martedì 11 gennaio 2011

INFERNO ANIMALE




Ogni anno, 48 miliardi di animali nascono, vivono e muoiono in un inferno che neppure il peggiore dei gironi danteschi avrebbe saputo immaginare. Molti campi di concentramento, al confronto, erano amene località di villeggiatura.
Gli allevamenti industriali sono peggiori della peggiore fantasia di un fervido scrittore di horror, sono luoghi nei quali miliardi di creature viventi, in grado di provare emozioni e di percepire il dolore, conducono una vita di atroci sofferenze, dalla nascita alla morte. Molti di loro non vedono mai la luce del sole, vivono in strette gabbie nelle quali non possono neppure voltarsi, le loro dimensioni sono artificialmente gonfiate al punto che la loro struttura ossea cede a fronte di un peso non previsto, e molto presto smettono di reggersi sulle zampe. Le femmine del maiale, anche se gravide, passano tutta la gestazione in piedi senza potersi muovere. Quelli che vivono ammassati, e sono 9 milioni ogni anno, viceversa sono così pressati l’uno all’altro che diventano aggressivi e si mangiano la coda. Per diminuire le infezioni, la coda viene loro tagliata senza mezze misure. Le galline sono costrette in spazi talmente angusti che non possono neppure aprire le ali. Molte di loro muoiono perché, senza spazio per muoversi, non riescono a raggiungere il cibo né l’acqua. Le altre, esasperate, si mordono continuamente, così i loro becchi vengono amputati con una forbice. I polli che sopravvivono vengono appesi a ganci di metallo e una macchina li decapita, li spenna, li smembra e li inscatola. Sono immagini che non ho voluto inserire nel video, ma vi garantisco che non riuscireste più neppure a guardare una confezione di cosce di pollo al supermercato.
Gli allevamenti industriali prosciugano le risorse. Ci vogliono 20Kg di grano per produrre 1 Kg di carne. Sono necessari 2 mila 400 litri di acqua per fare 1 hamburger.
Gli allevamenti industriali danneggiano la salute. Un pollo che esce da quell’inferno riesce nell’improbabile impresa di avere più grassi che proteine. Ne ha almeno il 25% in più rispetto al suo omologo ruspante. I danni causati dall’impatto dell’obesità sulla qualità della vita e sui conti della sanità pubblica sono incalcolabili. Da quelle nauseabonde bolge di carne, urina, feci e sangue escono batteri resistenti agli antibiotici, come una particolare specie di stafilococco che si diffonde per contagio diretto e causa disgustose pustole rosse sulla pelle: l’infezione si chiamaMIRSA (MRSA, Methicillin-resistant staphylococcus aureus). Ma escono anche malattie nuove che oltrepassano la barriera tra le specie e arrivano all’uomo, come ilMorbo della Mucca Pazza (BSE - Bovine spongiform encephalopathy) o la recente contagiosissima e mortale influenza aviaria.
Un animale cresciuto in una fattoria, all’aperto, libero di scorrazzare alla luce del sole o sotto la pioggia è un animale innanzitutto più felice, ma è anche un animale piùsano, che produce cibo di elevata qualità a fronte di un sovrapprezzo irrisorio. Gli allevamenti industriali producono ogni anno cibo per 10 miliardi di persone, che consumiamo solo noi, in meno di 2 miliardi. Gli esperti mondiali concordano sul fatto che è possibile produrre cibo in abbondanza, di qualità e per tutti senza allevamenti industriali, nel pieno rispetto della vita, della dignità e del benessere degli animali.
Ci sono già 68 milioni di animali che vivono una vita dignitosa, certificata dall’RSPCA, forse anche felice. Porre un fine a questo inferno dipende solo da noi. Scegliamo cibo prodotto nelle fattorie, privilegiamo gli imprenditori che compiono scelte nella direzione della qualità della vita e del benessere degli animali.
Facciamolo da domani, perché non abbiamo alcun diritto di trattare una creatura vivente come se fosse un oggetto.

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