venerdì 10 settembre 2010

Dizionario del meteorologo disinformatore


In questi ultimi anni, in concomitanza con l'esecranda operazione scie chimiche, un po' alla volta, non solo i fenomeni meteorologici sono stati contraddistinti da sempre più frequenti anomalie, ma anche il linguaggio delle previsioni ha subìto una paurosa metamorfosi. Ciò rivela, senza ombra di dubbio, la malafede di quegli "esperti" che, succubi dei militari, padroni del clima, hanno dovuto adeguare concetti e termini alla nuova situazione.

Ormai la cricca dei meteorologi impiega dunque un linguaggio cifrato per preannunciare le attività di irrorazione chimico-biologico. E' un lessico che, con il passare del tempo, ha sostituito quasi del tutto le normali espressioni della disciplina. Non solo, tale codice è ormai completamente avulso da un'analisi dei fenomeni all'origine delle varie condizioni meteorologiche. Si noti l'assenza del riferimento, durante i bollettini di guerra, alle perturbazioni, alle aree di alta o bassa pressione, ai fronti nuvolosi, alla circolazione atmosferica… : il tempo non è più esaminato nel suo sviluppo temporale e spaziale, ma dato come un insieme di circostanze de facto. Sole, precipitazioni, direzione dei venti, moto ondoso, temperature, umidità etc. non sono ascritti a cause più o meno precise o all'interazione di diversi fattori, ma sono semplicemente enumerati in modo arido e non consequenziale. L’unico criterio è quello che si fonda su un banalissimo movimento da nord a sud. Si susseguono piatte ed insignificanti elencazioni: tanti anni di studio dedicati alla fisica dell’atmosfera per ripetere ogni giorno, con voce anodina ed un vocabolario povero sin quasi all’afasia, i soliti luoghi comuni, come fosse l’oroscopo di un rotocalco popolare.

Vero è che questa spaventevole degenerazione, che ha snaturato i metodi di previsione, si confà alla povertà culturale e soprattutto alla superficialità del pubblico che segue i weather reports, non perché attratta da manifestazioni naturali di incredibile bellezza e di sublime grandiosità, ma in quanto solamente interessata a sapere se la vacanza o la gita fuori porta della fine settimana sarà "rovinata" dalla pioggia.

Accade ben di peggio: interi periodi di villeggiatura sono trascorsi sotto cieli chimici con una luce pallida e tra nebbie di ricaduta. Sono grotteschi quei servizi televisivi in cui sono inquadrati allegri turisti che, distesi sulla sabbia o sdraiati sulle chaise-longues, sono sovrastati da una volta grigiastra, mentre, a causa della foschia, non si intravede neanche l’orizzonte. Alcuni villeggianti, pur ignorando il problema delle chemtrails, istintivamente si accorgono che qualcosa non quadra. Vessati da vigili che elevano contravvenzioni per divieto di sosta, anche quando l’automobile sconfina di un centimetro dalla riga del posteggio, stremati dal traffico e dalla confusione dei centri balneari, svenati da certuni esosi negozianti, quando per giunta fiutano che le decantate spiagge del Mediterraneo sono una tetra e mefitica palude, mandano al diavolo albergatori e sindaci ruffiani.

Che cosa pensare poi di quei pieghevoli e delle cartoline che immortalano obbrobriosi panorami con una sarabanda di scie tossiche?

Vediamo ora quali sono le parole e le diciture ricorrenti, vomitate dalle bocche mendaci dei meteo-disinformatori. Ad ogni unità linguistica segue la traduzione-definizione. Insomma, trasformiamo la lingua invertita di Orwell in italiano.

Anomalous brown cloud - E’ una densa bruma di colore giallastro contenente veleni di ogni tipo (dal biossido di zolfo che le conferisce il colore livido, all'alluminio, dal bario al piombo etc.). Il tutto è mischiato alle polveri sottili, agli scarichi industriali, alle emissioni dei mostruosi "termovalorizzatori" e degli impianti di riscaldamento. Ne risulta una poltiglia chimica micidiale che era ignota anche negli anni dell'industrializzazione e dell'urbanizzazione più spinte.

Cielo lattiginoso - Vedi il lemma “cielo velato”.

Cielo velato - Coincide con la patina che adombra la luce solare: questa copertura è creata dai numerosi passaggi a bassa quota degli aerei, una volta che le varie scie si amalgamano a creare un uniforme strato lattiginoso.

Cirri spissati - Geniale trovata linguistica dovuta alla fervida fantasia del meteorologo Ugo Betti ed adoperata per spacciare scie a quota medio-bassa per cirri, la cui genesi e morfologia non trova riscontro in alcun testo scientifico.

Cirrus aviaticus - Letteralmente "cirro della nonna", ma tale sintagma, nell'infinita ignoranza dei “profeti del tempo”, dovrebbe denotare nuvole filiformi, simili ai cirri, generate, secondo i ciarlatani, dalle scie di condensazione: in realtà sono scie velenose che tendono ad espandersi, dopo essere state rilasciate dagli aerei della morte. Sembra che questo barbaro e mistificante neologismo sia stato ideato dalla N.A.S.A.

Innocue velature - Famigerata ed abusata dicitura che denota le scie chimiche durevoli o effimere nonché la loro progressiva trasformazione che causa l’offuscamento del cielo. Ogni qual volta questa espressione viene pronunciata, è certo che nelle ore successive incroceranno decine e decine di velivoli per imbrattare il cielo e contaminare l’intera biosfera. E’ ovvio che di “innocuo” queste cosiddette “velature” non hanno alcunché, essendo perniciose come tutte le irrorazioni.

Nebbie diffuse - Sono caligini artificiali spesso costiere e che ristagnano nonostante la scarsa umidità. Queste nebbie si formano anche in quelle zone dove tale fenomeno era un tempo assai raro.

Nubi stratificate in quota - Sono falde chimiche. E’ un’espressione ingannevole ed insulsa, perché “in quota” non ha alcun significato, se non si precisa l’altitudine. I meteo-disinformatori impiegano certi lessemi un po’ come don Abbondio usa il latinorum, per confondere l’interlocutore e suscitare in lui un senso di inadeguatezza.

Nuvole collose - E’ un sintagma tra i più balordi. Designa nubi dall’aspetto e dalla consistenza del tutto innaturali sempre create dai militari e risultato spesso di trattamenti elettromagnetici.

Nuvole senza fenomeni - Sono orridi nembi chimici da cui naturalmente non cade neanche una stilla di pioggia.

Nubi alte e sottili - Scie tumorali rilasciate a quote medio-basse. Da rilevare come i meteo-disinformatori cerchino di convincere il pubblico che si tratta di formazioni di alta quota, laddove è vero il contrario. E’ il consueto stravolgimento orwelliano della lingua.

Nubi stratificate in quota - Vedi “Nubi alte e sottili”.

Piogge sparse o piovaschi sparsi - Debolissime e venefiche precipitazioni, miseri relitti di perturbazioni imbrifere che sono state quasi del tutto neutralizzate. La genericità del verbo “sparse” assicura la precisione del pronostico meteorologico, perché è quasi certo che qualche sparuta goccia qua o là cadrà.

Temporali di calore - E’ questa una locuzione della vera meteorologia, ma applicata in modo capzioso ed a sproposito, per preannunciare improbabili rovesci soprattutto in montagna dovuti al notevole calore pomeridiano in vicinanza del suolo. Questi temporali sono molto rari nelle aree pianeggianti, ma un po’ più frequenti sui rilievi. In ogni caso, è necessario che l'atmosfera in quota sia, anche se debolmente, perturbata, altrimenti le eventualità che si scateni l’acquazzone sono pressoché nulle. Per via degli interventi che stravolgono di continuo i parametri naturali, i temporali di calore sono diventati del tutto straordinari. Le espressioni corrette ormai quasi eclissate dalla neo-lingua meteorologica servono a conferire una parvenza di normalità alla descrizione di un tempo ormai completamente manipolato e deciso a tavolino.

Velature innocue - Vedi il lemma “Innocue velature”.

Velature di passaggio - Come sopra.

Velature traslucide - Neologismo di RAI News 24.

Visibilità discreta - Indica una visibilità talmente ridotta che non ci si orienta ad un palmo dal naso, a causa delle nebbie composte per lo più da biossido di zolfo.



http://www.tankerenemy.com/2010/09/dizionario-del-meteorologo.html

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