lunedì 30 maggio 2011

Allarme sulle capsule di caffe: pericolo cancro

Allarme sulle capsule di caffe: pericolo cancroLe capsule del caffè sono tema controverso, a metà tra salute ed alimentazione. Per alcuni, sono un ottimo compromesso tra gusto, praticità e stile. Tuttavia, altri evidenziano un pericolo legato al furano, contenuto in dosi rilevanti e portatori di cancro.
Questo il messaggio evidenziato da una ricerca dell'Università di Barcellona (Spagna), diretta dal professor Javier Santos e pubblicato sul " Journal Food Chemistry". 
La squadra di Santos ha preso in esame diversi tipi di caffè, focalizzandosi sulle dosi di furano presenti alla fine della preparazione.


Risultato, i livelli più elevati si trovano appunto nella capsule, che ne contengono 117-244 nanogrammi/millilitro, seguiti da caffè espresso da bar (43 e 146 ng/ml), caffè decaffeinato (14-65 ng/ml), caffè istantaneo (12-35 ng/ml) e caffè fatto con la moka (2-78 mg/ml).


Gli scienziati spiegano le differenze di furano con le differenze nel confezionamento. Il furano è una sostanza volatile, che si forma ad alti livelli di temperatura. Perciò, di base, meno la chiusura della confezione è efficace, più la sostanza si disperde nell'ambiente. Di conseguenza, il livello di furano nel decaffeinato è inferiore a quello delle capsule.


Inoltre, il caffè in capsule subisce spesso tostatura ad alte temperature, anch'essa capace di innalzare le dosi della sostanza. 


Il lavoro di Santos e compagni non è stato esente da critiche: in particolare, gli scienziati scettici e dubbiosi puntano il dito sulla dibattuta questione della pericolosità del furano.


Di base, le dosi di una singola capsula o di un singolo bicchiere sono bassi, in quanto la dose realmente assimilata varia dagli 0,03 ai 0,38 μg/Kg (microgrammi per Kg chilogrammo di peso corporeo) con 2 μg/Kg come dose-limite per la sicurezza. Per superare la soglia di allarme, allora, sarebbe necessario qualcosa come 0 tazzine di caffè in capsula, o 30 al bar o, ancora, ben 60 preparate con la moka.


Il problema sta nell'accumulo: dose dopo dose, il furano si deposita nell'organismo, aumentando pian piano fino a raggiungere e superare il punto critico. Tale meccanismo non è ancora del tutto chiaro, specialmente riguardo la relazione tra accumulo e resistenza del corpo alla sostanza.


Insomma, ad oggi è sbagliato (o quantomeno fortemente prematuro) criminalizzare le diverse forme di caffè


FONTE: M.S. Altaki, F.J. Santos, M.T. Galceran. Occurrence of furan in coffee from Spanish market: Contribution of brewing and roasting. Food Chemistry, 2011; 126 (4): 1527 DOI: 10.1016/j.foodchem.2010.11.134
Tratto da NewsFood.com

sabato 28 maggio 2011

Vivisezione: un male di cui liberarsi

un topo
I topi sono gli animali più utilizzati per la ricerca
All’udire la parola vivisezione la prima reazione è quella di volerne distogliere subito il pensiero, magari chiedendo al proprio interlocutore di cambiare immediatamente argomento a causa di una propria personale ipersensibilità nei confronti degli esseri viventi e di ogni forma di tortura che li vede vittime indifese.

Quante volte gli animalisti, nel desiderio di informare, semplicemente, il prossimo sulle atrocità compiute nei laboratori di vivisezione in nome della ‘scienza’, si sono sentiti ripetere la frase “non mi dire nulla di più per favore, non lo posso sopportare”? Tante. A quel punto alcuni obbediscono, preoccupati più di non provocare un momentaneo turbamento in chi hanno di fronte che di aprire loro gli occhi su ciò che realmente avviene a danni di milioni di animali, e a cui spesso ci si può opporre, tra l’altro, semplicemente facendo attenzione a cosa si mette nel carrello della spesa. Ad altri invece, per fortuna, preme di più la verità: che la gente almeno sappia quali orrori si nascondono tra le pareti dei laboratori delle principali case farmaceutiche e di cosmesi, perché questo avviene ancora oggi nella più totale legalità, ed infine cosa può fare il cittadino per manifestare il proprio dissenso.
In base ad una recente indagine risultano essere circa 115 milioni gli animali complessivamente detenuti e sfruttati nei laboratori di vivisezione di tutto il mondo. Di questi, circa l’80% sono roditori (ratti, cavie, topi, criceti), e il restante 20% cani, gatti, conigli ma anche asini, bovini e piccole scimmie. Tuttavia si tratta di cifre sicuramente sottostimate (complessivamente potrebbero essere 300 milioni, considerando gli animali non conteggiati nei dati ufficiali) a causa della mancata registrazione da parte dei laboratori di tutti gli animali realmente utilizzati.



Si pensi che per esempio negli Stati Uniti le statistiche tengono conto solo di alcune specie di animali per i dati ufficiali, ma se venissero conteggiati tutti quelli realmente usati (quindi anche uccelli, topi, pesci, anfibi e rettili) il loro numero salirebbe da appena un milione a 34 milioni.
conigli
Conigli nei box di contenimento, pronti per il test
A proposito dell’incertezza dei dati a disposizione e dell’enorme difficoltà nel reperirli la BUAV afferma:

"E’ sconvolgente che così pochi paesi ritengano importante contare il numero di animali che soffrono nei loro laboratori. E' impossibile avere un dibattito sul ruolo degli esperimenti sugli animali nel 21esimo secolo, quando il numero ufficiale degli animali coinvolti e' cosi' sottovalutato. Ciò significa che un'enorme quantità di sofferenza viene semplicemente ignorata, e gli sforzi volti a sostituire l'uso degli animali nella ricerca con tecniche più moderne viene ostacolato. La vivisezione è considerata uno dei più controversi campi di utilizzo degli animali, e' giunto il momento che i governi di tutto il mondo portino alla luce la verità”.
Di tutti gli esperimenti condotti su questa vastissima popolazione di animali solo il 30% riguarda la medicina, mentre il 70% serve a testare prodotti cosmetici, detergenti, formule industriali (detersivi, saponi, inchiostri, ecc.) o belliche (gas tossici, radiazioni nucleari, armi batteriologice, nuovi proiettili, ecc. ); infine, una piccola percentuale viene fatta a scopo didattico-dimostrativo nelle scuole.
Tutti gli animali ‘da laboratorio’ sono destinati, come facilmente intuibile, a non morire di morte naturale bensì ad essere, prima o poi, uccisi. I più fortunati moriranno prima; gli altri, sottoposti a test più lunghi o a più esperimenti consecutivi, dovranno agonizzare per un tempo maggiore, ma poi l’epilogo sarà lo stesso. L’aspetto tragico della vivisezione, come è evidente, non è la morte dell’animale in sè, ma tutto ciò che la precede. A questo proposito il punto cruciale del problema risiede nel corretto utilizzo dell’anestesia, in grado di ridurre drasticamente le agonie delle malcapitate creature durante l’esperimento e quindi di eliminare quella sofferenza che è atroce, infinita, intollerabile.
L’anestesia invece non viene sempre praticata e spesso dura solo una parte dell’esperimento, ma anche qualora il suo effetto durasse per tutto il test l’animale sottoposto soffrirebbe comunque per il dolore che si protrae normalmente ben oltre la fine dell’operazione. La totale negligenza nella pratica di un’anestesia corretta, che copra tutto il periodo di dolore, non ha nessuna motivazione se non quella economica: pur di non spendere soldi, o di non ‘perdere tempo’ per l’anestetico si lascia che l’animale, già sofferente per la condizione di prigionia e di privazione estrema conseguente al suo essere ‘animale da laboratorio’, soffra e agonizzi all’infinito. Non ha importanza, perché tanto è …‘solo un animale’. Non ci sarà nessun avvocato a difenderlo. In qualunque modo l’animale venga trattato saranno in pochi a saperlo: il vivisettore stesso e, forse, pochi altri colleghi, che in quanto tali non avranno nulla da obiettare. Dopo tutto quando c’è di mezzo la “scienza”, qualcuno deve sempre sacrificarsi. E così i vivisettori si mettono la coscienza a posto. Ma … sarà veramente così?
cani
Gli animali in gabbia, tenuti in isolamento, senza possibilità di socializzare, quasi sempre impazziscono
La sperimentazione animale, dicevamo, viene percepita come un qualcosa di terribile, di agghiacciante.

È proprio il rifiuto dell’opinione pubblica a volerne sapere di più che riduce la vivisezione sempre e solo ad un “qualcosa” di molto nebuloso. Come conseguenza di questa ignoranza diffusa sul tema si ha un’opinione pubblica che si esprime attraverso una serie di frasi fatte e senza nesso logico, come per esempio quella più classica in assoluto: ‘meglio salvare un bambino che un cane’.
La frase, perfettamente condivisibile nel contenuto, anche dagli antivivisezionisti, pecca invece gravemente nel presupposto, e cioè che sia inevitabile sacrificare uno dei due: uomo o animale. Al contrario il movimento antivivisezionista, composto oltre che da comuni cittadini anche da moltissimi medici ed esperti in materia (www.mediciinternazionali.org), sostiene che con i metodi alternativi a quelli tradizionali che impiegano animali, metodi che già esistono da tempo e vengono in parte applicati, non solo è possibile risparmiare inenarrabili sofferenze a milioni di poveri animali ma anche e soprattutto avere la garanzia di un risultato molto più affidabile e realmente scientifico in quanto questi metodi utilizzano come modello di studio direttamente l’uomo e non più l’animale. Il vantaggio, non da poco, è di avere risultati tangibili già definitivi, nel senso che non necessitano di successive estrapolazioni e correlazioni con altre specie, perché già si riferiscono alla specie giusta: quella umana.
Per la ricerca biomedica di base i metodi alternativi si avvalgono di dati epidemiologici e statistici, colture in vitro di tessuti o di interi organi umani, dello studio diretto dei pazienti tramite i moderni strumenti di analisi non-invasivi, infine di autopsie e biopsie; per i test di tossicità in campo cosmetico si lavora molto con le colture di cellule e di tessuti umani o modelli matematici computerizzati; infine per la didattica esistono ormai centinaia di metodologie alternative già validate: modellini, manichini e simulatori meccanici computerizzati, film, video ecc.
I metodi alternativi, benché veramente scientifici e sicuramente promettenti, stentano a decollare a causa di un’insormontabile barriera burocraticache prevede un iter, per la loro validazione ai fini dell’applicabilità, molto lungo e oneroso (può durare molti anni). Un criterio di validazione, quello in atto per i metodi alternativi, che, è bene dirlo, è da considerarsi inaccettabile in triplice misura. In primo luogo perché il metodo da validare viene ritenuto idoneo solo se riesce a fornisce dati simili a quelli ottenuti, in passato e per le medesime sostanze, con la sperimentazione animale. Un criterio questo del tutto irrazionale e antiscientifico in quanto i risultati andrebbero semmai confrontati con quelli già noti sull'uomo: si parla di sostanze già sperimentate, quindi già in commercio e sulle quali sono pertanto già noti gli effetti sull’essere umano; per cui perché prendere come riferimento i risultati ottenuti sui topi, ratti o altri animali, anche quando peraltro sono spesso diversi da quelli riscontrati successivamente sul corpo umano?
scimmia con elettrodi
Scimmia nel box di contenzione con elettrodi impiantati nel cervello
Inoltre, non ha senso confrontare i dati ottenuti da un organismo in toto con quelli di una coltura cellulare umana. Questi ultimi sono parziali, ma danno informazioni certe per l'uomo, invece i test sugli animali sono più completi (ossia sarebbero ovviamente molto utili se noi volessimo conoscere gli effetti del cancro su di loro e non sull’uomo!) ma danno informazioni incerte, e quindi irrilevanti o peggio fuorvianti, riguardo all'effetto sull'organismo umano.

Infine, e qui siamo al paradosso, i test su animali correntemente utilizzati, riconosciuti, ufficiali e quindi perfettamente legali, non sono mai stati validati! E ora questi stessi test vengono innalzati a metro di giudizio per la validazione di quelli nuovi, alternativi alla sperimentazione animale. A questi ultimi cioè si richiede, per essere riconosciuti ‘idonei’, di produrre risultati simili a quelli ottenuti con la sperimentazione animale (i cui test sono spesso tra l’altro estremamente datati, alcuni risalenti addirittura al 1930), la quale esse stessa non è mai stata sottoposta a nessun tipo di verifica, bensì, venne a suo tempo presa per buona a priori, non si capisce in base a quale evidenza scientifica, viste le macroscopiche differenze biologiche tra uomo e animale. È un po’ come mandare il proprio figlio a prendere lezioni di una materia per conseguirne un diploma, in una scuola che non ha alcun titolo per farlo.
La sperimentazione animale è entrata di diritto nelle linee guida, accettate a livello mondiale, dell'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OECD - Organization for Economic Cooperation an Development) senza alcuna validazione.
La vivisezione si basa su un presupposto completamente sbagliato, la cui gravità è fin troppo evidente: ogni specie è differente, per metabolismo e altri parametri fisiologici, di conseguenza nessun risultato conseguito su una specie animale potrà mai essere estrapolato con certezza su un'altra.
In altre parole, ogni specie è un modello valido di sperimentazione solamente per la propria stessa specie e per nessun’ altra.
La strada che porta a liberare gli animali dagli strumenti di contezione e dagli stabulari dei laboratori si costruisce solo quindi continuando a dimostrare chetanta sofferenza, oltre che immorale e indegna di una società civile, è inutile per il benessere e la salute umana. E’ necessario dimostrarlo con i dati scientifici, confrontando quelli affidabili e certi che emergono dallo studio di cellule umane con quelli che derivano dai metodi tradizionali che analizzano l’animale, estremamente variabili a seconda della specie utilizzata, quindi pericolosi e fuorvianti se presi per buoni nella formulazione di cure o farmaci per l’uomo.

domenica 22 maggio 2011

Le Pringles: meglio non mangiarle! Ecco il perché...





Le Pringles... prodotte dalla Procter and Gamble una delle maggiori multinazionali americane (produttrice per lo più della maggior parte di detersivi, detergenti e pannolini vari che si trovano in commercio), è un prodotto alimentare molto dannoso per vari ragioni.
Intanto da specificare che di patata c’è ben poco, la poca percentuale di patata esistente viene triturata e mischiata con gli altri ingredienti e poi questa pasta viene fatta cuocere in stampi che ricordano la forma delle vecchie patatine. E va beh, ma quel che è peggio è che è un amalgama di esaltatori di sapidità tipo glutammato monosodico (le sigle che li stanno ad indicare vanno dall’E620 ai E637) compreso e simili in grado di creare una specie di dipendenza da gusto, agendo sui neurotrasmettitori, poi in più in questo tipo di patatine si trova un grasso di recente sperimentazione l’Olestra: questo olio creato in laboratorio, si comporta come un cibo che, ingerito, compie il suo tragitto senza assorbito dall’intestino, perché è composto da speciali molecole che l'organismo non è in grado di digerire. Risultato? Niente calorie. Ovvio che, in un paese ossessionato dal grasso come l?America questa nuova creazione sia sembrata miracolosa, anche perché ha ricevuto il nulla osta della Food and Drug Administration, organo federale severissimo, (e c’è da chiedersi perché la FDA abbia dato l’autorizzazione così rapidamente…)visto che non ci sono solo vantaggi in questo “olio” che oltre a non essere assorbito e non fare briciole alle patatine, ma anche enormi svantaggi. Questa macro molecola che non viene assorbita, “riveste l’intestino sembra infatti riesca a "catturare" sostanze nutritive fondamentali come le vitamine A, D, E, K, e diversi carotenoidi importanti per la loro attività antiossidante. Dunque potrebbe provocare carenze nutrizionali e disturbi, perché intacca sostanze fondamentali per il nostro benessere. Senza contare i crampi allo stomaco e i problemi all'intestino che hanno colpito molti consumatori (attenzione nella confezione non c’è specifica olestra, ma la dicitura generale oli vegetali, (già!)”.
Il problema dei prodotti importati è che anche se eventualmente la loro produzione in Europa (o in Italia) fosse proibita, nel momento in cui sono al dì qua del loro confine, noi dobbiamo cuccarceli così come sono, con le loro normative originarie. Il ché non mi pare una cosa giusta, anche perché alcuni additivi che in Europa sono vietati o ammessi in concentrazioni molto ridotte in America sono invece pienamente consentiti…



Articolo completo: http://1987alba.blogspot.com/2007/10/le-pringles-perch-sono-dannosissime.html

sabato 21 maggio 2011

In Canada si trova la cura per il cancro, ma le case farmaceutiche non se ne interessano.

Traduzione di Marica Esposito.

I ricercatori dell'Università di Alberta, a Edmonton, in Canada hanno trovato la cura per il cancro, ma nessuno ne parla. 
E' una tecnica semplice, si utilizza un farmaco di base. Il metodo impiega dicloroacetato, che è attualmente usato per trattare i disordini metabolici. Quindi, non vi è alcuna preoccupazione per gli effetti collaterali o gli effetti a lungo termine.
Questo farmaco non richiede un brevetto, per cui chiunque lo può utilizzare ampiamente ed è economico rispetto ai costosi farmaci antitumorali prodotti da grandi aziende farmaceutiche.
Gli scienziati canadesi hanno testato questo dicloroacetato (DCA) sulle cellule dell'uomo, ed ha ucciso le cellule del cancro dal polmone, mammella e cervello ed ha lasciato intatte quelle sane. E 'stato testato su topi con tumori gravi che si sono ridotti quando sono stati alimentati con acqua integrata con DCA. Il farmaco è ampiamente disponibile e la tecnica è facile da usare. Perché le case farmaceutiche più importanti non sono coinvolte? O i media non ne sono interessati?
Nel corpo umano c'è una lotta naturale contro il cancro: i mitocondri, ma hanno bisogno di essere "spinti" per essere abbastanza efficaci. Gli scienziati hanno sempre pensato che il cancro inibisse i mitocondri e quindi hanno pensato di concentrarsi sulla glicolisi che è meno efficace e più dispensiosa, infatti tutti i produttori di farmaci sono attualmente concentrati solo su di essa. Questo DCA invece non si basa sulla glicolisi ma sui mitocondri, "Innesca" i mitocondri che combattono le cellule tumorali.
L'effetto collaterale di questo è che riattiva anche un processo chiamato apoptosi. Vedete, i mitocondri contengono un fin troppo importante "Pulsante di autodistruzione" che viene a mancare con la presenza delle cellule tumorali. Senza di esso, i tumori si sviluppano più grandi e le cellule rifiutano di estinguersi.
I mitocondri pienamente funzionanti, grazie a DCA invece possono sconfiggerle.
Le aziende farmaceutiche non investono in questa ricerca perché il metodo DCA non può essere brevettato, senza un brevetto non possono fare soldi, come stanno facendo ora con le cure contro l' AIDS. 
Dal momento che le case farmaceutiche non se ne interesseranno, altri laboratori indipendenti dovrebbero iniziare a produrre questo farmaco e fare ulteriori ricerche per confermare le conclusioni di cui sopra e produrre i farmaci.


Traduzione immagine:
Le cellule normali (blu) nel bel mezzo della crescita benigna sono affamate di ossigeno, ma possono sopravvivere con la glicolisi, un modo diverso di fare energia. Nel processo i mitocondri, che contengono le cellule di meccanismo di autodistruzione, si spengono. Questo rende le cellule "immortali" e cancerogene (rosso), si continuano a replicare e il tumore cresce.

La Glicolisi genera anche l'acido lattico che permette al cancro di mangiare cellule attraverso il tessuto,e formare tumori secondari in altre parti del corpo. Un farmaco chiamato dicloroacetato passa i mitocondri nelle cellule tumorali sul retro(blu) in modo da fermare la glicolisi e iniziare a far passare di nuovo l'energia nei mitocondri. Il meccanismo di autodistruzione è quindi attivato, e le cellule avvizziscono e muoiono (marrone).

sabato 14 maggio 2011

IL PERICOLO DELLO ZUCCHERO RAFFINATO

Lo zucchero bianco, che ogni giorno introduciamo nel nostro corpo direttamente così com'è o attraverso dolci, caramelle, bevande commerciali, conserve, liquori ecc., E' il prodotto finale di una lunga trasformazione industriale che uccide e sottrae tutte le sostanze vitali e le vitamine presenti nella barbabietola o nella canna da zucchero che sono il punto di partenza per la produzione dello zucchero. 
Le sostanze zuccherine sono alimenti importantissimi della nostra dieta poiché rappresentano la fonte primaria per la produzione di energia che serve a far funzionare correttamente tutto il nostro organismo, incominciando dal cervello fino a finire con i muscoli e per questo motivo devono essere completi di tutto ciò che la Natura ha loro fornito per cedere al nostro corpo, durante il processo dell'assimilazione, la loro ricchezza. Ma perché lo zucchero bianco, così come viene attualmente prodotto, è una sostanza innaturale dalle caratteristiche tossiche?
Il succo zuccherino proveniente dalla prima fase della lavorazione della barbabietola o della canna da zucchero, viene sottoposto a complesse trasformazioni industriali: prima viene depurato con latte di calce che provoca la perdita e la distruzione di sostanze organiche, proteine, enzimi e sali di calcio; poi, per eliminare la calce che è rimasta in eccesso, il succo zuccherino viene trattato con anidride carbonica. Il prodotto quindi subisce ancora un trattamento con acido solforoso per eliminare il colore scuro, successivamente viene sottoposto a cottura, raffreddamento, cristallizzazione e centrifugazione. 
Sia arriva così allo zucchero grezzo. Da qui si passa alla seconda fase di lavorazione: lo zucchero viene filtrato e decolorato con carbone animale e poi, per eliminare gli ultimi riflessi giallognoli, viene colorato con il colorante blu oltremare o con il blu idantrene (proveniente dal catrame e quindi cancerogeno). Il prodotto finale è una bianca sostanza cristallina che non ha più nulla a che fare con il ricco succo zuccherino di partenza e viene venduta al pubblico per zuccherare gran parte di ciò che mangiamo. 
Che cosa è rimasto del primo succo scuro ricco di vitamine, sali minerali, enzimi, oligoelementi che avrebbero dato tutto il loro benefico apporto di vita, di energia e di salute? Nulla! Anzi, per poter essere assimilato e digerito, lo zucchero bianco ruba al nostro corpo vitamine e sali minerali (in particolare il Calcio e il Cromo) per ricostituire almeno in parte quell'armonia di elementi distrutta dalla raffinazione. 
Le conseguenze di tale processo digestivo sono la perdita di calcio, nei denti e nelle ossa, con l'indebolimento dello scheletro e della dentatura. Ciò favorisce la comparsa di malattie ossee (artrite, artrosi, osteoporosi, ecc.) e delle carie dentarie che affliggono gran parte della civiltà occidentale. Cosa provoca il tossico zucchero bianco iperraffinato a livello intestinale? Provoca processi fermentativi con produzione di gas e tensione addominale e l'alterazione della flora batterica con tutte le conseguenze che ciò comporta (coliti, stipsi, diarree, formazione e assorbimento di sostanze tossiche, ecc.). A tal proposito avrete certamente notato il fastidioso senso di gonfiore e pesantezza che si avverte dopo aver mangiato dolci elaborati, ricchi di zucchero. 
E' stato ampiamente verificato che le popolazioni non raggiunte dalla cosiddetta "civiltà bianca" non sono soggette a carie o a altre malattie dei denti. Con l'arrivo dei bianchi e dei loro prodotti alimentari raffinati (zucchero, dolciumi, alcool, pane), gli aborigeni dell'Australia, i Maori della Nuova Zelanda, gli Indios del Perù e dell'Amazzonia, i Pellerossa del Nordamerica ecc. hanno anch'essi cominciato ad essere soggetti alle stesse malattie dei bianchi e a riempire gli ambulatori dentistici e medici dei loro "civilizzatori"; l'incidenza della carie, che prima era una malattia a loro del tutto sconosciuta, è arrivata a colpire fino al 100% degli individui di queste popolazioni. Sono state indebolite e fiaccate nel corpo e nello spirito intere etnie distruggendone tradizioni e radici! 
Lo zucchero bianco ha una grossa influenza sia sul sistema nervoso che sul metabolismo, creando prima stimolazione poi depressione con conseguenti stati di irritabilità , falsa euforia, bisogno di prendere altro zucchero, ecc.. In realtà si crea una vera forma di dipendenza, come avviene con la droga o con la nicotina. 
Ciò è causato dal rapido e violento assorbimento dello zucchero nel sangue che fa salire la cosiddetta glicemia. Di fronte a tale subitanea salita, il pancreas risponde immettendo insulina nel sangue e ciò provoca una brusca discesa del tasso glicemico detta "crisi ipoglicemica" caratterizzata da uno stato di malessere, sudorazione, irritabilità , aggressività , debolezza, bisogno di mangiare per sentirsi di nuovo su. 
La conseguenza di questa caduta degli zuccheri è l'immissione in circolo, da parte dell'organismo, di altri ormoni atti a far risalire la glicemia, tra cui l'adrenalina che è l'ormone dell'aggressività , della difesa, della tensione. 
Si può ben comprendere come questi continui "stress" ormonali con i loro risvolti psicofisici determinano un esaurimento delle energie con l'indebolimento di tutto l'organismo. Ciò è stato ampiamente verificato da studi condotti negli Stati Uniti dove la violenza e l'aggressività nei bambini, messe in relazione anche al tipo di dieta e ai cibi e zuccheri raffinati, hanno creato allarme e preoccupazione per tutte le conseguenze sociali che esse determinano. 
A lungo andare uno dei sistemi più colpiti è proprio il sistema immunitario, poiché l'esaurimento delle forze e delle energie si traduce in una minore capacità di risposta alle aggressioni esterne e nella tendenza ad ammalarsi. Quando mangiamo 50 gr. di zucchero bianco, la capacità fagocitaria dei globuli bianchi si riduce del 76% e questa diminuzione del sistema di difesa dura circa 7 ore. Le gravi malattie che oggi affliggono l'umanità (cancro, AIDS, sclerosi, malattie autoimmuni, ecc.) nascono proprio da un indebolimento immunitario del quale lo zucchero bianco e l'alimentazione raffinata sono corresponsabili. 
I danni dello "squisito veleno" bianco sono tanti altri ancora e a tutti i livelli: per esempio circolatorio (con l'aumento di colesterolo e danni alle arterie), epatico, intestinale, ponderale (con l'aumento di peso e l'obesità ), cutaneo. Quasi tutte queste malattie potrebbero essere prevenute sostituendo lo zucchero bianco con quello vergine integrale di canna o con miele, sempre vergine integrale. Vi siete chiesti perché continua ad essere commercializzato? E voi, che cosa potete fare per cambiare questo stato di cose? 
Un semplice gesto (quello della sostituzione dello zucchero bianco) migliorerà la qualità della vita, proteggerà la vostra salute e quella dei vostri figli! 
Sostituire lo zucchero raffinato 
Come sostituto dello zucchero bianco raffinato si può usare del fruttosio, del miele, della melassa e del "vero" zucchero di canna. Dico vero perché qualcuno è arrivato a tostare leggermente lo zucchero bianco al fine di dargli una doratura che lo fa sembrare zucchero di canna. Si deve anche considerare che i due cucchiaini di zucchero nel caffè non fanno male a nessuno; lo zucchero diventa pericoloso quando se ne assume molto, per esempio prendendo un dessert dopo mangiato e così via. Pertanto si dovrebbe cercare innanzitutto di ridurne il consumo. 
Il consumo dello zucchero, come esposto più sopra, in questi ultimi decenni è andato aumentando in modo vertiginoso. Questo, purtroppo, ha causato l'abitudine al sapore dolce; un'abitudine altrettanto nociva di quella del fumo o dei superalcolici. Siccome l'organo che gestisce gli zuccheri è il pancreas, in questi ultimi anni sono anche aumentati i problemi a quest'organo. L'aumento dei casi di ipoglicemia e diabete ne sono un esempio. Perciò, in definitiva, la soluzione migliore è la riduzione dei dolci, seguita dalla sostituzione dello zucchero con altri prodotti. Se non si opera in questo modo si corre il rischio di utilizzare troppo miele, fruttosio o melassa, che in eccesso sono tutti altrettanto dannosi per il pancreas che è un organo assai delicato. 
fonti: http://www.procaduceo.org/ 
          http://www.studirosacrociani.com/

giovedì 12 maggio 2011

Nessuno dice niente ma... la nube radioattiva di Fukushima ha contaminato l'Europa!


- di Luca Martinelli -di Criirad -
Il rischio da contaminazione in Europa non è più “trascurabile”, secondo CRIIRAD, un ente di ricerca francese sulla radioattività. L’ONG sta consigliando le donne incinte e i bambini di evitare i “comportamenti a rischio”, come il consumo di latte fresco o di verdure con foglie di grandi dimensioni.
Antefatto
Dopo che la nube radioattiva proveniente dalla centrale nucleare di Fukushima in Giappone ha raggiunto l’Europa a fine marzo, CRIIRAD, un ente di ricerca francese sulla radioattività, ha detto di aver rilevato iodio-131 radioattivo in acqua piovana nel sud-est della Francia.
Nei test in parallelo, l’Istituto francese per la protezione radiologica e la sicurezza nucleare (IRSN), l’ente pubblico nazionale di monitoraggio dei rischi nucleari e radiologici, ha trovato iodio 131 nel latte.
In tempi normali, nessuna traccia di iodio-131 deve essere rilevabile nell’acqua piovana o nel latte, come indica la direttiva Euratom del 13 maggio 1996 che stabilisce i principi generali e le norme di sicurezza sulla radioprotezione in Europa.
Ulteriori informazioni
In risposta alle migliaia di richieste dei cittadini europei, preoccupati per le conseguenze della catastrofe nucleare di Fukushima, CRIIRAD ha stilato un pacchetto di informazioni sui rischi della contaminazione da iodio-131 radioattivo in Europa.
Il documento*, pubblicato il 7 aprile, sconsiglia di consumare l’acqua piovana e invita gruppi vulnerabili come bambini e donne incinte o che allattano ad evitare di consumare verdure a foglie grandi, latte fresco e formaggio fresco.
Secondo CRIIRAD il rischio connesso alla contaminazione prolungata di gruppi vulnerabili della popolazione non può più essere considerato “trascurabile” ed è ora necessario evitare “comportamenti a rischio”.
Tuttavia, l’istituto sottolinea che non c’è assolutamente alcuna necessità di rinchiudersi dentro casa o assumere compresse di iodio.
La nota informativa di CRIIRAD non è limitata alla situazione in Francia ma è applicabile ad altri paesi europei, dal momento che il livello di contaminazione dell’aria è attualmente la stessa in Belgio, Germania, Italia e Svizzera, per esempio.
I dati per la costa occidentale degli Stati Uniti, che ha ricevuto il fallout radioattivo di Fukushima 6-10 giorni prima della Francia, rivelano che in quell’area i livelli di concentrazione di iodio-131 sono 8-10 volte superiori, secondo l’istituto.
Acqua piovana e di rubinetto
Secondo CRIIRAD, una percentuale enorme di richieste di informazioni ricevute riguardavano la preoccupazione per i rischi associati all’acqua piovana e all’utilizzo alimentare dell’acqua di rubinetto.
L’istituto sottolinea che non vi è alcun rischio, anche per i bambini, a restare sotto la pioggia senza protezione. Ma il consumo di acqua piovana come fonte primaria di acqua potabile deve essere evitato, soprattutto tra i bambini.
In merito all’acqua di rubinetto, i bacini sotterranei o i grandi fiumi non dovrebbero presentare alcun problema. Ma l’istituto suggerisce che la situazione delle acque provenienti dalle fonti che raccolgono l’acqua piovana da uno o più bacini idrografici, come i laghi collinari, dovrebbe essere più attentamente esaminata.
Per quanto riguarda l’irrigazione del proprio giardino con l’acqua piovana raccolta, la CRIIRAD consiglia di annaffiare solo la terra, e non le foglie di verdura, poiché l’assorbimento è più veloce e più significativo sulle superfici della foglia che attraverso le radici.
Catena alimentare
Spinaci, insalate, cavoli e altri ortaggi con superfici di grandi dimensioni sono tra quei prodotti alimentari che sono particolarmente sensibili alla contaminazione da iodio-131, se sono coltivate all’esterno ed esposti alle acque piovane. Il lavaggio delle verdure non aiuta, dato che lo iodio-131 è rapidamente metabolizzato dalle piante.
Il latte fresco e i formaggi cremosi, così come la carne di bovini che hanno pascolato all’aperto, sono classificati come alimenti che possono essere contaminati indirettamente e devono essere monitorati. La contaminazione del latte e formaggio di capra e pecora può essere maggiore di quella dei prodotti bovini.
Dose di rischio
La direttiva Euratom del 13 maggio 1996 stabilisce i principi generali e le norme di sicurezza sulla radioprotezione in Europa. Secondo la direttiva, l’impatto delle attività nucleari può essere considerato trascurabile se le dosi di radiazioni non superano 10 micro Sievert (mSv) all’anno. Al di sopra di questo valore, dovrebbero essere attuate tutte le possibili misure per ridurre l’esposizione.
Mentre lo iodio-131 radioattivo è presente in aria soprattutto sotto forma di gas, CRIIRAD sottolinea che nel caso del fallout di Fukushima, il problema principale è quello di limitare l’ingestione di iodio-131.
CRIIRAD rileva che la quantità di iodio-131 in grado di erogare una dose di 10 mSv varia notevolmente in base all’età dei consumatori. I bambini fino a due anni sono i più vulnerabili e l’ingestione di 50 Becquerel (Bq) è sufficiente per fornire al corpo una dose di 10 mSv, secondo l’istituto.
Se gli alimenti (verdure a foglia, latte, ecc) contengono tra uno e 10 Bq / kg o più, è possibile che il livello di riferimento di 10 mSv possa essere superato entro due o tre settimane.
I valori di iodio-131 radioattivo misurati dall’Istituto francese per la protezione radiologica e la sicurezza nucleare (IRSN) negli ultimi giorni mostrano i seguenti diversi livelli di contaminazione: 0,08 Bq / kg di insalata, spinaci e porri a Aix-en-Provence, 0,17 Bq / l nel latte a Lourdes e 2,1 Bq / l nel latte di capre a Clansayes.
La contaminazione proseguirà nelle prossime settimane
CRIIRAD osserva che “enormi quantità di materiale radioattivo sono state rilasciate dalla centrale di Fukushima Daiichi da Sabato 12 marzo 2011. Martedì 5 aprile, 24 giorni dopo l’incidente, il rilascio stava ancora proseguendo. Questo significa che le masse d’aria contaminate in Europa dureranno ancora, con un ritardo legato alla percorrenza di 15.000 km da parte dei gas aerosol radioattivi. ”
Cosa c’è scritto nel documento di CRIIRAD?
Acque piovane e irrigue
Per valutare la deposizione di radioattività sul suolo, il laboratorio della CRIIRAD ha analizzato 8 campioni di acqua piovana raccolta da diverse regioni della Francia. L’attività dello iodio-131 (il solo radionuclide rilevato) variava da 0,24 Bq / l e 4,9 Bq / l.
Questa attività molto bassa non provoca alcun rischio per le persone che si sono trovate sotto la pioggia senza protezione. Tuttavia, l’utilizzo di acqua piovana come principale fonte d’alimentazione non è consigliato, soprattutto se i consumatori sono bambini piccoli. Si noti che la normativa vigente non considera l’acqua piovana come acqua potabile. L’acqua dei bacini sotterranei o dei grandi fiumi non dovrebbe essere un problema. Dovrebbe tuttavia essere esaminata più da vicino la situazione degli invasi come i laghetti collinari che raccolgono acqua piovana da uno o più bacini idrografici.
Potenziale rischio alimentare
Ci sono, a priori, due categorie di alimenti da prendere in considerazione: i vegetali a foglia larga, come le insalate, le bietole, gli spinaci, il cavolo, l’acetosella … (a meno che non siano coltivate in serra, naturalmente); il latte e il formaggio fresco (soprattutto di capra e pecora), la carne, fatta eccezione per gli allevamenti in stalla. I rischi sono certamente ridotti, ma tenuto conto della possibile durata della contaminazione e dell’esistenza di particolari abitudini alimentari nonchè della vulnerabilità di alcuni gruppi di popolazione, non ci si trova più nel campo del rischio trascurabile ed è quindi utile evitare che gli alimenti a rischio costituiscano, nelle prossime settimane, la dieta di base della famiglia. Questa misura di buon senso è valida soprattutto per bambini, donne incinte e madri che allattano.
Quanto tempo durerà la contaminazione?
Rapporti tecnici del gestore (TEPCO) e dell’Autorità per la Sicurezza Giapponese (NISA) temono un rilascio per ancora diversi giorni o addirittura settimane. Se vi saranno nuovi incendi o se gli operatori saranno di nuovo costretti a rilasciare vapore per prevenire le esplosioni di idrogeno, potranno verificarsi nuove fasi di massicce emissioni. In Francia, l’impatto resta molto basso e le misure di protezione sono relativamente facili da implementare. Tremendamente peggiore la situazione per il Giappone.
Traduzione a cura di Monia Benini

martedì 10 maggio 2011

Come ci si lava i denti? Non certo col dentifricio al fluoro, e attenti alla direzione della vostra spazzolata



I denti NON SI LAVANO spazzolando da destra a sinistra e poi dal basso in alto con movimento ritmico, perché in tal modo la sporcizia presente sui denti non fa che infilarsi nello spazio tra dente e gengiva: il classico metodo per lavarsi i denti raccomandato tanto dalla madre premurosa quanto dall'esperto televisivo è assolutamente controproducente.

A quato pare dietro alle menzogne sulla pulizia dei denti c'è una sorta di complotto, che serve ad alimentare un grande business: se alla gente venisse spiegato come ci si lava i denti per evitare carie ed altre affezioni (come la piorrea) i tanti specialisti che lavorano sul nostro apparato masticatorio avrebbero sicuramente molto meno lavoro, e lo stesso ovviamente vale per tutto l'indotto.

Finalmente ho capito perché da piccolo nei periodi in cui mi lavavo i denti con grande regolarità e costanza mi si cariavano sempre i denti! Il movimento era sbagliato e usavo il dentifricio al fluoro! Beh, in realtà c'erano sicuramente anche altri motivi: ai tempi mangiavo ancora lo zucchero, che fa decisamente male ai denti (ma non solo).

Come ci si lava i denti allora secondo le informazioni ricevute da questa persona?Con un buono spazzolino, un pochino appena di dentifricio ed un movimento che spinge fuori la sporcizia, un movimento che va dalla base del dente alla punta, sia all'interno che all'esterno del dente, sia per l'arcata inferiore che per quella superiore. Io consiglio ovviamente un dentifricio senza fluoro, possibilmente non conservato in un tubetto di alluminio, anche se vi confesso che, da quando uso questo nuovo metodo di pulizia, spesso faccio del tutto a meno del dentifricio.
Lavarsi bene i denti seguendo questo metodo è un po' più lungo e faticoso, ma se lo fate per bene potrebbe bastare anche una sola pulizia al giorno purché accurata. E' positivo abituarsi ad utilizzare anche il filo interdentale e/o lo scovolino ed è importante soprattutto lavarsi bene i denti la sera prima di andare a dormire. Denti e gengive ve ne daranno grati.


Per quanto concerne il fluoro invece, come scrivevo tempo fa:

Un altro programma che venne iniziato da Hitler e portato avanti dai suoi vincitori fu quello dell'utilizzo delle droghe per abbrutire le masse. Scienziati tedeschi girarono il mondo in lungo e in largo, dal Tibet alla foresta amazzonica, alla ricerca di principi attivi che potessero essere utilizzati come droghe per alterare il comportamento delle masse. Essi cercavano di trovare una sostanza che rendesse manipolabili le menti, ma che lasciasse al contempo intatte le capacità lavorative delle persone. In realtà la scoperta degli psicofarmaci e il loro uso in psichiatria sembra essere il coronamento del sogno hitleriano: condizionare le menti dei sudditi con dei farmaci che annebbiano la mente ma che utilizzati in dosaggi opportuni ti permettono di funzionare ancora negli ingranaggi lavorativi.

Le statistiche sui consumi crescenti degli psicofarmaci parlano chiaro (in Italia è uno psicofarmaco il medicinale più venduto in farmacia), mentre le affermazioni degli psichiatri secondo le quali siamo quasi tutti esposti al rischio di sviluppare una "malattia mentale" costituiscono il presupposti per diffondere sempre più capillarmente nella nostra società la cultura della droga farmacologia.

Si sa ormai da tempo (notizie ovviamente censurate dai mass media) che il fluoruro di sodio silicico (scarto della raffinazione delle rocce di fosfato) contenuto nei dentifrici (descritto brevemente come fluoro) non previene la carie ed ha effetti tossici sull'organismo umano, persino cancerogeni (fra l'altro indebolisce l'attività dei globuli bianchi). Una prova di questa affermazione, che potrebbe sembrare così assurda, è che il governo olandese ha revocato il programma di fluorizzazione delle acque potabili (addizione di fluoruro all'acqua corrente delle abitazioni) dopo aver osservato gli effetti negativi di un tale provvedimento (per ulteriori notizie sulla storia del fluoro e sulle prove della sua tossicità consiglio la lettura del libro di Lorenzo Acerra: "Fluoro, pericolo per i denti, veleno per l'organismo" Macro edizioni).

Un altro esempio abbastanza evidente delle falsità propagandate sul fluoro è l'esperimento di Ottawa nel Kansas, ove la fluorizzazione dell'acqua in soli tre anni ha fatto abbassare la percentuale dei bambini senza carie da 82,3% a 45% (Dichiarazioni del Dr. Forst, capo della New York Division of Pupil Personell Service).

Fonte

venerdì 6 maggio 2011

Le onde dei cellulari sono pericolose: ORA E' "UFFICIALE"





Dopo molti anni di dibattito sui rischi per la salute derivanti dai telefoni cellulari, un recente rapporto finalmente fornisce delle risposte. Il rapporto completo è stato presentato di recente al Dipartimento di Telecomunicazioni dal Prof Girish Kumar del dipartimento IIT di Bombay di ingegneria elettrica. Kumar, che ha svolto approfondite ricerche sulle radiazioni del telefono cellulare e i suoi effetti, mette in guardia contro l'uso eccessivo dei telefoni cellulari perchè espone gli utenti ad un aumento del rischio di cancro, tumore al cervello e di molti altri rischi per la salute. Per i bambini la cosa è ancor più accentuata.

I principali rischi per la salute derivanti dalle radiazioni dei telefoni cellulari e dai ripetitori sono i seguenti:


- Un aumento del 400% del rischio di cancro al cervello tra gli adolescenti che usano per i telefoni cellulari. I bambini sono più vulnerabili alle radiazioni dei cellulari. Più piccolo è il bambino, tanto più profonda è la penetrazione della radiazione elettromagnetica perché il cranio dei bambini è più sottile.



- Un eccessivo uso dei telefoni cellulari può provocare il cancro a chiunque. L'uso dei cellulari per più di 30 minuti al giorno per 10 anni aumenta il rischio di cancro al cervello e neuroma acustico.

- La radiazione dei cellulari provoca danni irreversibili alla fertilità maschile. Gli studi hanno scoperto un conteggio inferiore del 30% nel liquido seminale degli utenti che fanno uso intensivo di telefoni cellulari.

- Le frequenze utilizzate dai cellulari possono causare danni al DNA delle cellule del corpo. La radiazione provoca la formazione di 'formazioni di radicali liberi' all'interno delle cellule; tali radicali sono notoriamente cancerogeni.

- Le frequenze dei cellulari interferiscono con il corretto funzionamento di altri dispositivi salvavita, inclusi gli impianti di pace-maker, e possono, quindi, provocare la morte improvvisa.

- L’esposizione ai cellulari può scatenare la risposta allo stress nelle cellule umane e animali e provocare la produzione di proteine da stress. Questa è una prova sufficiente del fatto che l'organismo riconosce la radiazione dei telefoni cellulari come potenzialmente nociva.

- I campi elettromagnetici generati dai telefoni cellulari e dalle cellule dei ripetitori debilita il sistema immunitario e stimola risposte allergiche \ infiammatorie, comprese eruzioni cutanee, piaghe, sensazione di oppressione e lesioni.

- Le persone che utilizzano i telefoni cellulari per più di 30 minuti al giorno per più di quattro anni sono a rischio più elevato di perdita dell'udito. La radiazione dei telefonini può causare tinnito e danneggiare le cellule ciliate presenti nell'orecchio interno. Una volta danneggiate, queste cellule non possono più rigenerarsi.



- L’uso frequente dei telefoni cellulari può danneggiare il sistema visivo in molti modi. Le frequenze dei cellulari (900, 1800 MHz e 2450 MHz), danneggiano le cellule epiteliali e aumentano la temperatura all'interno dell'occhio.

- Le emissioni dei cellulari indeboliscono le ossa e possono causare un deficit dei livelli di melatonina, un antiossidante potenziatore del sistema immunitario.

- Un aumento del rischio di tumore delle ghiandole salivari è legato all'uso dei telefoni cellulari.

- L’esposizione ai campi elettromagnetici può causare disturbi del sonno e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson.

- A causa del rumore elettromagnetico di fondo, le api e gli uccelli diventano disorientati e non possono tornare negli alveari e nei nidi. Ci sono effetti nocivi per animali, piante e l’ambiente


fonte: disinformazione.it