domenica 30 gennaio 2011

Distinguere le nuvole vere dalle nuvole finte (chimiche)

Ecco un video per distinguere le classiche nuvole naturali, dalle nuvole prodotte dopo il passaggio di aerei non identificabili nei nostri cieli. Questo e' un modo per far ricordare alle nuove generazioni che le molte nuvole che vedete oggi, non sono quelle che c'erano una volta. Un giorno il cielo ritornerà azzurro come prima, con nuvole naturali come dal "principio della creazione"...




giovedì 27 gennaio 2011

L'ORIGINE PAGANA DELL'UFFIZIO PAPALE

      Di Paul Wayne

NIMROD, re e fondatore di Babilonia, ne era anche leader religioso.
Era un re-sacerdote , e da lui discende tutta una linea di re-sacerdoti che sono a capo dell’occulta religione misterica babilonese, fino ai nostri giorni.

Quando Roma conquistò il mondo, la religione babilonese si miscelò a quella romana.
Essa includeva l’idea di un SOMMO PONTEFICE ( Pontifex Maximus ) , uffizio iniziato e tenuto dai Cesari nel 63 A.C. Fu Cesare Augusto ad avere il titolo di Pontefice Massimo.

Ma che significava Pontifex Maximus?
La parola Pontefice viene da pons- ponte e fàcere -fare . Colui che fa il ponte.
I sacerdoti-re imperatori dei giorni pagani erano ritenuti coloro che facevano e sorvegliavano i ponti di Roma. Ognuno di loro era Sommo Sacerdote ed aveva la pretesa di essere il ponte o la connessione tra la vita mortale e quella ultraterrena.
Nel Culto di Mitra, il Sommo Sacerdote era anche chiamato PATER PATRUM, padre dei Padri, appellativo passato poi al Papa.

Gli imperatori romani, Costantino incluso, continuarono a portare quel titolo, fino a quando, nel 376 , Graziano, per ragioni Cristiane, lo rifiutò. Egli ne riconobbe l’idolatria e blasfemia. Ma all’epoca, comunque, il vescovo di Roma era già assorto al potere politico ed al prestigio.
Di conseguenza, nel 378, Damaso, , vescovo di Roma, venne eletto Pontefice massimo- l’alto sacerdote dei misteri. E siccome Roma era considerata la città più importante del mondo,alcuni Cristiani iniziarono a guardare al suo vescovo come al “Vescovo dei vescovi “, capo della chiesa, e da allora in poi la cosa si è protratta fino ai giorni nostri.

Ma, come poteva, un uomo, essere allo stesso tempo, capo della chiesa e Pontefice Massimo, sommo sacerdote dei misteri pagani?
Per coprire questa discrepanza, coloro che governavano la chiesa, cercarono delle somiglianze tra le due religioni, dei punti di possibile fusione, alla ricerca di potere politico, non certo di verità.

Una stupefacente occasione venne dal fatto che presso i Caldei, il Supremo Pontefice, portava il titolo di PIETRO ( interprete, colui che interpreta i misteri -Parkhurst , Hebrew Lexicon, pag. 602 )
Ecco dunque una splendida opportunità per “ cristianizzare “ l’uffizio pagano di Pontifex Maximum , associando il Pietro interprete dei misteri con il Pietro apostolo.
Per sopravanzare alcuni problemi, occorreva però insegnare che Pietro fosse venuto a Roma, e quindi venne creata la favola di Pietro apostolo quale primo vescovo di Roma, che funzionò, con i primi cristiani, ciechi all’apostasia,e poi del Papa, rappresentante di Pietro per i Cristiani, Sommo Sacerdote dei misteri ,per i pagani.

Dal momento che l’apostolo Pietro era conosciuto come SIMON Pietro, è interessante notare che Roma non ebbe soltanto un Pietro, un interprete dei misteri, ma ebbe pure un leader religioso di nome Simon che venne lì nel primo secolo ! Questo Simon Pietro, conosciuto da chi legge e studia la Bibbia some Simon Mago ( Atti 8 : 9 ) si dice esser stato a Roma per dare il via ad un cristianesimo contraffatto! Dal momento che una simile cose vi suonerà certamente bizzarra, voglio assicurarvi che non si tratta di una personale supposizione, citando direttamente da The Catholic Encyclopedia , vol. 7 , pag 699 “ Impostori “

“ Giustino Martire ed altri scrittori dei primi tempi ci informano che dopo che venne a Roma, fece lì miracoli attraverso potenze di demoni e ricevette onori divini sia in Roma che nel suo paese.. Sebbene molte stravaganti leggende siano state poi associate al nome di questo Simon … sembra tuttavia probabile che vi sia un qualche fondamento nel racconto di Giustino, poi accettato da Eusebio. Il Simon Mago storico ha SENZA ALCUN DUBBIO fondato una qualche religione ,contraffazione del Cristianesimo, nella quale pretendeva di giocare un ruolo ANALOGO A QUELLO DI CRISTO “

Mentre si può supporre che Simon Pietro abbia preteso di essere un vicario di Cristo e si sa che il Papa reclama la medesima cosa, non si legge da nessuna parte che una tale pretesa sia stata fatta da Pietro Apostolo !

Un’altra mescolanza si trova nelle CHIAVI di Pietro.
Per mille anni i romani antichi avevano creduto alle chiavi mistiche del pagano dio Giano e della dea Cibele. Nel Culto di Mitra , il dio sole aveva due chiavi. Quando l’imperatore pretese di essere il successore degli dei, e Supremo Pontefice dei misteri, le chiavi divennero il simbolo della sua autorità,e quando nel 378, il vescovo di Roma divenne Pontifex Maximus, divenne anche, automaticamente, possessore delle mistiche chiavi. Ciò gli portava riconoscimento di potere da parte dei pagani e gli permetteva di mescolare Pietro a tutta la storia, appoggiandosi su quanto Cristo aveva detto a Pietro ( Matteo 16:19 ) “ Io ti darò le chiavi del regno dei Cieli “….. in questa affermazione si parla però di un regno celeste,le cui chiavi sono rappresentazioni del messaggio del Vangelo, attraverso il quale si entra nel regno di Dio , non di un regno terreno.
Siccome molti non lo capivano- e non lo hanno ancora capito- fu facile dipingere Pietro apostolo come l custode del Paradiso,lì a decidere chi debba o non debba entrarci.

Non fu che nel 431, comunque, che il Papa pretese pubblicamente che le chiavi in suo possesso fossero le chiavi dell’autorità datagli dall’apostolo Pietro. Ciò accadde 50 anni dopo che il Papa era diventato Pontifex Maximus, possessore delle chiavi.

fonte

http://iltronodipietro.blogspot.com/2010/08/lorigine-pagana-delluffizio-papale.html

martedì 25 gennaio 2011

Aspartame cancerogeno

Il secondo studio sull'aspartame della Fondazione Europea Ramazzini conferma la cancerogenicità dell'aspartame





I risultati saranno presentati il 23 aprile a New York, al Mount Sinai Medical School.

L'aspartame è un dolcificante artificiale consumato nel mondo da oltre 200 milioni di persone. E' utilizzato in oltre 6.000 prodotti, fra i quali bevande light, gomme da masticare, dolciumi, caramelle, yogurt, farmaci, in particolare sciroppi e antibiotici per bambini.

Nel 2005, la Fondazione Europea Ramazzini ha pubblicato importanti dati sperimentali che dimostravano la cancerogenicità dell'aspartame. Venne dimostrato sperimentalmente per la prima volta che l'aspartame è un agente cancerogeno in grado di indurre vari tipi di tumori maligni, anche a dosi tutt'oggi ammesse per l'alimentazione umana.

Fin dal momento della percezione della cancerogencità dell'aspartame, la FER avviò un secondo studio, somministrando aspartame a basse dosi nel cibo ai ratti a partire della vita fetale.

In anteprima mondiale un servizio del TG2 ha anticipato che la Fondazione Europea Ramazzini presenterà i risultati del secondo studio nei prossimi giorni a New York, al Mount Sinai Medical School of Medicine, dove il Direttore Scientifico

Dottor Soffritti riceverà il Premio Selikoff per i suoi studi sull'aspartame. Il servizio del TG2 può essere visualizzato sul sito:http://www.raiclicktv.it/raiclickpc/secure/list_content_tg.srv?id=1986#





domenica 23 gennaio 2011

Made in Italy o Made in Cina? Attenzione!




IL 90% DEI CAPI CHE PORTANO L’INDICAZIONE MADE IN ITALY VIENE REALIZZATO AL DI FUORI DEL RISPETTO DELLE PIU’ ELEMENTARI NORME DI LEGGE, MA SOPRATUTTO VIENE CONFEZIONATO QUASI ESCLUSIVAMENTE DA AZIENDE DI PROPRIETA’ DI IMPRENDITORI CINESI, O ANCHE ITALIANI CHE UTILIZZANO MANODOPERA CINESE IRREGOLARE CHE CON LA TRADIZIONE SARTORIALE ITALIANA NON HA NULLA A CHE FARE.
IL CONSUMATORE PUO’ CREDERE CHE QUESTA SITUAZIONE RIGUARDI SOLO I CAPI DI LIVELLO MEDIO, MA QUESTA IDEA E’ SBAGLIATA! SONO SOPRATUTTO LE GRANDI MARCHE, QUELLE CAPACI DI VENDERE UN GIUBOTTO DA UOMO A 600 EURO PER IL CLIENTE, A PRODURRE I LORO CAPI SOTTOCOSTO, SFRUTTANDO DEI POVERI IMMIGRATI CHE NON HANNO ALTERNATIVA E CREANDO DISOCCUPAZIONE E COSTI PER LA COLLETTIVITA’ (CASSA INTEGRAZIONE, MOBILITA’ ETC..) TRA I CITTADINI REGOLARI.
IN ITALIA UNA AZIENDA FAMILIARE CHE PRODUCE ABBIGLIAMENTO, CHE TIENE IL PERSONALE REGOLARMENTE ASSUNTO, CHE PAGA TUTTI I CONTRIBUTI E LE TASSE HA UN COSTO MINIMO DI 34 CENTESIMI DI EURO AL MINUTO. AGGIUNGIAMO CHE LA PRODUZIONE AVVIENE PER 3 MESI E MEZZO OGNI SEI, E’ FACILE CALCOLARE CHE UNA AZIENDA ITALIANA IN REGOLA DEVE CALCOLARE UN COSTO DI 41/42 CENTESIMI AL MINUTO NEL MOMENTO IN CUI FA IL PREZZO DI UN CAPO DA PRODURRE.
LE GRANDI MARCHE ITALIANE, PARLIAMO DELLE FIRME CHE VENDONO IN VIA MONTENAPOLEONE A MILANO, PIUTTOSTO CHE VIA CONDOTTI A ROMA, O LA 5TH AVENUE A NEW YORK, NON SONO DISPOSTE NESSUNA A PAGARE PIU’ DI 27 (!!!!!!) CENTESIMI AL MINUTO, E QUALCUNA ARRIVA ANCHE A 24 CENTESIMI AL MINUTO.
QUINDI E’ PACIFICO CHE IL COSTO AL MINUTO DI UNA AZIENDA CHE SIA IN REGOLA DEVE ESSERE DI 42 CENTESIMI AL MINUTO.
PER AIUTARE IL CONSUMATORE AL QUALE QUESTI NUMERI POSSONO DIRE POCO, PROVIAMO AD ANDARE OLTRE.
UN PANTALONE PER ESSERE REALIZZATO DAL TAGLIO FINO AL CONFEZIONAMENTO, IN BASE ALLA DIFFICOLTA’, IN MEDIA OSCILLA TRA I 60 MINUTI (SENZA TASCHE O UNA SOLA TASCA, E POCHE O NESSUNA IMPUNTURA ESTERNA VENDUTO AL CLIENTE A 120 EURO) ED I 100 MINUTI (2 TASCHE A FILETTO DIETRO, DUE TASCHE AI FIANCHI DAVANTI ED UN TASCHINO, IL TUTTO CON IMPUNTURE AI FIANCHI E ALLA VITA VENDUTO AL CLIENTE DAI 200 EURO IN SU).
ADESSO, OGNUNO DI NOI HA LA POSSIBILITA’ DI CALCOLARE CHE PER PRODURRE UN PANTALONE, IN MEDIA OCCORREREBBE (MA NESSUNA FIRMA LO PAGA COSI’) UN PREZZO DAI 25 EURO (PER ESSERE VENDUTO A 120 EURO) AI 42 EURO (PER ESSERE VENDUTO SUI 250 EURO).
EBBENE, LE PIU’ GRANDI FIRME ITALIANE NON PAGANO PIU’ DI 27 CENTESIMI DI EURO, OVVERO GLI STESSI PANTALONI, VENDUTI A 120 EURO O A 250 EURO, LI PAGANO AL MASSIMO RISPETTIVAMENTE 16 EURO O 27 EURO.
INVECE LE FIRME FAMOSE, MA CHE NON SONO TRA LE PIU’ GRANDI AL MONDO, LO STESSO PANTALONE DA 120 EURO AL PUBBLICO, NON LO PAGANO PIU’ DI 9 EURO ALL’ AZIENDA CHE LI REALIZZA.
UN ESEMPIO SEMPLICE CHE HO VISTO IN QUESTI GIORNI:
C’E’ UNA AZIENDA CHE STA INVESTENDO TANTISSIMO IN PUBBLICITA’, PARLIAMO DI DIVERSI MILIONI DI EURO SU TUTTI I MEDIA. HO VISTO UN LORO GIUBOTTO IN VENDITA A 690 EURO. QUESTO GIUBOTTO ERA STATO CONFEZIONATO AD UN PREZZO DI 35 EURO CON UN RICARICO DI BEN 20 VOLTE!!!!!!!
QUANDO L’HO VISTO IN VETRINA SONO QUASI CADUTO A TERRA. QUESTI SIGNORI DELLA MODA SONO PROPRIO SENZA VERGOGNA A SFRUTTARE L’INGENUITA’ DELLA GENTE CHE LEGGENDO MADE IN ITALY CREDE CHE SI TRATTI DI UN CAPO PER IL QUALE SONO STATE SOSTENUTE GIUSTE SPESE E PER IL QUALE HANNO LAVORATO MANI ITALIANI… DEDUZIONI FALSE TUTTE E DUE!!
ORA PROVATE A CHIEDERVI COME E’ POSSIBILE CHE LE GRANDI CASE DI MODA RIESCANO A PRODURRE A COSTI COSI’ BASSI!!
 
LA TECNOLOGIA? LA BRAVURA? LA SCARSA QUALITA’?
NO, NO E NO!!!
CI RIESCONO SOLO SFRUTTANDO MANODOPERA NONQUALIFICATA, CHE LAVORA FUORI DA OGNI REGOLA CONTRATTUALE E PAGANDO CARO SOLO I TECNICI ESPERTI ITALIANI CHE SEGUONO LA PRODUZIONE E LE CONTINUERIPARAZIONI CHE DEVONO FARE SUI CAPI CHE NON SONO REALIZZATI DA MANI ESPERTE.


FATE UNA PROVA SE AVETE LA POSSIBILITA’ DI AVERE AMICI DIRETTORI DI PRODUZIONE DI GRANDI FIRME DI ABBIGLIAMENTO:  DOMANDATE LORO QUANTO PAGANO AL MINUTO IL ”MADE IN ITALY”. VI DIRANNO QUASI TUTTI 0,27 EURO E QUALCUNO VI DIRA’ 0,24 EURO.
E QUANDO GLI CHIEDERETE COME FANNO, VI DIRANNO <>,
MA NON VI DIRA’ MAI CHE UN LABORATORIO IN REGOLA CHE COSTA POCO NON ESISTE!!!!
SE STATE PENSANDO DI DENUNCIARLI, LASCIATE PERDERE!!!!
NATURALMENTE AI LORO LABORATORI FUORILEGGE FANNO FIRMARE CONTRATTI CHE IN CASO IL PROBLEMA VENGA A GALLA, HANNO CLAUSOLE CAPACI DI DIMOSTRARE CHE LORO NON NE SAPEVANO NULLA E CHE PER LORO IL FORNITORE E’ IN REGOLA.
INOLTRE SPESSO, PRENDONO PURE LA CERTIFICAZIONE SOCIALE, COSI’ EVENTUALI PROBLEMI DI ILLEGALITA’ DEI LORO FORNITORI, VIENE TUTTA ADDEBITATA AGLI ALTRI, E MAI AL TITOLARE DEL MARCHIO DI MODA.
ADDIRITTURA SPESSO E’ INCREDIBILE LEGGERE LE FANDONIE CHE I FAMOSI TITOLARI DI QUESTE AZIENDE RILASCIANO ALLA STAMPA NAZIONALE, SUL FATTO CHE LORO <>, MA NON SPIEGANO COME E DOVE, OPPURE DICONO  <>, MA NON SPIEGANO CHE PARLANO COSI’ SOLO IN FORZA DI CONTRATTI CHE ”GLI COPRONO LE SPALLE” MENTRE MOLTE AZIENDE CHIUDONO E LICENZIANO OPERAI ITALIANI A DISCAPITO DEI LORO NUOVI FORNITORI ASSOLUTAMENTE FUORI REGOLA.
SAPPIATE CHE QUANDO TROVATE SCRITTO ”MADE IN ITALY” SU UN CAPO CHE INDOSSATE, QUASI CERTAMENTE E’ STATO PRODOTTO IN CONDIZIONI PIETOSE, PRESSO LABORATORI NEI QUALI I LAVORATORI SONO SFRUTTATI, IN CONDIZIONI DI IGIENE PESSIME ED A PREZZI SOTTOCOSTO, E VOI STATE REGALANDO MOLTI DEI VOSTRI EURO A QUESTE AZIENDE.




martedì 18 gennaio 2011

Le vitamine sono più efficaci se assimilate in maniera naturale

VitamineLe vitamine 'funzionano meglio' se prese direttamente dai cibi piuttosto che in pillole perché lavorano 'in sinergia' con gli altri antiossidanti presenti nella frutta o nella verdura.
Lo afferma uno studio pubblicato dal Journal of Food Science, che ha analizzato come lavorano i diversi composti insieme e separatamente.
“C'è qualcosa in un'arancia che fa sì che sia più efficace di una pillola di vitamina C - ha spiegato Tory Parker, uno degli autori - e abbiamo cercato di capire cosa fosse. Abbiamo scoperto che è la particolare miscela di antiossidanti, tipica del frutto, a renderlo così utile per la salute”.
I ricercatori hanno esaminato i vari composti fenolici presenti nell'arancia, verificando che i loro effetti sono maggiori se lavorano 'in sinergia' piuttosto che presi uno alla volta.
Il risultato è stato che è proprio il mix di sostanze, che la pianta usa per proteggersi dai danni biologici, a renderle cosi' attive.
“La frutta dovrebbe tornare ad essere il nostro dessert - conclude l'esperta - come succedeva prima che introducessimo i dolci”.
Fonte: salute.agi.it

domenica 16 gennaio 2011

IL POTERE DEL VATICANO: Tra ricchezze e privilegi





La chiesa incassa ogni anno una intera manovra finanziaria dello Stato italiano




Grazie all’Europa scopriamo che in Italia la Chiesa è leader in ben quattro settori economici: immobiliare, turismo, sanità ed educazione privata.
C’è di che allibire. Eppure da Oltretevere rispondono, come al solito piangendo miseria, accusando l’esistenza di un “complotto contro la Chiesa” e continuando a dichiarare che i soldi incamerati servono per opere di carità. Ma come stanno le cose? E le casse vaticane come stanno? Quanto incamerano all’anno dallo Stato italiano, tra sgravi fiscali, cioè soldi ai quali il nostro Stato rinuncia a favore del Vaticano, e soldi regalati direttamente alla “santa sede” e dintorni?

Come vedremo, la cifra totale è valutata - per esempio dal matematico Piergiorgio Odifreddi - in non meno di 11 miliardi di euro, pari ad oltre 20 mila miliardi annui di vecchie lire. Come sappiamo, ogni anno il nostro governo per salvare il bilancio statale dalla bancarotta impone una manovra finanziaria, cioè nuove tasse, per cifre dello stesso ordine di grandezza di quelle intascate dal Vaticano. Detto in altre parole: SE LA CHIESA PAGASSE LE TASSE GLI ITALIANI POTREBBERO PAGARNE MENO.





 I cattolici si riempiono la bocca e si stracciano le vesti in nome della “difesa della famiglia”, ma tanto strepito di fatto nasconde una realtà deprecabile: la Chiesa cattolica campa a sbafo proprio delle famiglie! Una parte consistente delle tasse di tutti noi, padri e madri di famiglia comprese, e non solo l’8 per mille volontario della dichiarazione dei redditi, finisce infatti in Vaticano. Come si è arrivati a tanto? Partiamo dall’inizio.

Come è noto, fatta l’unità d’Italia sfrattando i Borboni e il papa dai rispettivi Stati, la Chiesa rifiutò di riconoscerla e anzi proibì ai cattolici di partecipare alla vita politica nazionale. Per superare questo ostracismo il governo italiano firmò nel 1871 la Legge delle Guarentigie, che riconosceva alla Chiesa il possesso dei palazzi del Vaticano e del Laterano e la residenza estiva di Castel Gandolfo. La legge inoltre istituì una serie di privilegi materiali a favore del papa e del clero compresa una cifra annuale di 3.225.000 lire dell’epoca, pari a una decina di milioni di euro di oggi. Il papa però non la incassò mai, onde evitare il riconoscimento formale dell’unità italiana.

Solo l’11 febbraio 1929, spianando così la strada al fascismo, il Vaticano firmò con Mussolini i Patti lateranensi, che fruttarono alla Chiesa un Trattato, una Convenzione finanziaria e un Concordato. Il Trattato riconobbe la sovranità della Chiesa e l’indipendenza dello Stato del Vaticano. La Convenzione economica elargì una ricompensa come risarcimento dei “danni ingenti” subiti con la “conquista” di Roma nel 1870. Venne così anche pagata l’intera cifra arretrata dei soldi della Legge delle guarentigie del 1871 non riscossi dal papa, cifra pari a 3.160.501.113 lire dell’epoca, pari a una decina di miliardi di euro odierni (ovvero 20.000 miliardi di lire prima dell’euro).

Venne anche stabilito, oltre al monopolio sui matrimoni e relativo rito, che lo Stato italiano avrebbe pagato lo stipendio, detto “la congrua”, a tutti i preti, che però non potevano far politica e, se nominati vescovi dal papa, dovevano avere il gradimento italiano e giurare fedeltà al regime. Fu così che Pio XI, imbottito di quattrini e privilegi, il 14 febbraio 1929 definì raggiante Mussolini “l’uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare”. Qualcosa di simile accadrà in seguito con un altro uomo della Provvidenza in Germania, un certo Adolfo Hitler. Le conseguenze, non solo italiane e tedesche, sono tragicamente note.

Craxi nel 1983 ha purtroppo rinnovato il Concordato, dopo sette tentativi andati a vuoto tra il ’67 e l’83, togliendo il divieto ai preti di fare politica e il giuramento di fedeltà dei vescovi allo Stato italiano. Il matrimonio è stato svincolato solo in parte dalla tutela ecclesiastica. La “congrua” mensile per i preti è stata sostituita con il finanziamento volontario dell’8 per mille sul gettito totale delle tasse da noi pagate con l’Irpef, novità che comporta per il Vaticano l’incasso di un miliardo di euro l’anno.

Nuovi privilegi sono stati regalati dal governo nelle mani di Berlusconi. Il Cavaliere nel 2003 ha creato un organico di 15.507 posti di insegnanti di religione (di fatto solo cattolica), fatti diventare in massa di ruolo scavalcando anche i diritti pregressi degli insegnati delle altre materie, ben più importanti per il progresso del Paese. Da notare che gli insegnanti di religione li nomina, e li può licenziare!, il vescovo locale e non il ministero della Pubblica istruzione.

Contrariamente a quanto sostiene la Chiesa per accattivarsi il pubblico, solo il 20% dell’8 per mille regalato volontariamente con l’Irpef viene speso in opere di carità. Per il resto, il 34% va per il sostentamento del clero e ben il 46% alle non meglio specificate “esigenze di culto”.



Da notare che la Chiesa incassa quasi tutto, per l’esattezza nel 2006 l’89,16 %, l’8 per mille che arriva dall’Irpef, nonostante solo un terzo dei contribuenti scelga di devolverlo allo Stato, alla Chiesa o ad altre religioni (da notare che le organizzazioni umanitarie o scientifiche hanno fatto la loro ignorata comparsa solo negli ultimissimi tempi). La legge infatti grazie all’articolo 37 è truffaldina: assegna alla maggioranza della minoranza che devolve l’8 per mille il potere di stabilire di fatto a chi dare il resto del ricco gruzzolo che il contribuente non indica a chi versare. E poiché la maggioranza (nel 2006 il 35,24%) di questa minoranza assegna l’obolo alla Chiesa, questa diventa l’asso piglia tutto: piglia cioè l’89,16%, pari a un miliardo di euro l’anno. Da notare che soli i valdesi, che ricevono appena l’1,30 della torta Irpef, presentano un rendiconto molto particolareggiato e danno tutto in opere assistenziali. La comunità ebraica riceve lo 0,39 %, i luterano lo 0,27 e via con gli altri spiccioli per gli altri questuanti.

Altri mille miliardi di lire li sborsa direttamente lo Stato con contributi tra i più disparati: nel 2004 ad esempio dai 470 milioni per stipendi agli insegnanti di religione ai 258 per le scuole cattoliche, 25 milioni per l’acqua consumata dal Vaticano (!), 20 milioni per una Università dell’Opus Dei e altri 44 per le cinque Università cattoliche, ecc., ecc. Più la gran parte del miliardo e mezzo di euro per la sanità privata, quasi tutta in mano a istituzioni cattoliche (specie nella Lombardia governata dal ciellino Roberto Formigoni).

Arriviamo così ogni anno ad almeno 3 mila miliardi di euro, ovvero 6 mila miliardi di vecchie lire, all’ombra del Cupolone, cioè della basilica di S. Pietro. Non so se nel conto abbiano calcolato anche i “rimborsi” del 10 % del costo della carta per la miriade di giornali, giornaletti e bollettini di riffa o di raffa facenti capo al mondo cattolico...

Altri 6 miliardi di euro la Chiesa se li tiene grazie alla rinuncia dello Stato italiano a riscuotere le tasse in molte, troppe occasioni. Per lo stesso motivo i Comuni italiani perdono circa 2 miliardi e 250 milioni di euro l’anno. Arriviamo così al totale pazzesco di oltre 10 miliardi di euro, ovvero oltre 20 mila miliardi di lire! Una intera manovra finanziaria di proporzioni niente affatto trascurabili che dalle nostre tasche, cioè anche dalle tasche delle famose famiglie che la Chiesa dice di voler proteggere, finiscono ogni anno direttamente nelle sue casse.

Ogni dieci anni, si arriva a oltre 100 miliardi di euro, pari ad oltre 200 mila miliardi di lire… No comment. Mi limito a dire che questa Chiesa, così bene ingrassata con i nostri soldi regalati dal nostro Stato, è la stessa che poi accusa questo stesso Stato di sperpero delle nostre tasse per parassitismo e privilegio dei partiti, strizzando l’occhiolino alla proposta di sciopero fiscale lanciata da Umberto Bossi. Ed è la stessa Chiesa che, da noi pagata, attacca sempre più a testa bassa la laicità delle nostre istituzioni e quindi le basi della nostra libertà e coesistenza sociale. Insomma, siamo di fronte a quanto di più assurdo e imbarazzante, se non vergognoso, si possa immaginare.


http://scintillarossa.forumcommunity.net/?t=30673523

Vi consiglio la lettura di un articolo di Luca Iezzi sul quotidiano "Repubblica" e uno di Pierluigi Franz su "La Stampa". Per facilitarvi le cose ve li riporto qui in basso.



LUCA IEZZI - L’Europa sospetta che l’Italia abbia un occhio di riguardo per “l’azienda Chiesa” e le conceda un regime fiscale agevolato rispetto ai concorrenti laici. La commissione Ue non mette in dubbio le prerogative temporali concesse alla Chiesa cattolica come la totale esenzione Irpef per i dipendenti del Vaticano. Il problema nasce per le attività economiche collegate a quella pastorale e in almeno quattro i settori la Chiesa è leader nazionale: immobiliare, turismo, sanità ed educazione privata. Visti gli sgravi su Ici, Ires, Irap il dubbio dell’aiuto di Stato assume consistenza.





Ici - Tutto nasce dall’immenso patrimonio immobiliare: impossibile definirlo con certezza, le stime dicono 100 mila fabbricati per 8-9 miliardi di euro di valore. Riducendo l’analisi a realtà più piccole, ma rappresentative, come Roma, l’elenco è impressionante: 550 tra istituti e conventi, 500 chiese, 250 scuole, 200 case generalizie 65 case di cura, 50 missioni, 43 collegi, 30 monasteri, 25 case di riposo e ospizi, 18 ospedali.

Sono quasi 2 mila gli enti religiosi residenti e risultano proprietari di circa 20 mila terreni e fabbricati. Va ricordato la legge istitutiva dell’Ici esentava i luoghi di culto e le loro pertinenze per cui alcune non sono mai state nemmeno segnalate ai comuni. Nel corso degli anni si è assistito a un braccio di ferro tra i sindaci e gli enti religiosi che tentavano di allargare a dismisura il perimetro delle esenzioni (alloggi di religiosi, sedi di fondazioni, opere pie, ospedali, università).

Nei contenziosi i Comuni avevano avuto il sostegno della corte di Cassazione che dal 2004 ha chiarito che se in un fabbricato si svolgeva un’attività commerciale doveva pagare l’imposta. Il governo Berlusconi aveva esentato tutti gli immobili posseduti da enti religiosi no profit scatenando le proteste (e un primo interesse dell’Ue). Ora la legge colpisce solo locali utilizzati “esclusivamente” per attività commerciali.

Una formulazione che lascia molto spazio al proprietario che autocertifica l’uso ai fini dell’Ici. La nuova formula secondo l’Ares fa perdere ai comuni 2,2 miliardi di euro. “Per Roma è meno di 20 milioni - stima Marco Causi assessore al Bilancio del comune - e conteranno molto gli accertamenti f caso per caso, i contenziosi non sono molti e con questo tipo di contribuenti cerchiamo soluzioni condivise”. Anche se il direttore di Roma Entrate Andrea Ferri spiega: “La normativa non aiuta ad evitare i contenziosi, ci sono casi di uso “promiscuo” commerciale e no-profit in cui l’attività a scopo di lucro è evidentemente preponderante”.

Ires - Conventi, palazzi e condomini sono diventati sedi di cliniche, scuole e soprattutto alberghi. Se l’attività è svolta da enti di assistenza e beneficenza l’Ires scende del 50% (esenzione totale se il reddito è generato da un immobile di proprietà diretta del Vaticano). Un bel vantaggio per chi opera nel turismo. E anche in questo caso Roma si è trasformata l’epicentro di un impero: il turismo religioso genera un fatturato di 5 miliardi l’anno con 40 milioni di presenze. In tutta Italia preti e suore gestiscono 250 mila posti letto.

L’attività è considerata meritoria tanto che il governo ha stanziato 10 milioni di euro per la promozione degli itinerari della fede. Con un ulteriore facilitazione: le organizzazioni no-profit collegate a entità religiose mantengono la qualifica a vita senza dover ogni anno presentare bilanci certificati e senza correre il rischio di vedersi negata dallo Stato la qualifica per inadempimenti formali o sostanziali (come appunto la generazione di profitti).

Irap - Infine sul fronte del costo del personale le retribuzioni corrisposte ai sacerdoti dalla Chiesa cattolica, non costituiscono base imponibile ai fini dell’Irap, ma per ognuno di loro le associazioni possono dedurre una quota nella determinazione del reddito d’impresa.



PIERLUIGI FRANZ - La «patata bollente» dell’esenzione Ici sugli immobili della Chiesa e degli enti ecclesiastici destinati in Italia ad attività commerciali remunerate (alberghi, pensionati, ostelli, centri vacanze, ristoranti, negozi, uffici, banche, cinema, cliniche, università, ecc.), cioè non direttamente legati al culto, denunciato dal sottosegretario all’Economia Paolo Cento (Verdi), è un classico «pasticcio all’italiana» per colpa di un avverbio maldestramente inserito nella legge. In ballo ci sono imposte sugli immobili per circa 700 milioni di euro (secondo l’Anci) o addirittura per circa 1 miliardo (secondo stime vaticane). Il mancato introito crea un buco nelle casse dei Comuni e, in parte, dello Stato.
Ora l’Italia rischia di essere sanzionata dall’Unione Europea per violazione della concorrenza. Difatti, per vanificare gli effetti di una clamorosa sentenza emessa nel 2004 dalla Cassazione che aveva dato torto alla Chiesa costringendola anche a pagare 5 anni di arretrati, il 2 dicembre 2005, ricorrendo al voto di fiducia, il governo Berlusconi, come chiedeva la Cei (Conferenza episcopale italiana), esenta dall’Ici le attività commerciali svolte da confessioni religiose e onlus. A parole il governo Prodi si prefigge di cancellare subito la riforma, ripristinando il pagamento dell’Ici sugli immobili degli enti ecclesiastici destinati allo svolgimento di attività commerciali. Ma l’art. 39 del decreto legge Bersani, scritto in perfetto «burocratese», lascia di fatto in vigore l’esenzione.

Tutto ruota attorno all’avverbio «esclusivamente», che trae in inganno persino il senatore Natale Ripamonti (Verdi), relatore di maggioranza. Nel suo documento presentato in Senato nel luglio 2006 afferma che «l’art. 39 ripristina il pagamento dell’Ici per gli enti ecclesiastici e le Onlus relativamente agli immobili in cui vengono svolte attività esclusivamente commerciali. La stima prudenziale è di 100 milioni di Euro».

Poi, però, Ripamonti si accorge che nella frase c’è qualcosa che non va e che occorre cancellare l’avverbio «esclusivamente». Presenta quindi un emendamento, altrimenti sarebbe rimasto tutto invariato. In pratica, per aggirare la nuova legge Bersani bastava che presso l’immobile in cui ha sede un’attività commerciale gestita della Chiesa vi fosse un luogo di culto cattolico per far sì che tale attività commerciale fosse interamente esentata dal pagamento dell’Ici. L’emendamento Ripamonti e quello di altri senatori finisce però nel cestino per il voto di fiducia a Palazzo Madama.
Successivamente torna alla carica il deputato della Rosa nel Pugno Maurizio Turco; ma il 18 novembre scorso una sua proposta viene bocciata a larghissima maggioranza (435 no e appena 29 sì). L’esponente della Rosa nel Pugno ricorda che l’Unione Europea nei mesi scorsi aveva indotto la Spagna ad adeguare il regime Iva che favoriva la Chiesa cattolica, e che la Corte di Giustizia Europea prevede che gli aiuti di Stato si applicano ad ogni soggetto che eserciti un’attività commerciale, senza privilegi per alcuno, vigendo il divieto di concorrenza sleale. Il verdetto di Bruxelles è atteso per fine anno.

Anche se non esiste un censimento preciso si può affermare che una parte significativa dei beni immobili di Roma è in mano alla Chiesa e ad enti ecclesiastici. Nella capitale gli istituti religiosi che non pagano l’Ici in base al Concordato ed alle successive leggi in vigore causano al Comune di Roma un mancato introito di circa 20 milioni di euro l’anno. Gran parte del Centro storico di Roma appartiene al Vaticano, compresi beni extraterritoriali: molti collegi e case generalizie, abitati ora da pochi religiosi, sono stati trasformati in alberghi a 4 stelle, residence e pensionati di lusso.




Dare un valore commerciale a questo «impero» è praticamente impossibile. Ci si può trovare indifferentemente di fronte a ettari di terreno edificabile o al palazzetto storico pronto alla ristrutturazione. Nel 2003 su circa 100 mila immobili appartenenti in Italia alla Chiesa e ad enti ecclesiastici si contavano nel campo dell’istruzione 8.784 scuole, suddivise in 6.228 materne, 1.280 elementari, 1.136 secondarie e 135 universitarie o parauniversitarie, 5 grandi università oltre a 2.300 musei e biblioteche.

Poi 4.712 centri di assistenza medica, suddivisi in 1.853 ospedali e case di cura, 10 grandi ospedali, nonché 111 ospedali di media dimensione, 1.669 centri di «difesa della vita e della famiglia», 534 consultori familiari, 399 nidi d’infanzia, 136 ambulatori e dispensari e 111 ospedali, più 674 di altro genere. Il tutto per un valore globale di alcune centinaia di miliardi di euro. Infine, 118 sedi vescovili, 12.314 parrocchie, quasi altrettanti oratori, 360 case generalizie di ordini religiosi, un migliaio di conventi maschili o femminili e 504 seminari. Oltre agli attuali benefici fiscali sull’Ici, la Chiesa beneficia di circa 930 milioni di euro l’anno grazie all’8 per mille (dal 2007 c’è anche la novità dell’ulteriore 5 per mille).
Vanno poi aggiunte le donazioni liberali dei contribuenti a favore della Chiesa, detraibili dalle denunce dei redditi fino a circa 1000 euro, nonché l’esenzione totale sui lasciti testamentari di beni mobili ed immobili da parte dei fedeli. In base ai Patti Lateranensi sono esenti da Irpef gli stipendi dei dipendenti della Santa Sede e le loro pensioni. Per la Chiesa sono poi previsti sconti sull’imposta Ires, nonché esenzioni Iva sul gas metano e anche sulla fornitura dell’acqua, tanto che è ancora aperto un contenzioso di circa 30 milioni di euro con l’Acea.




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BABILONIA LA GRANDE: APPROFONDIMENTO

http://www.jw.org/it/pubblicazioni/libri/cosa-insegna-la-bibbia/identificata-babilonia-la-grande/

sabato 15 gennaio 2011

Tazzina piena di batteri

EspressoAl bar si beve caffè, nelle tazzine, o altri tipi di bevande, in diversi tipi di bicchieri; ma, insieme con la bevanda prescelta, si manda giù inconsapevolmente una quantità imprecisata di batteri, che possono procurare guai più o meno seri alla salute. Il risultato globale di una ricerca è che beviamo realmente in tazzine e in bicchieri sporchi, abitati da sgradevoli e pericolosi inquilini, come stafilococchi e colibatteri, streptococchi, salmonelle e via dicendo.
La causa principale dei batteri presenti nei bicchieri e tazzine dei bar - è stato spiegato dai ricercatori - risiede nelle macchine lavatazzine, largamente diffuse negli anni novanta, ma ancora utilizzate da molti esercizi che non le hanno sostituite con dispositivi moderni. Nella quasi totalità funzionano con il sistema detto «a riciclo». Esso consiste, in sostanza, in una vasca della capacità media di quindici litri, munita di una pompa che invia agli ugelli di uscita acqua mescolata a detergente, a una temperatura di circa 55 gradi. Questo almeno nella prima fase di lavaggio, per il quale è previsto un tempo di circa 100 secondi. Nelle fasi successive alla prima, la miscela liquida usata per il lavaggio comprende non soltanto il detergente, ma anche una certa dose di sporco (cioè di batteri) dal momento che l'acqua viene cambiata soltanto «alcune» volte al giorno, comunque a discrezione del barista.
Altro tipo di guaio si aggiunge nella seconda fase, riservata al risciacquo. L'operazione viene eseguita, in media, con un paio di litri d'acqua pulita e calda, estratta da un «boiler» di capacità variabile dai 3,5 ai 5,5 litri. Quest'acqua, per esercitare un valido effetto sterilizzante, dovrebbe avere una temperatura fra gli 80 e 190 gradi; in realtà, a causa dei continui prelievi dal «boiler», il termometro scende sui 50 gradi, insufficienti a sterminare la piccola popolazione di batteri che si è formata nel bicchiere o nella tazzina, con provenienza aerogena (attraverso l'aria e la cavità orale) e fecale (attraverso l'acqua, gli insetti e le mani dell'uomo).
Come se non bastasse, in certi bar, si usa ancora sciacquare con un po' di detersivo le tazzine e i bicchieri appena utilizzati dai clienti. In diverse occasioni mi è capitato di vedere il barista sciacquare con un po' di detersivo, in maniera molto superficiale, una tazzina di caffè appena usata da un cliente, che veniva riutilizzata (la medesima tazzina) dopo pochi minuti per servire un altro cliente. È scientificamente provato che molte patologie, anche gravi, si trasmettono con la saliva.
Una buona abitudine, per preservare la propria salute anche al bar, è quella di comandare il caffè in un bicchierino di plastica alimentare.
Autrice: Anna Ermanni

giovedì 13 gennaio 2011

Falso cristianesimo cattolico: LA FAVOLA DEL PURGATORIO

Le idee del Cattolicesimo Romano a riguardo dell’esistenza di un luogo di penitenza post mortem, dove l’anima del defunto soggiornerebbe in sofferenza fino ad essere purificata per poter poi accedere al Paradiso, non è di origine Cristiana.
Una tale idea non è stata mai insegnata, né da Cristo,né dai suoi Apostoli, e non si trova, nella Bibbia alcun ,anche minimo ,accenno ad essa.

Il Purgatorio entra nella Chiesa Cattolica nell’anno 600 ,con Papa Gregorio Magno, che reclamò la presenza di un terzo luogo, un luogo intermedio, di purificazione per le anime, prima che esse entrino in Paradiso.
La dottrina del Purgatorio dovette però attendere l’anno 1549, prima di venir proclamata DOGMA , nel Concilio di Firenze.

Nel dodicesimo secolo si era diffusa una leggenda: San Patrizio, in Irlanda , aveva scavato un pozzo molto profondo, fino al Purgatorio ed all’Inferno ,nel quale poi era sceso con altri monaci. Al loro ritorno, dice la leggenda,avevano descritto quei due luoghi con estrema chiarezza. Nel 1153, il cavaliere Irlandese Owen dichiarò che pure lui era sceso in quel pozzo, e nel mondo sotterraneo.
I turisti venivano da ogni parte per visitare l’ingresso del pozzo. 
Ma quando si svilupparono abusi finanziari intorno alla faccenda, nel 1497, il Papa Alessandro VI ne ordinò la chiusura, in quanto frode.
Tre anni dopo, però, il Papa Benedetto XIV predicò e pubblicò a Roma un sermone in favore del Purgatorio di San Patrizio (Encyclopedia of Religions, vol.2 , pag. 159 )

La favola del Purgatorio, però girava da secoli prima.
Platone ( 427-347 A.C. ) parlò degli insegnanti Orfici dei giorni suoi “ che si recano nelle case e tentano di persuadere il ricco di avere un potere, al loro comando, procurato dal cielo, con incantesimi e sacrifici..per emendare ogni crimine commesso dall’individuo o dai suoi antenati …. i loro misteri liberano dai tormenti dell’altro mondo, ma chi non se ne cura, è punito con uno spaventoso destino “ ( Smith - Man and His Gods , pag. 127 ).

Anche i Cinesi Buddisti acquistavano indulgenze per i loro defunti, e negli scritti buddisti sono elencate le sofferenze del Purgatorio. 
Nella religione di Zoroastro, l’anima deve attraversare 12 stadi prima di essere purificata a sufficienza per entrare in Paradiso.
Gli Stoici concepivano un “ posto di mezzo “ di illuminazione, che chiamavano 
Empùrosis “ Il posto del fuoco “ ( Enciclopedia Britannica,, vol. 22, pag. 660 )

Il concetto dunque di pagar denaro a favore dei defunti è davvero antico, e si trovano tracce di esso nella stessa Bibbia, ma non come dottrina.
Agli Israeliti venne comandato :
Deuteronomio 26:14
….. Non ho dato nulla per un cadavere; ho obbedito alla voce del Signore mio Dio; ho agito secondo quanto mi hai ordinato.

E’ possibile che il concetto del Purgatorio sia legato all’adorazione di Moloch ( Baal , Nimrod ,marito di Semiramide ) a cui venivano offerti sacrifici espiatori umani.
Nei seguenti passi della Bibbia vediamo come agli Israeliti venne proibito di sacrificare i loro figli a Moloch :

Levitico 18:21
Non lascerai passare alcuno dei tuoi figli a Moloch e non profanerai il nome del tuo Dio. Io sono il Signore.

Geremia 32:35
e costruirono le alture di Baal nella valle di Ben-Hinnòn per far passare per il fuoco i loro figli e le loro figlie in onore di Moloch - cosa che io non avevo comandato, anzi neppure avevo pensato di istituire un abominio simile -, per indurre a peccare Giuda».

2Re 23:10
Giosia profanò il Tofet, che si trovava nella valle di Ben-Hinnòn, perché nessuno facesse passare più il proprio figlio o la propria figlia per il fuoco in onore di Moloch.

A riguardo di quest’ultimo verso bisogna dire che la parola ebraica Tofet proviene dalla parola TOFIM, che significa tamburi ; l’assordante suono dei tamburi serviva a coprire le urla dei figli sacrificati nelle fiamme.

Mentre moltitudini e popoli hanno creduto di dover versare denaro, sacrificare figli o fare penitenze diverse per ACQUISTARE la vita futura, la buona novella del Cristianesimo fu questa :
Il prezzo era stato già pagato da Gesù Cristo …
La salvezza è una grazia, un regalo, un dono, lo si accetta come tale, non può essere acquistata con il denaro, opere umane, buone azioni o sacrifici .

Efesini 2:8
Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio;
Efesini 2:9
né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene.


I riferimenti biblici, ove non altrimenti indicato, sono secondo la Versione CEI della Bibbia.




http://tuttigliscandalidelvaticano.blogspot.com/2010/12/la-favola-del-purgatorio.html