mercoledì 8 dicembre 2010

La verità su PEARL HARBOR: tragedia annunciata?



A volte una tragedia può cambiare i destini del mondo e le vittime ignare diventano pedine di un gioco crudele e misterioso, nel quale potere, denaro e ambizione non rispettano le regole ma le fanno
© Roberto La Paglia



Due tragedie, una sola ragione.

La tragedia delle Torri Gemelle è stata spesso paragonata, almeno per quanto riguarda l’elemento sorpresa e rapidità, a quella della base navale di Pearl Harbor, attaccata dai giapponesi il 7 Dicembre del 1941, con gli effetti disastrosi che tutti conosciamo.
In realtà questo non è il solo elemento di comparazione tra i due sciagurati eventi, esiste infatti un comune sospetto riguardo alla vera responsabilità. Se per l’attentato di New York i tempi non sono ancora maturi al fine di redigere con dovizia di particolari e ampia documentazione una teoria che metta in evidenza elementi assimilabili ad una strategia di complotto, lo stesso non si può affermare per i fatti di Pearl Harbor, e non si è molto lontani dalla verità affermando che l’attacco e le numerose perdite potevano benissimo essere evitati.
Forse molti si stupiranno leggendo questa affermazione, alcuni grideranno ancora una volta al complotto e invocheranno la fantasia di menti distorte che amano vedere cospirazioni gratuite; in realtà ciò che riporteremo è molto più di questo e lo stupore più grande è pensare che tutto poteva essere evitato meno che la ragione di stato, verso la quale tutto è sacrificabile.


Virtual war.

Una guerra non è mai l’ultima decisione presa dopo aver vagliato tutte le alternative e dopo aver battuto tutte le strade per salvaguardare inutili distruzioni e perdite di vite umane; una guerra è quasi sempre il prodotto dell’incontro di due fattori: la ragione di Stato e l’interesse privato. Un tempo si lottava per gli ideali, per espandere i regni e migliorare la vita dei propri sudditi, si combatteva contro la tirannia, ma con il tempo gli ideali hanno ceduto il posto ai ciechi ragionamenti di potere e i grandi regnanti si sono trasformati in immagini pubbliche di altri uomini, con altri interessi, con enormi capitali e sempre nascosti nell’ombra.
La guerra è diventata un gioco virtuale, nel quale si studiano profili, interessi e possibilità di futuri arricchimenti; un gioco che si prepara con grande anticipo e che quando rivela la sua tragica potenzialità viene sempre mascherato come un atto dovuto.
Questo accade in questi ultimi anni; un avvenimento catastrofico determina una presa di posizione dura, ma in realtà era stato tutto già predisposto e l’avvenimento non era altro che l’ultima mossa del tragico gioco virtuale.
Questo accade oggi e questo accadde a Pearl Harbor, un gioco tragico del quale è possibile intravedere le varie pedine esaminando i seguenti avvenimenti:




- 1940: Franklin Delano Roosevelt, ordinò alla flotta militare del pacifico di recarsi a Pearl Harbor. l'Ammiraglio Richardson, che si opponeva, venne destituito.

- 7 ottobre 1940: L'analista della Marina, Mc Collum, scrisse un "Memorandum" 118 punti sul come obbligare il Giappone ad entrare in guerra contro gli Stati Uniti. Roosevelt li attuò tutti.

- Dicembre 1940: Il Navy Group OP-20-G ella Marina americana, NSA, decodificò codice segreto giapponese JN-25B, col quale venne trasmesso il piano di attacco Pearl Harbor. I messaggi, decodificati nei 3 mesi precedenti, furono 26.581.

- 3 giugno 1941: Il giorno dopo l'invasione nazista dell'Unione Sovietica, il consigliere Harold lckes scrisse a Roosevelt: "Da un embargo di petrolio al Giappone, si potrebbe creare una situazione in cui sarebbe facile entrare in guerra in modo efficace. Se fossimo indirettamente costretti a farlo, noi eviteremmo critiche di essere entrati in guerra come alleati della Russia comunista"!

- 25 luglio 1941: Roosevelt congela i conti bancari giapponesi negli Stati Uniti e blocca le forniture di petrolio.

- 14 agosto 1941: Alla Conferenza atlantica, Churchill notò il "profondo, incredibile e intenso desiderio di Roosevelt di entrare in guerra".

- 10 agosto 1941: lì più grande agente segreto britannico, Dusko Popov, col nome in codice di "Tricycle", comunicò all'FBI che era stato pianificato un attacco a Pearl Harbor, e che questo sarebbe avvenuto entro breve tempo.

- Ottobre 1941: La più grande spia sovietica della storia, Richard Sorge, informò il Cremlino che Pearl Harbor sarebbe stata attaccata entro 60 giorni,e la notizia fu trasmessa a Washington.

- 13 novembre 1941: L'ambasciatore tedesco in USA, Dr. Thomsen, un anti-nazista, informò gli USA che Pearl Harbor sarebbe stata attaccata.


Tutti sapevano dell’imminente attacco, tutti tranne gli uomini di Pearl Harbor, loro non dovevano sapere, erano destinati ad essere le ignare vittime di un sacrificio che avrebbe portato grande onore alla nazione americana, che avrebbe scolpito nella storia il suo ruolo di “salvatrice” e avrebbe portato molti profitti nelle tasche dei giocatori.


Fatti, coincidenze, oscure verità.

Franklin Delano Roosevelt aveva bisogno di una guerra, aveva bisogna di distogliere l’attenzione da una economia ormai stagnante, voleva fermare Hitler e doveva tenere le redini di troppi interessi economici; di contro gli americani non avevano alcuna voglia di imbarcarsi in un conflitto, preferivano osservare e attendere. Quale è la migliore tattica per convincere l’opinione pubblica della necessità di una guerra e, soprattutto, per coinvolgerla completamente nel conflitto? Si tratta di un semplice trucco e neanche tanto moderno, visto che anticamente è stato usato con una frequenza impressionante, soprattutto durante l’Impero Romano: basta dare all’opinione pubblica un nemico da combattere, un nemico che sia feroce, pericoloso e che metta in discussione il privato di ogni cittadino; non è importante che questo nemico esista o meno, se non esiste basta semplicemente crearlo!
Roosevelt violò la neutralità col Patto Lend-Lease, ordinò l'affondamento di diverse navi tedesche nell'Atlantico, ma Hitler rifiutava ostinatamente ogni provocazione; l’occasione arrivò comunque  e venne creata dall'adesione del Giappone al Patto Tripartito con l'Italia e la Germania, nel quale i tre paesi promettevano ognuno la mutua difesa l'un l'altro. Se Hitler non avesse mai dichiarato guerra agli Stati Uniti nonostante le provocazioni, il modo per portare il Giappone a farlo era facilmente raggiungibile.
Il primo passo fu l'embargo del petrolio e dell'acciaio, usando come motivazione le guerre giapponesi nel continente asiatico. Ciò costrinse i giapponesi a considerare la conquista delle regioni dell'Indonesia ricche di petrolio e minerali. Con le potenze europee sfinite militarmente dalla guerra in Europa, gli Stati Uniti erano l'unica potenza nel Pacifico in grado di fermare il Giappone dall'invadere le Indie Orientali olandesi, e, spostando la flotta del Pacifico da San Diego a Pearl Harbour, nelle Hawaii, Roosevelt fece diventare quella flotta il primo passo obbligatorio di un attacco preventivo di ogni piano giapponese per estendere l'impero alla "area delle risorse meridionali".
Roosevelt mise in scacco il Giappone come Crasso aveva messo completamente in scacco Spartaco. Il Giappone aveva bisogno di petrolio. Doveva invadere l'Indonesia per prenderlo, e per fare ciò dovevano prima eliminare la minaccia della flotta americana a Pearl Harbour. Non avevano realmente nessuna altra scelta.
Per infuriare il più possibile il popolo americano Roosevelt aveva bisogno che il primo attacco aperto giapponese fosse il più sanguinoso possibile, sembrando altrettanto furtivo di quello giapponese contro la Russia. Da quel momento fino all'attacco stesso a Pearl Harbour Roosevelt ed i suoi accoliti fecero in modo da essere sicuri che i comandanti alle Hawaii, il generale Short e l'ammiraglio Kimmel, fossero tenuti all'oscuro il più possibile sulla posizione della flotta giapponese e sulle sue intenzioni, ed in seguito li fecero diventare dei capri espiatori. (Il Congresso ha recentemente discolpato Short e Kimmel, riabilitandoli postumi nei loro precedenti ranghi).
Ma, come l'esercito aveva concluso al tempo, ed documenti in seguito declassificati confermarono, Washington D.C. sapeva che l'attacco era imminente, sapeva esattamente dove era la flotta giapponese e dove era diretta.
Il 29 novembre, il Segretario di Stato Hull mostrò al giornalista della United Press Joe Leib un messaggio con l'ora ed il luogo dell'attacco, ed il New York times nello speciale Pearl Harbour dell'edizione del 12/8/41, a pagina 13, riportava che l'ora ed il luogo dell'attacco erano noti in anticipo!
La pretesa, più volte ripetuta, che la flotta giapponese manteneva il silenzio radio mentre si dirigeva verso le Hawaii era una bugia. Tra altre intercettazioni ancora contenute negli archivi della N.S.A. vi è il messaggio DECODIFICATO inviato dalla nave rifornimento giapponese Shirya che dice "procediamo alla posizione verso 30.00 N, 154.20 E. Pensiamo di essere sul posto il 3 dicembre".
Forse la storia andrebbe riscritta, forse molti errori coperti dal segreto dovrebbe essere resi pubblici per evitarne altri ancora più disastrosi, ma più di tutto e sopra ogni cosa, forse dovremmo avere tutti il coraggio di pensare che denaro, potere e fama non sono il futuro del mondo ma soltanto la via più facile per abbreviarne la durata!

FONTI:
http://freebooter.da.ru/

Wikipedia

Fdrs.com

1 commento:

  1. Solite americanate... E la gente ci crede!

    RispondiElimina