.

QUAL'E' LA VERITA'? 

E' un falso! Per 2 semplici motivi provati. Motivo religioso e motivo scientifico.

MOTIVO RELIGIOSO:
1)  Gesù fu forse sepolto avvolto in un lenzuolo tutto intero? No. Nell’ispirata Parola di Dio, le Sacre Scritture, si afferma, in Giovanni capitolo 20, versetti 6 e 7, che nella tomba vuota dopo la risurrezione di Gesù l’apostolo Pietro “vide le bende per terra, e il sudario, che era sul capo di Gesù, non per terra con le bende, ma ripiegato, in un angolo a parte”. — Versione cattolica a cura di Fulvio Nardoni.
C’erano quindi diversi panni, e uno a parte avvolto attorno alla testa di Gesù. Perciò la “Sacra Sindone” non può essere alcuno dei panni effettivamente usati nella sepoltura di Gesù, perché è tutta d’un pezzo, mentre Gesù fu ‘avvolto in bende’, con la testa avvolta in un panno separato. — Giov. 19:40, “Nardoni”.

MOTIVO SCIENTIFICO

2)  La Sacra Sindone è un falso E' quanto sostiene il professore inglese Richard Luckett in un articolo scritto per il giornale londinese Evening Standard. Lo studioso, ritenuto un autorità in materia sindonologica, afferma che ad una simile clamorosa conclusione sarebbero arrivati gli esami al radiocarbonio 14 eseguiti dall' università di Oxford, uno dei tre centri (gli altri due sono le università di Zurigo e di Tucson in California) ufficialmente incaricati dalle autorità vaticane di studiare l' esatta età della reliquia. Secondo le anticipazioni del professor Luckett rese al giornale della sera londinese, gli studi svolti su alcuni frammenti del lenzuolo custodito nel duomo di Torino, che secondo la tradizione cristiana avvolse il corpo di Cristo crocifisso, dimostrerebbero che si tratterebbe di un tessuto confezionato intorno al 1300, e non all' epoca di Gesù.