martedì 28 dicembre 2010

Capodanno: Altra festa non cristiana

Sembra che quella dell’anno nuovo sia la più antica celebrazione di cui si abbia traccia.
I primi a festeggiare il proprio capodanno furono i Babilonesi, circa 4000 anni fa. Per questo popolo, l’anno cominciava con la prima Luna Nuova dopo l’equinozio di primavera. L’associazione dell’inizio dell’anno con quello della primavera doveva loro apparire logico, perchè quella era la stagione della rinascita, della nuova semina, della fioritura.
Gli antichi romani continuarono a celebrare l’anno nuovo nel tardo marzo, finchè, nel 46 a.C., Giulio Cesare ideò quello che ancora oggi è conosciuto come il Calendario Giuliano, stabilendo che l’anno iniziasse il primo gennaio. In quella giornata, i Romani invitavano a pranzo gli amici e si scambiavano in dono un vaso bianco colmo di miele, datteri e fichi, il tutto accompagnato da ramoscelli d’alloro, detti strenne, come augurio di fortuna e felicità.
Il nome strenna derivava dal fatto che i rami venivano staccati dal boschetto di una via consacrata alla dea Strenia, cui era dedicato uno spazio verde sul Monte Velia. La dea, di origine sabina, era apportatrice di fortuna e felicità; il termine latinostrena, presagio fortunato, deriva probabilmente proprio da questa divinità.
Nel Medioevo, molti Paesi europei usavano il Calendario Giuliano, ma vi era un’ampia varietà di date che indicavano il momento iniziale dell’anno, come, ad esempio, il 1 marzo (capodanno nella Roma repubblicana), il 25 marzo (Annunciazione del Signore), o il 25 dicembre (Natale).
Solo con l’adozione universale del Calendario Gregoriano, creato dal papa Gregorio XIII nel 1582, la data del primo gennaio divenne comunemente l’inizio dell’anno.
Ancora dagli antichi Babilonesi proviene la tradizione dei ‘propositi per l’anno nuovo’. Il proposito che essi più spesso facevano era quello di restituire strumenti per l’agricoltura che erano stati prestati loro.
Intorno al 600 a.C., poi, si diffuse in Grecia l’usanza di festeggiare l’anno nuovo simboleggiato dalla figura di un bimbo appena nato. Il bambino rappresentava l’annuale rinascita di Dioniso, dio del vino. La cerimonia serviva per ottenere fertilità e ricchezza. Una celebrazione simile esisteva anche nell’antico Egitto.
Antichissima è anche l’idea della funzione beneaugurale del vischio, che secondo la tradizione dona prolificità sia materiale sia spirituale. I Celti ritenevano che quest’arboscello nascesse dove era scesa una folgore, e che una bevanda particolare, ottenuta da questa pianta, fosse un potente elisir contro la sterilità. I Druidi, invece, usavano il vischio nei cerimoniali sacri e di purificazione, e lo consideravano in grado di scacciare gli spiriti cattivi dalla casa. Per questo, ancora oggi, è d’uso a capodanno appendere un ramoscello di vischio alle porte delle abitazioni.

domenica 26 dicembre 2010

Confermato: l’ ONU ha introdotto il colera ad Haiti!

L’ONU ha occupato militarmente il paese. Ha represso, ammalato e perfino ucciso.Un’indagine ha rivelato che il battaglione nepalese delle Nazioni Unite ha introdotto il colera in Haiti, dove l’ epidemia ha ucciso 2120 persone e contagiato 93.222 dalla sua apparizione in ottobre.





ait Confermato: l ONU ha introdotto il colera ad Haiti!Secondo quanto pubblica oggi (07.12.2010, N.d.E.) il giornale locale Le Nouvelliste, lo studio dell’ epidemiologo francese Piarroux Renaud ha determinato che il batterio causa del male, Vibrio cholerae, è stato portato dai militari e si è propagato dalla loro base in Mirebalais, una delle zone più colpite dal male. Lo scienziato, ha detto il giornale, ha condotto l’indagine nel mese di novembre.
L’ultima richiesta del governo haitiano, è quella di inviare copia dei risultati agli investigatori delle Nazioni Unite.
Questi risultati confermano la testimonianza della popolazione, che incolpa i soldati della Missione dell’ONU per la stabilizzazione nel paese dello scarico liquido fecale nel fiume Artibonite, dove è stato trovato il ceppo e la principale fonte di acqua nei villaggi più colpiti.
Gli haitiani hanno recentemente inscenato una forte protesta per chiedere l’immediata partenza del battaglione, che è arrivato da quelle parti il 9 ottobre, pochi giorni prima dello scoppio del colera e dopo un focolaio registrato in Nepal, dove la malattia è endemica.
Lo stato caraibico non soffriva a causa del colera da oltre un secolo fa e, secondo la Organizzazione Mondiale della Sanità, è molto probabile che permanga nel paese per anni, nonostante lo sforzo nazionale e la cooperazione di nazioni come Cuba e Venezuela per contenerlo.
L’epidemia mantiene in scacco alle autorità haitiane perché ha già invaso i dieci dipartimenti del territorio, anche se è più accentuata ad Artibonite, dove è scoppiata. Inoltre ha superato le frontiere ed è arrivata fino alla vicina Repubblica Dominicana, con 20 casi confermati ma senza decessi.
Il colera è un infezione intestinale acuta causata dall’ingestione di alimenti o acqua contaminata con il batterio Vibrio Cholerae e causa febbre alta, intense diarree e vomiti che portano alla disidratazione e morte.
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venerdì 24 dicembre 2010

Combattere l'inquinamento domestico con le piante


Il progresso ha i suoi vantaggi ma, come per tutto, c’è il risvolto della medaglia. Da un lato abbiamo il meglio della tecnologia in casa: dall'Hi-fi al Wi-fi, dal microonde al micro-cellulare… dall'altro viviamo in ambienti altamente inquinati da elettromagnetismo, vapori, aria avvelenata. 
A questo punto i casi sono due: o cambiamo vita o cerchiamo di salvare il salvabile. Qui opteremo per la seconda soluzione; quella più alla portata di noi comuni mortali.
Si stima che l'aria che staziona in ambienti domestici e uffici sia fino a 10 volte più inquinata di quella che troviamo fuori. Questa continua esposizione all'inquinamento si traduce in disturbi più o meno gravi: si va dalla semplice allergia alla più seria asma, sino ad arrivare a tutta una lunga lista di patologie.
Tra gli imputati, gli apparecchi elettrico-elettronici, i mobili, i detersivi, i materiali edili e i rivestimenti e, ahimè, anche i vestiti.
Tra gli inquinanti presenti in case e uffici che minacciano la nostra salute ci sono: Formaldeide (presente in quasi tutti i prodotti che abbiamo in casa, dai mobili alla carta igienica); Benzene, Xylene e Tricloroetilene (vernici, monitor, tappezzeria, fotocopiatrici, fumo); Cloroformio (acqua potabile); Ammoniaca; Alcoli e Acetone (moquette, cosmetici).
Dopo questa premessa e prima di gridare “sono spacciato !”, è bene sapere che alcuni coscienziosi scienziati della Nasa c’informano che possiamo limitare i danni circondandoci di piante d'appartamento “specializzate” in ecologia domestica.
Sono almeno 50 le specie di piante che possono aiutarci. Qui ne citeremo alcune, le più comuni.
Tutte le piante purificano l'aria. Qualcuna è “specializzata” contro alcuni agenti.
• Areca (Chrysalidocarpus lutescens): tra le più gettonate contro quasi tutti gli agenti inquinanti;
• Ficus robusta: il migliore tra i Ficus;
• Palma Rhapis excelsa: ottima per purificare;
• Chamaedorea seifrizii: contro formaldeide, benzene e tricloroetilene. Ideale per umidificare l'aria secca in inverno;
• Dracena (Dracaena deremensis): la più efficace tra le dracene;
• Dracena Massangeana (Dracaena fragrans): specializzata contro la formaldeide;
• Dracena (Dracaena marginata): specializzata contro xylene e tricloroetilene;
• Edera (Hedera helix): altra pianta contro la formaldeide;
• Phoenix roebelenii: la migliore tra il genere palme. Contro lo xylene;
• Felce di Boston (Nephrolepis exaltata): umidifica. È specializzata contro la formaldeide;
• Spatifillo (Spathiphyllum spp): contro alcoli, acetone, tricloroetilene, benzene e formaldeide;
• Nephrolepis obliterata: specializzata contro formaldeide e alcoli;
• Filodendro (Philodendron erubescens): la migliore della sua specie;
• Sansevieira Trifasciata: l'ideale per la camera da letto poiché di notte emette ossigeno anziché anidride carbonica come le altre piante;
• Aloe vera barbadensis: altra pianta da camera da letto che si comporta come la Sansevieria;
• Liriope spicata: contro i vapori d'ammoniaca;
• Tulipano (Tulipa gesneriana): contro formaldeide, xylene e ammoniaca.
Autori: Luigi Mondo & Stefania Del Principe / Fonte: lastampa.it

mercoledì 22 dicembre 2010

Messaggio per tutti i cristiani: NON FESTEGGIATE IL NATALE!

Perchè questo appello di non festeggiare il Natale?

Cosa c'e' di sbagliato nel Natale?









Da dove nasce il ‘Natale’?

Yule è il nome caldeo per ‘neonato’ o ‘bambino’. Nell’antica Babilonia, il 25 dicembre era noto come il giorno di Yule o il giorno della nascita del figlio promesso. Questo era il giorno della nascita del dio sole incarnato, che appariva come un bambino per redimere un mondo avvolto nell’oscurità. Questo era il credo essenziale del sistema religioso babilonese, dove il “dio sole”, conosciuto anche come “Baal”, era il dio principale di un sistema politeistico. Tammuz era anche adorato come il dio incarnato, o il promesso figlio di Baal, che doveva essere il salvatore del mondo.
Nell’Enciclopedia Cattolica troviamo che il Natale non era annoverato tra le festività dei primi cristiani. E non lo fu fino alla fine del IV secolo, quando la Chiesa di Roma cominciò ad osservare il 25 dicembre come il compleanno di Gesù. A partire dal V secolo AD, la Chiesa di Roma ordinò che la sua nascita fosse per sempre osservata il 25 dicembre. All’epoca di questo decreto, la Chiesa di Roma era ben consapevole che i culti religiosi pagani nel mondo romano e greco celebravano il pagano dio sole, Mithra, proprio in questo stesso giorno. Questa festività invernale era nota come la ‘nascita del sole’. Era anche noto nell’Impero Romano come Saturnalia (un altro nome per l’adorazione del sole).
Nuova Enciclopedia Cattolica“Alla nascita di Cristo fu assegnata la data del solstizio invernale perché in quel giorno, in cui il sole inizia il suo ritorno nei cieli boreali, i pagani che adoravano Mitra celebravano il dies natalis Solis Invicti”.
Enciclopedia Americana, edizione 1944“Il Natale … secondo molte fonti autorevoli, non veniva celebrato nei primi secoli della Chiesa cristiana, in quanto l’usanza cristiana in generale era quella di celebrare la morte delle persone più importanti, non il giorno della loro nascita … Una festa fu stabilita in memoria di questo evento [la nascita di Cristo] nel quarto secolo …Poiché il giorno esatto della nascita di Cristo non era noto, la Chiesa occidentale nel quinto secolo ordinò che la festa venisse celebrata per sempre nello stesso giorno dell’antica festa romana in onore della nascita del dio Sole”.
New Schaff-Herzog Enciclopedia of Religious Knowledge“Le feste pagane dei saturnali e della brumalia erano troppo radicate nel costume popolare per essere abolite dall’influenza del Cristianesimo … La festa pagana, con le sue baldorie e gozzoviglie, era talmente popolare che i Cristiani furono ben contenti di avere trovato una scusa per perpetuarne la celebrazione con pochi cambiamenti, sia nello spirito che nelle usanze … i Cristiani della Mesopotamia accusarono i loro fratelli occidentali d’idolatria, e di adorare il Sole, per avere adottata questa festa pagana”.
Enciclopedia Italiana Treccani, edizione 1949, Sansoni, vol. XXIV, pag 299“I Padri dei primi secoli non sembrano aver conosciuto una festa della natività di Gesù Cristo … La festa del 25 dicembre sarebbe stata istituita per contrapporre una celebrazione cristiana a quella mitraica del dies natalis Solis Invicti [giorno natalizio dell’invincibile Sole], nel solstizio invernale”.
intermatrix

ALBERO DI NATALE: Origini

La storia del Natale è molto complessa, perchè nasce dalla commistione tra miti pagani e riti cristiani.
L'albero fu associato al Natale fin da tempi antichissimi e si pensa che questa tradizione derivi dai culti pagani praticati nell'Europa settentrionale nelle zone agricole.

I druidi, antichi sacerdoti dei Celti, notarono che gli abeti rimanevano sempre verdi anche durante l'inverno.Per questo li considerarono un simbolo di lunga vita e cominciarono a onorarli nelle feste invernali.
In seguito, quando si cominciò a celebrare il Natale, l'abete ne divenne un simbolo e gradualmente la tradizione di decorarlo si estese dalla Germania a tutti gli altri paesi europei.



Scambio di regali: ORIGINE

Già gli antichi Romani celebravano l'inizio d'anno con feste in onore al dio Giano (e di qui il nome Januarius al primo mese dell'anno) e alla dea Strenia (e di qui la parola strenna come sinonimo di regalo). Queste feste erano chiamate Sigillaria; ci si scambiavano auguri e doni in forma di statuette d'argilla, o di bronzo e perfino d'oro e d'argento. Queste statuette erano dette "sigilla", dal latino "sigillum", diminutivo di "signum", statua. Le Sigillaria erano attese soprattutto dai bambini che ricevevano in dono i loro sigilla (di solito di pasta dolce) in forma di bamboline e animaletti. Questa tradizione di doni e auguri si radicò così profondamente nella gente, che la Chiesa dovette tollerarla e adattarla alla sua dottrina.




Presepe: Origine






Per comprendere il significato originario del presepe, occorre chiarire la figura del lari (lares familiares), profondamente radicata nella cultura etrusca e latina.

I larii erano gli antenati defunti che, secondo le tradizioni romane, vegliavano sul buon andamento della famiglia. Ogni antenato veniva rappresentato con una statuetta, di terracotta o di cera, chiamata sigillum (da signum = segno, effigie, immagine).

Le statuette venivano collocate in apposite nicchie e, in particolari occasioni, onorate con l'accensione di una fiammella.

In prossimità del Natale si svolgeva la festa detta Sigillaria (20 dicembre), durante la quale i parenti si scambiavano in dono i sigilla dei familiari defunti durante l'anno.

In attesa del Natale, il compito dei bimbi delle famiglie riunite nella casa patriarcale, era di lucidare le statuette e disporle, secondo la loro fantasia, in un piccolo recinto nel quale si rappresentava un ambiente bucolico in miniatura.

Nella vigilia del Natale, dinnanzi al recinto del presepe, la famiglia si riuniva per invocare la protezione degli avi e lasciare ciotole con cibo e vino.

Il mattino seguente, al posto delle ciotole, i bambini trovavano giocattoli e dolci, "portati" dai loro trapassati nonni e bisnonni.

Dopo l'assunzione del potere nell'impero (IV secolo), in pochi secoli i cristiani tramutarono le feste tradizionali in feste cristiane, mantenendone i riti e le date, ma mutando i nomi ed i significati religiosi.

Essendo una tradizione molto antica e particolarmente sentita (perché rivolta al ricordo dei familiari defunti), il presepe sopravvisse nella cultura rurale con il significato originario almeno fino al XV secolo e, in alcune regioni italiane, ben oltre.



In più: 


Quando gli astrologi (I MAGI) vennero a portare i loro doni, Gesù non era un neonato, ma aveva all'incirca 2 anni. Gli astrologi non erano tre, ma tre erano i regali, e nei vangeli non c'e' traccia dei loro nomi. Non trovarono Gesù in una grotta, ma in una CASA. (Matteo 2:11). La stella che li guidò non era mossa da  Dio, perche' aveva guidato gli astrologi alla casa dove abitava Gesù, e gli astrologi erano andati là con lo scopo di tornare indietro e riferire a Erode dov'era.(Erode voleva uccidere Gesù). Quindi.. l'immagine del presepe e' del tutto errato.






IN CONCLUSIONE....


CRISTO DISSE NEL VANGELO DI MATTEO:

"Rispondendo, egli disse loro: “E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio a causa della vostra tradizione?...E così avete reso la parola di Dio senza valore a causa della vostra tradizione.
..Ipocriti..Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è molto lontano da me.Invano continuano ad adorarmi, perché insegnano come dottrine comandi di uomini’”.





Se volete far felice Gesù: NON FESTEGGIATE IL NATALE





domenica 19 dicembre 2010

Il latte di mucca fa bene?





Negli ultimi decenni si assiste a un incalzare incessante delle intolleranze e delle allergie alimentari. Tra queste risulta primaria l’intolleranza alla caseina vaccina, cioè alle proteine contenute nel latte bovino e nei suoi derivati, mentre appare meno frequente l’intolleranza alla caseina del latte di pecora, di capra e di asina.



Intolleranza e allergia al latte
È più appropriato dire allergia alla caseina, perché la reazione del soggetto è relativa sopratutto alla proteina “caseina” contenuta nel latte e nei suoi derivati. Molto spesso gli allergici alle proteine del latte vaccino denotano reazioni avverse anche alle carni bovine.
Il latte è costituito da più elementi, tra i quali la caseina e il lattosio, detto anche lattoso, zucchero di latte, lattobiosio. La maggior parte delle intolleranze che insorgono, specie in età adulta, sono da attribuirsi al lattosio. Esso è formato da una molecola di glucosio e una di galattosio. Si trova nel latte in quantità variabili, dal 3 al 6% circa, secondo la specie animale di derivazione. L’azione lassativa, che esercita il lattosio in alcune persone, è causata dalla carente produzione dell’enzima lattasi.Tale deficit comporta la mancata scissione del lattosio. Per tale motivo il lattosio non è debitamente assorbito dall’organismo e di conseguenza si comporta come un purgante salino.
L’allergia alle proteine del latte vaccino (APLV) è una condizione patologica caratterizzata da una risposta allergica ad alcune proteine contenute nel latte vaccino (soprattutto caseina e b-lattoglobulina) e va tenuta distinta dall’intolleranza al latte vaccino, definita come idiosincrasia al lattosio (principale zucchero contenuto nel latte) per deficit di lattasi (enzima intestinale deputato alla sua digestione). L’APLV clinicamente si manifesta con sintomi cutanei, gastrointestinali, respiratori e può addirittura portare a manifestazioni di tipo anafilattico. (Giovanna Bettini, Neonatologia On-line).

Il latte vaccino fa bene?
Secondo Naboru Muramoto, autore del libro Il medico di se stessi (Feltrinelli), il latte di mucca non è «un alimento perfetto per l’uomo, i neonati e i bambini non dovrebbero mai essere nutriti con il latte vaccino». Da un articolo de La Repubblica (1 ottobre 1992, pag. 19) risulta:
Il latte di mucca fa male Allarme in USA:
provoca il diabete
Washington
Alla larga dal latte, fa male! Un gruppo di medici americani, in prima fila due famosi pediatri, Benjamin Spoke and Frank Oski, ha dichiarato guerra all’alimento prodotto dalle mucche. Secondo la loro teoria, il latte provocherebbe malattie anche molto serie come il diabete, e diversi tipi di allergie. E adesso è già polemica, feroce. Direttore del reparto pediatrico alla prestigiosa John Hopkins University di Baltimora, il professor Oski è categorico: «Non vedo proprio il motivo di bere latte di mucca, in nessuna fase della nostra vita. È roba fatta per le mucche, non per gli esseri umani. Dovremmo smettere completamente di berlo. Fin da oggi stesso».
Autore di una vera e propria bibbia sulla cura del bambino (40 milioni di copie vendute soltanto negli Stati Uniti) Oski, nelle sue requisitorie anti-latte, ha trovato come compagno di strada Benjamin Spoke, il padre della pediatria moderna, che ha insegnato a intere generazioni, non soltanto americane, come allevare i figli. Il testo Dietologia clinica, alimenti e malattie (Medi Edizioni, 1999) riferisce che per il 3%, su 1310 soggetti selezionati, il latte e derivati scatenavano emicranie. Lo stesso manuale consiglia la “dieta Mc Ewen” per le malattie cutanee, che al primo punto esclude gli alimenti a base di latte di mucca.
Reazioni allergiche, asma, problemi respiratori
«Le manifestazioni patologiche dovute a fattori alimentari costituiscono un problema sempre più rilevante nelle popolazioni dei paesi industrializzati. Peraltro, soprattutto nel bambino, i fattori che predispongono all’allergia alimentare, con sintomi respiratori e asma in primo luogo, sono numerosi, ma quelli identificati con maggiore sicurezza contemplano l’esposizione ad alimenti quali il latte vaccino, l’uovo e il pesce. […] Non sempre è evidente la correlazione temporale tra ingestione dell’alimento e bronco costrizione, perché nel bambino asmatico esiste certamente, ed è spesso fuorviante, l’interferenza di alcuni scatenanti aspecifici su un albero bronchiale iperattivo. Tuttavia, più spesso l’asma da allergia alimentare si associa a quello da pneumoallergeni» (L’Asma nel piatto di Arnaldo Cantani, Università “La Sapienza” Roma in “Natura e Benessere”, dicembre 2002.)
E ancora…
Robert Cohen nel suo libro Milk, A-Z [1999], spiega: «Ogni bicchiere di latte di mucca raddoppia la quantità dell’ormone IGF-1 nel corpo umano, sostanza che sostiene l’aumento di dimensioni del cancro».L’informazione ormonale del latte, quella della crescita veloce (utile al vitello che cresce fino a 300 Kg in pochi mesi) potrebbe avere a che fare con la crescita veloce di cellule come fibromi, sarcomi, cancri.
Uno studio pubblicato da Li [1994] dimostra che «l’ormone contenuto nei prodotti caseari IGF-1 produce un aumento di 10 volte della concentrazione di cellule cancerose umane». Outwater e Nicholson [1997] hanno presentato una rassegna bibliografica di tutti gli studi epidemiologici che «hanno indicato una correlazione positiva tra il consumo di latticini e il rischio di cancro alla mammella» (Latticini e cancro alla mammella: l’ipotesi da ormoni caseari IGF-1 e bGH, Medical Hypothesis, 1997). Stocks ha trovato una bassa incidenza di persone colpite da cancro alla mammella in soggetti che consumavano pochi latticini.
Salamini ha verificato un aumento del rischio al cancro alla mammella in relazione alla quantità di latticini consumata. Ulteriori studi hanno trovato un incremento dose-dipendente di rischio di cancro alla mammella tra donne che consumavano latte e derivati. Nell’adulto la fase di rapida crescita è terminata, ma gli ormoni di latte e derivati continuano a stimolare le ghiandole e le cellule ad una crescita anormale, portando ad uno squilibrio ormonale e ad un cattivo funzionamento dell’attività ghiandolare. L’esposizione di animali adulti a ormoni bovini della crescita porta ad alterazioni nella funzione dell’asse ipotalamicopituitario-gonadale [Bartke, 1994].
«Le donne sembrano risentire più degli uomini degli effetti accumulativi e ostruttivi dei prodotti del latte. Secondo la concezione naturale e sistemica, ciò è un’ovvia conseguenza: il latte dovrebbe uscire dalla donna e non entrare dentro di lei. Quando si inverte questo flusso naturale, il sistema dell’energia si blocca. Si ritiene che il consumo di latticini sia strettamente collegato a diversi disturbi dell’apparato riproduttivo femminile compresi i tumori, le cisti ovariche, le infezioni e le perdite vaginali. Una dieta senza latticini ha risolto anche numerosi casi di sterilità, un fenomeno del tutto conseguente se si considera che molto spesso la sterilità è dovuta a un’ostruzione da muco delle tube di Falloppio. Eliminando il muco provocato dai latticini, aumentano anche le probabilità di concepimento» (Annemarie Colbin, Cibo e Guarigione, Macro Edizioni 1995).
Perché aumentano le allergie e le intolleranze ai latticini? Un’ipotesi…
Negli ultimi decenni queste reazioni sono divenute via via più frequenti. Molte sono state le variazioni che si sono verificate nell’ambito delle abitudini alimentari nel mondo occidentale. Uno dei cambiamenti che assume maggiore importanza è rappresentato dalla minore incidenza della frequenza dell’allattamento al seno materno: sostituire il latte materno con altro latte di origine animale o vegetale può creare le premesse per una sensibilizzazione nei confronti di antigeni alimentari, perché nei primi mesi di vita l’apparato gastroenterico del neonato non ha ancora raggiunto la sua piena maturità funzionale (Dott.ssa G. Rapacioli e Dott. Taccagni Aggiornamento di medicina integrata, Omeopiacenza, 1 settembre 2001).
Il latte animale può essere sostituito?
«Nessun tipo di latte, vegetale o animale, è nutrizionalmente indispensabile all’uomo, ad eccezione del latte materno per il lattante. I nutrienti presenti nel latte vaccino (calcio) possono essere ottenuti in quantità adeguate da altri cibi: latte vegetale addizionato di calcio, cibi come tofu, verdura, legumi, frutta secca. Dovrebbe consolidarsi quindi il concetto che il latte è un alimento non essenziale dopo lo svezzamento al seno materno. […] Tutti i tipi di latte vegetale possono essere utilizzati come alternativa al latte vaccino sia per una colazione tradizionale, sia per la preparazione di piatti salati e dolci. […] L’utilizzo di prodotti addizionati con calcio, vitamina D e vitamina B12 può risultare utile in caso sia ipotizzabile un limitato apporto con la dieta di questi nutrienti. I vari tipi di latte vegetale sono ormai facilmente reperibili anche nei supermercati, ma è consigliabile acquistarli solo quando vi sia la garanzia della provenienza biologica. […] È preferibile scegliere le marche con minor contenuto di sale (sodio). […] I vari tipi di latte vegetale sono privi di colesterolo, lattosio e caseina. Costituiscono quindi una valida alternativa al latte vaccino anche per chi, non vegetariano, ha problemi di intolleranza al lattosio, allergia alla caseina, allergie varie, infezioni respiratorie frequenti, e abbia fattori di rischio di arteriosclerosi» (Dott.ssa Luciana Baroni – www.scienzavegetariana.it).
Come sostituiamo il latte vaccino? Ecco bevande vegetali alternative al latte animale!

Oltre a poter preparare in casa il latte di riso, di mandorla o quello d’avena, oggi sono disponibili nei negozi di alimentazione naturale vari tipi di latte vegetale con la garanzia del biologico e, nel caso del latte di soia, con la garanzia di non essere geneticamente manipolato.
C’è una vasta gamma di latte di riso fresco con data di scadenza, di latte vegetale di riso e di soia biologici a lunga conservazione. Avere la garanzia di alimentarsi con latte vegetale biologico, non manipolato geneticamente cambia di molto le cose. Per le persone con disturbi di allergie o intolleranze agli alimenti è fondamentale!

Articolo estratto dal Consapevole n°15.

venerdì 17 dicembre 2010

Italiani impasticcati: 945 su 1000 prende un farmaco al giorno

Un farmaco al giorno avvicina il medico di turno, si potrebbe parafrasare. Leggendo gli ultimi dati presentati dall'Osservatorio Nazionale sull'impiego dei medicinali si scopre che ogni giorno gli italiani prendono "una dose" di farmaco.



di Mirco Misoni
I farmaci sono in ogni casa italiana dentro un armadietto (o in uno "sportello"), di solito unicamente dedicato ad essi, come in un tempietto. Là dentro, per la maggioranza delle persone, c'è la "salute", contravvendendo al saggio Ippocrate che consigliava il cibo come migliore cura lasciando al farmacista i suoi "veleni" (farmaco in greco significa veleno). Ma si sa che il liceo classico non è mai servito a niente. Quasi in ogni borsa c'è qualche farmaco pronto da essere usato per un banale mal di testa o offerto con generosità per un bruciore di stomaco. L'amore degli italiani per i farmaci sembra non avere limiti e cresce sia da parte di chi lo prende, di chi lo prescrive e di chi se lo autoprescrive (come succede per i farmaci "da banco"). Succede così che per dei farmaci fondamentali (come gli antibiotici) questo entusiasmo stia consumando l'efficacia dei loro principi attivi sino a farli diventare progressivamente inefficaci (vedi la campagna AIFA "Difendi la tua Difesa" su antibioticoresponsabile.it). Ora, secondo i nuovi dati del rapporto Osmed (Osservatorio Nazionale sull'impiego dei medicinalihttp://tinyurl.com/36e4tzh) dell'ISS (Istituto Superiore di Sanità) viene fuori che su 1000 abitanti 954 prendono un farmaco al giorno (di solito farmaci per l'apparato cardiovascolare o gastrointestinale) che rappresenta ben il 20% in più di 5 anni fa. Quindi quasi tutti gli italiani sono malati (e cronici per di più), una bella speranza per la nazione e per il progresso del Paese. Un dato raccapricciante per molti (ma ovviamente normalissimo e benedetto per ogni casa farmaceutica) che vede un aumento di ricette, confezioni e dosi tutti sopra un più 3%, mentre la spesa farmaceutica (su cui non incombe mai la crisi) aumenta dello 0,8% rispetto allo scorso anno. Quindi non c'è da stupirsi se da dieci anni a questa parte "la gente" sembra essere "diversa" da quella di prima, forse c'entra anche il fatto che assume ogni giorno dei farmaci (e dei farmaci per contrastare gli effetti collaterali dei farmaci) i quali, spesso, hanno anche ripercussioni sull'umore e sul comportamento.



 

mercoledì 15 dicembre 2010

Il nome di Dio nelle chiese.. Verità scomoda per alcune religioni

Alcune religioni, cominciando da quella cattolica, non usano il nome di Dio, né nelle Sacre Scritture né nell'adorazione, perchè secondo questi capi religiosi il nome di Dio non va usato, o semplicemente non si conosce la pronuncia esatta e quindi meglio toglierlo dalla Bibbia. Il primo motivo viene dalla tradizione della religione ebraica che applica il comandamento "non nominare il nome di Dio invano", in senso assoluto, e quindi meglio non sbagliarsi, e così lo fanno scomparire dal loro insegnamento e il Nome divino diventa proibito! Il secondo motivo è questo: in ambito cattolico, con la motivazione di riaffermare la disciplina sia ebraica che delle prime comunità cristiane secondo la quale «Non si deve pronunciare il nome di Dio sotto la forma del tetragramma YHVH nelle celebrazioni liturgiche, nei canti, nelle preghiere», e anche nelle traduzioni della bibbia il nome di Dio deve essere reso con Adonai, Kyrios, Signore ecc" (http://it.wikipedia.org/wiki/Tetragramma_biblico)


Eppure nelle Bibbie di molte religioni cristiane il nome di Dio c'era, o con la forma Yahweh, o con la forma Jehowah, o era indicato il Tetragramma. Insomma, gli scritti originali adempivano ciò che Gesù con la preghiera modello voleva esortare "Sia santificato il tuo NOME". Non solo nelle Bibbie, ma anche in alcuni luoghi di culto è presente il nome di Dio in varie forme.  Ci sono prove riguardo a questo? Certo!

Ecco le immagini di alcune chiese e monumenti dove si legge il nome di Dio :

Altare del Duomo di Fossano (CUNEO)
(JEHOVA, YAHWEH)



cattedrale di berna (MUNSTER)
(JEHOVA)



chiesa dei cappuccini di albino
(JEHOVA)



chiesa di kirke in Norvegia
(IEHOVA)



Chiesa di Saint-Germain a Parigi
(TETRAGRAMMA)



chiesa di san lorenzo (parma)
(JEOVA, TETRAGRAMMA)



chiesa di st. martinskirche - olten SVIZZERA
(JEHOVAH)




chiesa di vezzo
(JEOVA)




chiesa evangelica saint moritz (svizzera)
(JEHOVA)



chiesa riformata canton grigioni (svizzera)
(IEHOVA)








denominato dei Canonici - Duomo di Firenze
(TETRAGRAMMA)



fossano (cuneo)
(JEHOVA)




Holmens Kirke, Copenaghen (Danimarca)
(TETRAGRAMMA)




Montelapiano, Chieti Chiesa di San Michele
(IEHOVA)



chiesa ospedale pdsacco
(JEHOVA)



Rundetaarn  Torre Rotonda
(TETRAGRAMMA)



Tetragramma in un affresco di una chiesa di Venezia




(al centro)tetragramma nome di Dio - Basilica di S. Marco (VENEZIA)




tetragramma nome di Dio - Chiesa di S.Moisè (Venezia)




tetragramma nome di Dio - Duomo di Siena




tetragramma nome di Dio- Duomo nuovo di Brescia




tetragramma nome di Dio- oratorio dei filippini (Roma)



tetragramma nome di Dio su una chiesa a Parma





JEHOVAH nella Chiesa Cattolica Saint-Fiacre Dison in Belgio



















Come si può notare, molte scritte del nome di Dio sono messe in bella mostra per dimostrare  il fatto che il nome di Dio è importante e va usato, sia nella Bibbia, sia nell'adorazione di ogni cristiano. Chi non riconosce questo vuol dire che... a voi le conclusioni.

PS: Queste foto che ho messo nel post dimostrano solo dove si trova il nome di Dio nelle chiese (e su altri oggetti). Il resto dei simboli (molti pagani o massonici), non c'entrano nulla con il nome di Dio. D'altronde è provato dalla storia e dalle Scritture che e' stato usato insieme a cose che non sono gradite a Dio (1 Giovanni 5:21) Sacro e profano....