mercoledì 29 giugno 2011

Latte: siamo uomini o vitelli?


"Fino a due anni i bambini dovrebbero essere alimentati con latte materno. Dopo i due anni, dimenticate ogni tipo di latte!". 


Questa vera e propria bomba e stata fatta recentemente esplodere dal celeberrimo dottore Benjiamin Spock, padre della moderna pediatria. Il suo libro "Baby and child care" ha venduto ben 40 milioni di copie in tutto il mondo, affermandosi come il vangelo dello svezzamento e della cura di neonati e bambini.

Oggi Spock, che aveva sempre consigliato il latte vaccino, ha radicalmente cambiato idea, abbracciando le tesi che da anni molti medici ed esperti (nonché vegetaliani, macrobiotici ed igienisti) propugnano: il latte vaccino fa male, soprattutto in fase di crescita, perché può provocare molte deficienze immunitarie e disturbi vari, tra cui l’anemia, allergie e persino un insufficiente sviluppo cerebrale.

Spock, dunque, si trova ora fianco a fianco col Prof. Frank Oski, direttore del Reparto Pediatrico della prestigiosa John Hopkins University di Baltimora ed ex-presidente della Societh Americana per le ricerche in pediatria, che in molti libri (tra cui il provocatorio "Non bere il tuo latte") sta da oltre quindici anni facendo una crociata anti-latte di mucca.

In America e in Italia in molti si sono scagliati contro Spock, definendo "vecchio arteriosclerotico" questa vera "leggenda della puericultura" che, a 89 anni suonati, ha avuto il coraggio intellettuale di ammettere i propri errori e di dichiarare che il latte di vacca e adattissimo ai vitelli, ma non agli uomini.

Le multinazionali del latte, quelle che hanno imposto l’immagine del bianco alimento come cibo perfetto per bambini, stanno tremando e hanno già fatto scendere in campo i soliti professoroni in camice bianco. Nel nostro Paese e addirittura apparsa una pubblicità dei produttori, pagata con il contributo della Comunità Europea (che da anni ha immense scorte di latte non smaltite), in cui si sostiene l’insostituibilità di questo alimento.

Tale affermazione viene attribuita all’Istituto Nazionale della Nutrizione che invece, nel rapporto preparato per la Conferenza Internazionale sulla Nutrizione FAO/OMS che si terra a Roma in dicembre, riporta testualmente: "all’allattamento al seno viene universalmente riconosciuto un ruolo di primaria importanza per garantire il migliore stato di nutrizione del bambino e per prevenire importanti malattie dell’età pediatrica (affezioni gastrointestinali, allergie, obesità, ecc.)".

Dice inoltre che "dopo i due anni di età si osservano, con notevole frequenza, le stesse errate abitudini alimentari riscontrabili nella popolazione adulta, caratterizzate da un eccesso di proteine e grassi animali".

Cosa penseremmo se le mucche un bel giorno impazzissero e facessero allattare il proprio vitellino da un’asina, oppure da un cammello? L’uomo e l’unico animale che continua a nutrirsi di latte anche dopo lo svezzamento. Che sia il desiderio di non diventare mai adulti?

Molti pensano che da sempre l’uomo abbia consumato il latte di mucca, dandolo persino a neonati e bambini. Non è cosi. Fino a tre secoli fa nessuno si era mai sognato di dare
latte di mucca come sostituto del latte materno e solo negli ultimi 50 anni il consumo di latte vaccino ha conosciuto una vertiginosa impennata, diffondendosi in tutti i paesi industrializzati.

Anticamente il latte di mucca era usato solo dai pastori-nomadi (adulti), mentre il burro, ad esempio, veniva usato dai Romani dell’Impero di Augusto per farne unguenti per la pelle.

Il latte vaccino e un cibo per vitelli, non per l’uomo. Serve a far crescere un vitello e a farlo assomigliare a una mucca, ma sicuramente non per aiutare un bambino a diventare un uomo. Per questo la natura ha predisposto il latte materno. Il latte umano è l’unico nutrimento del bambino (almeno cosi dovrebbe essere) fino al completamento della prima dentizione, detta, perciò, da latte; pertanto, l’allattamento può protrarsi anche a 2 anni circa d’età.

In realtà lo svezzamento, che può iniziare verso il 5’ – 6’ mese, prosegue lento e graduale fino a rendersi totale anche verso il 15’ mese ed oltre, con varianti dipendenti da molteplici fattori.

La madre, nella società moderna, ha sempre più spesso rinunciato ad allattare al seno il proprio neonato (bassissime le percentuali alla fine degli anni sessanta), un po’ per motivi di tempo (essendo inserita nel frenetico processo produttivo), un po’ per mancanza di informazione sull’insostituibilit a del latte materno nei primi mesi di vita. La donna si e poi fatta condizionare da false paure sui presunti danni estetici dell’allattamento e da un malinteso desiderio di emancipazione.

Ma il peso più determinante, in questa "scelta", lo ha avuto la martellante pubblicità delle industrie produttrici di latte (in polvere e non), aiutate sicuramente dai sacerdoti della salute in camice bianco che hanno contribuito a creare un vero e proprio "mito" alimentare, basato su poco o nulla.

Prima di tutto il latte di una madre sana e sempre fresco e batteriologicamente puro, mentre ogni tipo di latte non umano deve subire un processo di "cottura" ad alte temperature che ne distrugga gli organismi nocivi (ma la stessa sorte tocca purtroppo anche alle vitamine).

Latte materno e latte vaccino non sono assolutamente uguali, se non nel colore: si differenziano infatti nella composizione percentuale degli ingredienti (essendo l’uno destinato a far crescere esseri umani e l’altro bovini), e nella qualità di tali ingredienti (ad esempio le catene di aminoacidi sono completamente diverse). Inoltre solo nel latte materno sono presenti sostanze che immunizzano il neonato dalle infezioni (soprattutto quelle respiratorie e intestinali), nonché la quantità di fosforo esattamente necessaria al suo sviluppo cerebrale.

Il "cucciolo" di uomo sviluppa dapprima il cervello, mentre l’animale sviluppa prima la struttura ossea. La quantità di lattosio, essenziale per lo sviluppo cerebrale del bambino, nel latte umano e quasi il doppio rispetto a quella che si riscontra nel latte vaccino. Questo fatto e facilmente spiegabile se si pensa che l’accrescimento del cervello del bambino e molto più rapido di quello del vitello.

Usando il latte vaccino per alimentare i bambini, viene quindi a soffrirne il loro sviluppo cerebrale e psichico. Il latte vaccino contiene più del doppio delle proteine del latte umano, ma questo non e assolutamente un vantaggio, perché come dice un vecchio adagio "il troppo storpia": per essere tollerato dal neonato, infatti, va diluito, pena una forte reazione di rigetto e danni renali.

Il latte di mucca contiene molta caseina (quasi tre volte il latte umano), una proteina che, a contatto con i nostri succhi gastrici, "caglia", formando un grumo compatto, alquanto indigesto, che provoca inoltre l’aumento dei processi putrefattivi intestinali. Il latte umano cagliato forma invece coaguli piccoli, ed’è soffice e leggero.

Riguardo alla presunta insostituibilità del latte di mucca quale fonte di calcio (utile allo sviluppo di ossa e denti), bisogna ricordare che i nostri progenitori non usavano assolutamente il latte vaccino e avevano ossa e denti molto "compatti" e ben sviluppati, come dimostrano i reperti fossili risalenti al Paleolitico.

Il fatto che le mucche producano un latte cosi ricco di calcio si spiega facilmente tenendo conto delle necessita fisiologiche di accrescimento dei neonati vitelli che inoltre dovranno sviluppare le corna. Il latte materno non deve contenere più calcio del normale, perché e quella la quantità ottimale per far crescere sano un bambino.

Il latte vaccino, dovendo servire ai vitelli, che hanno una velocità d’accrescimento fisico notevolmente superiore a quella umana (raddoppiano il proprio peso dopo appena 47 giorni dalla nascita, mentre il neonato umano lo raddoppia in 180 giorni), contiene dal 3,5% al 5% di proteine, contro l’1,2% del latte umano. Tale notevole quantità di proteine nel latte di mucca costituisce, quindi, una autentica overdose proteica per un essere umano.

Si è cosi accertato che quando le proteine superano il normale fabbisogno del mammifero che assume un determinato latte, l’eccesso determina un sovraccarico per il fegato e le reni, che hanno il compito di eliminare i prodotti del metabolismo proteico. Il latte umano, al contrario di quello vaccino, garantisce al neonato la massima prevenzione dalle allergie e dalle infezioni. I neonati umani, quando non incorrono in diarree pericolose, aumentano di peso, se allattati con latte vaccino, molto più velocemente che se sono allattati con latte umano.

Tutto ciò ostacola lo sviluppo psichico del bambino perché blocca, almeno parzialmente, la sua capacita d’apprendere. Tale velocità d’accrescimento e tale che il raddoppio del peso del neonato si raggiunge non in 180 giorni ma in soli 118, tanto che all’età di un anno, rispetto ai coetanei nutriti con latte umano, sono più pesanti di circa 2 kg e più alti circa di 5 centimetri, tutto ciò a causa dell’eccesso di proteine del latte vaccino.

I bambini che presentano disturbi nell’apprendimento sono l’80% di quelli allattati con latte vaccino. Dato che il bambino presenta la massima velocità d’accrescimento cerebrale nei primi 18 mesi di vita, alcuni studiosi consigliano l’allattamento umano almeno sino a questa età.

I medici hanno riscontrato che oggi il giovane americano, alla visita di leva, ha già concluso la crescita ossea, cosa che solo venti anni fa succedeva sei-sette anni più tardi. Questo avviene perché vengono alimentati fin dalla nascita con latte non specifico e con altri cibi iperproteici.

Ma questo dato, che ad alcuni può sembrare positivo, ha invece un lato "oscuro" preoccupante: a una accelerazione innaturale del metabolismo e quindi ad una crescita più veloce di quella geneticamente predeterminata si associa un invecchiamento sicuramente più rapido. Tra l’altro ogni alimento ha valore nutritivo per la sua capacita di essere assorbito dal nostro organismo, non solo per la quantità di sali minerali, vitamine o proteine in esso contenuto.

Il calcio tanto reclamizzato nel latte vaccino e in genere male assorbito dall’uomo, perché e associato con una percentuale (relativamente) troppo alta di fosforo (fattore inibente) e alla caseina.

Nonostante ciò, nei paesi occidentali "sviluppati" mangiamo cosi tanto da riuscire a fare un’overdose quotidiana di calcio, il quale va a depositarsi sulle pareti delle arterie provocando, insieme al colesterolo, l’indurimento delle stesse oppure forma calcoli renali, o si accumula nelle articolazioni, dando vita a manifestazioni artritiche. Il cinese medio assume appena 15 mg di calcio al giorno, eppure ha meno carie e osteoporosi dell’americano medio, che ne ingurgita ben 800 mg.

Il latte vaccino contiene una bassissima percentuale di vitamine (da un mezzo a un decimo rispetto a quello materno). La vitamina C che recenti ricerche dell’Università di California hanno confermato essere un potente fattore di prevenzione antitumorale e presente in abbondanza nel latte materno, mentre e quasi assente in quello vaccino, anche non pastorizzato.

Il latte materno e ricco di lattosio, uno zucchero che rende più agevole al bambino l’utilizzazione delle proteine. Inoltre il lattosio migliora I’assorbimento del calcio e, creando un ambiente acido nel tratto intestinale, non permette il proliferare di batteri putrefattivi. Invece il latte vaccino contiene il galattosio che, generando un ambiente alcalino, rende possibile lo sviluppo di tali batteri, pericolosi per il neonato.

La pastorizzazione ed il normale trattamento del latte alterano comunque le vitamine (C,E, K e tutte quelle del gruppo B) e gli enzimi, fattori di crescita e fattori anti-rigidità. Diversi anni fa il Dipartimento americano per l’agricoltura fece un esperimento, allevando vitelli con latte pastorizzato. Dopo tre mesi erano tutti morti.

Composizione del latte umano: 1,2-1,5 %di proteine, dal 3 al 5% di grassi, dal 6,5 al 10% di carboidrati e 2% di sali

Il giusto cocktail per dare al neonato tutte le sostanze nutritive necessarie alla crescita e allo sviluppo delle caratteristiche peculiari della specie umana. Il primo liquido secreto dalle ghiandole mammarie della donna, subito dopo il parto, e il colostro, ricco di proteine e lattosio, e poverissimo di grassi. Determinante in questa prima fase la presenza di un aminoacido essenziale, la taurina, importante per lo sviluppo del sistema nervoso centrale e della retina del neonato, e delle immunoglobuline secretorie, che proteggono il neonato dalle infezioni respiratorie e intestinali.

Le immunoglobuline sono totalmente assenti nel latte vaccino o in qualsiasi latte industriale. Si e notata perciò una maggiore morbilita (cioè tendenza a contrarre infezioni) in quei bambini allattati artificialmente.

Ba mbini affetti da otiti, tracheiti, catarri a ripetizione sono rientrati nella norma sopprimendo i latticini ed in particolar modo lo yogurt. L’insonnia dei neonati e quasi sempre da addebitare alla somministrazione di latte vaccino. Causa l’allergia nei confronti di alcune proteine in esso contenute.

Latticini e formaggi sono legati alle malattie della civiltà: insorgere di tumori, cisti, fibromi, cancro all’apparato riproduttivo femminile (seno, utero, ovaia), infezioni all’apparato uro-genitale (cistiti e candida, molto diffusa tra le giovani americane), malattie del sistema cardiocircolatorio (arteriosclerosi, trombi, infarti...) a causa dell’enorme quantità di grassi saturi; connessione diretta con le più svariate forme di allergia sia alimentare che della pelle e dell’apparato respiratorio (asma, raffreddore da fieno), abbassamento delle difese immunitarie, problemi del sistema digerente (diarrea, stitichezza, per la mancanza di fibre). Il tuorlo dell’uovo e destinato all’embrione e il latte al neonato.

L’uomo è l’unico animale che si nutre di uova e latte per tutta la vita, ed e anche l’unico animale, per quanto se ne sa, a morire giovane di sclerosi coronarica e ad ammalarsi di arteriosclerosi in età avanzata.

Danni da latteAll’inizio del Neolitico, con l’avvento dell’agricoltura e dell’allevamento di mammiferi erbivori, venne introdotto nell’alimentazione umana il latte dei mammiferi non umani ed i derivati di tale latte.

Ogni mammifero produce un tipo di latte adatto solo alla propria specie. Orbene, tra il latte umano e quello vaccino c’è un abisso! Tra i due latti vi è la stessa differenza esistente tra una donna ed una mucca. Il latte umano e, tra tutti i tipi di latte, quello che ha il contenuto proteico più basso, in assoluto; ed e il più dolce.

Percentuali di proteine e glucidi (zuccheri) dei principali latti:

proteine glucidi
donna (1,2 - 7,00)
vacca (3,50 - 4,80)
bufala (3,67 - 3,60)
capra (4,30 - 5,00)
pecora (4,88 - 5,00)
asina (2,02 - 5,90)

Il problema dei latticini e degli altri sottoprodotti animali e molto importante poiché essi apportano all’organismo gli stessi veleni della carne (purine, colesterolo, ptomaine), talvolta in dosi ancor più elevate, sono nocivi quanto e più della carne.

Il lattosio durante la digestione, si scinde in galattosio e glucosio, ad opera della lattasi, un enzima che caratterizza il periodo della lattazione. L’uomo adulto dovrebbe essere sprovvisto di lattasi e cosi e, infatti, moltissime persone non riescono assolutamente a digerire il latte proprio a causa dell’impossibilità di scindere il lattosio per mancanza di lattasi. Se il livello di lattasi nell’intestino e basso o non adeguato, la ingestione di latte conduce a disturbi intestinali gravi e a diarrea: questo avviene nella maggior parte delle popolazioni umane.

Sempre più il latte d’oggigiorno contiene sostanze chimiche d’ogni tipo, estranee alla normale composizione del latte e dannose all’uomo. Si tratta di quelle sostanze che, somministrate alle mucche, passano ovviamente nel latte: antibiotici, ormoni, sali di zinco, tireostatici, betabloccanti, pesticidi (assunti con il foraggio), ecc., per cui il latte in commercio e diventato una specie di farmacia. Un prodotto tossico.

Il dottore S. Morini, allergolo presso l’ospedale Regina Margherita di Roma, afferma che le sostanze allergizzanti sono in prevalenza quelle del latte vaccino, che deve essere escluso pertanto dalle diete di chi presenta allergie alimentari.

Il dottore F. Carrier, sostiene che la soppressione del latte e dei suoi derivati, nei casi di asma, affezioni cutanee, di alcune affezioni dell’apparato genitale femminile e di tumori produce sempre risultati positivi ed in molti casi addirittura clamorosi.

Un danno provocato da uno dei derivati del latte vaccino, lo yogurt, è la cateratta. In alcune zone dell’India dove lo yogurt si consuma abbondantemente e quotidianamente la cateratta è molto diffusa. Sembra che il galattosio in alte dosi favorisca la cateratta e lo yogurt è un alimento tra i più ricchi in galattosio. Alcuni ne contengono sino al 24%.

Il latte negli anziani è controindicato anche per il calcio contenuto e che si configura nettamente come un fattore di fatica e di esasperazione funzionale della mucosa vasale e cardiaca, e promotore di arteriosclerosi e di accidenti vascolari. Molti anziani viaggiano verso la tomba su un mare di latte. Nel latte vaccino il calcio è presente nella misura di ben 175 milligrammi in 100 grammi di prodotto (calcio espresso come ossido di calcio). Tale eccesso di calcio, paradossalmente, impedisce proprio l’assorbimento del calcio stesso, come del resto è comprovato da sintomi di rachitismo presenti in bambini nutriti con latte vaccino.

E’ un luogo comune ritenere che il latte vaccino sia indispensabile proprio per rifornirsi di calcio; i nostri antenati, prima della domesticazione degli erbivori da latte, avevano scheletri del tutto normali, come dimostrano i reperti fossili. Al microscopio polarizzatore una sezione ossea di un uomo di Neandertal evidenzia una struttura più elastica e resistente di quella di un uomo moderno, consumatore di latte vaccino, che presenta invece alveoli grandi in un osso duro e quindi fragile. Nei lattanti e negli adulti che assumono latte vaccino si è potuta constatare una eccessiva eliminazione di calcio con le urine, dovuta al forte contenuto proteico del latte di mucca.

Presso l’Istituto della Nutrizione dell’Università del Wisconsin, dopo lunghe ricerche si è constatato che si elimina più calcio di quello che se ne ingerisca consumando cibi ricchi di proteine. Il latte vaccino è legato alla caseina che impedisce l’assorbimento del calcio, inoltre la maggioranza dei consumatori di latte e di formaggi fa uso di prodotti pastorizzati, omogeneizzati o comunque lavorati e tutte queste tecnologie degradano il calcio rendendolo difficilmente assimilabile.

Per avere calcio a sufficienza basta mangiare verdura a foglia verde, frutta, frutti secchi, che ne contengono abbastanza per i bisogni umani.

Non è da sottovalutare la più che probabile azione decalcificante dovuta alla elevata acidità dello yogurt. L’uso continuato dello yogurt può favorire l’instaurarsi dell’ulcera gastrica e di quella duodenale.

Il latte umano contiene una quantità di lisozima 3000 volte superiore a quella contenuta nel latte di mucca. Il lisozima è un composto proteico con funzione antibatterica. Il latte umano è l’unico che consente lo sviluppo del lactobacillus bifidus che protegge la mucosa intestinale ed inibisce lo sviluppo dei germi responsabili delle diarree.

Nei lipidi del latte vaccino vi è una quantità eccessiva di acido miristico che può causare alterazioni delle arterie ed arteriosclerosi. Il sodio presente nel latte vaccino è, molte volte, superiore a quello del latte umano, che perciò impegna meno i reni. Nel latte umano i grassi sono prevalentemente polinsaturi (acidi utili contro l’arteriosclerosi), mentre nel latte vaccino prevalgono i grassi saturi (causa di colesterolemia e arteriosclerosi) Nel latte vaccino vi è una prevalenza di caseina, mentre nel latte umano prevale la lattoalbumina.

Un’indagine durata 30 anni in Scandinavia ha dimostrato gli innegabili legami tra l’assunzione di latte vaccino e l’insorgere dell’artrite.

Il formaggio, a parte la carne, e molto probabilmente il peggiore alimento oggi esistente, l’alimento più negativo per la salute umana, è un deposito finale (una sorta di discarica) di tutti i farmaci somministrati alle mucche e che passano nel latte che servirà per fabbricare i formaggi; degli additivi di dubbia innocuità, che vengono usati durante la lavorazione soprattutto per conferire loro determinate caratteristiche organolettiche per fini commerciali e conservativi; de diserbanti che passano nel corpo delle mucche, e poi nel latte, a mezzo dei foraggi e delle granaglie che vengono dati per alimento.

Non c’e da meravigliarsi se qualche studioso ha detto che il formaggio oggi in commercio è ai "limiti della tossicità". Un alimento killer.

Il latte in polvere si ottiene sottraendogli l’acqua di costituzione, cioè essiccandolo.
E’ facile capire che il prodotto cosi ottenuto non ha più nulla né di naturale né tampoco di vivo: è una sostanza morta, di nessun valore biologico, ormai privo di capacita radiante: un autentico inganno sul piano nutrizionale.

Uno studio condotto nel 1979 dall’università di Berkley in California trovò che il triptofano, che è un aminoacido presente nel latte vaccino e nei suoi derivati, stimola abnormemente la ghiandola pituitaria accelerando l’invecchiamento del corpo.

Il dottore L.B.Franklin ( Università della Columbia inglese) condusse uno studio su 1500 donne che presentavano noduli benigni al seno, tutte grandi consumatrici di formaggi e altri derivati dal latte. Il latte vaccino contiene un ormone, l’estradiolo, che promuove la rapida crescita dei vitelli. Il dottore Franklin dimostro che era tale ormone a provocare i noduli mammari, infatti quando queste donne eliminarono completamente i prodotti del latte, guarirono nella misura dell’85% di esse.

Fatti e misfatti della BANDA DEL LATTE

A Roma la bufera del latte (infetto) ha imperversato su tutti i giornali preoccupando gli abituali consumatori del bianco alimento, divenuto improvvisamente, nell’immaginario collettivo, una subdola miscela venefica, contaminata da "grappoli" di bacilli. Tanto più sconvolgente, per i grandi e piccoli bevitori, in quanto il latte di vacca ha una solida patente di alimento sano, naturale, addirittura indispensabile alla crescita (ma qualcuno lo sa che grandi civiltà si sono sviluppate e sono fiorite senza l’aiuto di una sola goccia di latte?).

Questa patente, per effetto automatico di "traslazione", "garantisce" anche i vari derivati (latticini, burro, panna, formaggi freschi e stagionati, yogurt) e, grazie alla pubblicità, madre delle più assurde e incrollabili convinzioni indotte, viene estesa a un’infinita quantità di prodotti nella cui preparazione è stato utilizzato latte, burro, oppure yogurt. "Mangia questa meravigliosa merendina perché contiene un fiume di bianco latte!", oppure: "dimagrisci naturalmente con questo genuino formaggio cremoso!". La carrellata di esempi è infinita.

Purtroppo i miti, specie quelli creati "a tavolino" dall’industria onnipotente, sono duri a morire; semplicemente scalfirli e creare almeno un ragionevole dubbio riguardo al dogma è impresa pressoché eroica.

Fin troppo facile dire che oggi latte e derivati sono un cocktail di sostanze dubbie (betabloccanti, stimolanti dell’appetito, larvicidi, antibiotici e tranquillanti somministrati alle mucche finiscono inevitabilmente nel loro latte, per non parlare delle valanghe di pesticidi con cui si coltivano i mangimi per allevarle).

Fin troppo facile dire che il formaggio, essendo ancora più in alto nella catena alimentare, concentra in misura maggiore tutte queste sostanze, cui si aggiungono, spesso, conservanti e aromi chimici, rivelandosi alla fine una vera e propria discarica abusiva di veleni.

Tutte cose ovvie, ma pochissimi le sanno e quasi nessuno ci riflette su, traendo le dovute conseguenze. Meno ovvio e molto più "eversivo" raccontare come il consumo esagerato di latte e derivati in questi ultimi decenni (in pratica dal secondo dopoguerra) sia indissolubilmente legato alle cosiddette malattie della civiltà. Ormai, l’abbiamo detto anche in precedenza, a tutti i livelli (a cominciare dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità) si riconosce che l’overdose proteica che abbiamo fatto nell’ultimo cinquantennio non ha portato altro che una preoccupante proliferazione delle malattie degenerative, che sono poi quelle che affliggono l’uomo moderno, "ricco" e industrializzato, rivelandosi in assoluto le principali cause di mortalità.

Fra i danni da overdose proteica (tenetevi forte) può essere inclusa anche la famigerata osteoporosi, malattia sociale che colpisce strati sempre più estesi di popolazione. A torto si è creduto (ispirati soprattutto dall’aggressiva propaganda dell’industria lattiero-casearia) che le ossa fatalmente perdano calcio perché non ne assumiamo abbastanza col cibo. Per anni, allora, tutti a consigliare dosi massicce di latte e derivati perché "tanto ricchi dell’indispensabile calcio".

Oggi gli addetti ai lavori (almeno quelli aggiornati, perché di esperti che hanno studiato solo su libri di quarant’anni fa ne circolano ancora parecchi!) sanno che un eccesso di proteine diminuisce la capacita dell’organismo di sintetizzare proprio il prezioso calcio. L’incidenza di osteoporosi, infatti, è massima negli Stati Uniti, in Finlandia, Svezia e Inghilterra, paesi dove si consumano più cibi animali (carne, latte, burro, formaggi, uova) è minima in un paese come il Giappone dove, per tradizione, e sempre stato rarissimo il consumo di latte vaccino e latticini (ma anche qui, purtroppo, si registra una pericolosa tendenza a introdurre questi alimenti nella dieta giornaliera, su modello statunitense).

Da una ricerca pubblicata già nel marzo l983 dal "Journal of Clinical Nutrition", riguardante studi fatti su fasce di popolazione intorno ai 65 anni, si evinceva che le donne consumatrici di proteine animali avevano una perdita ossea del 35%, mentre le donne vegetariane solo del 7%. Inoltre nei bambini allattati artificialmente con latte vaccino sono stati spesso riscontrati sintomi di rachitismo e ciò perché nel latte di mucca questo indispensabile minerale e associato a molti fosfati necessari alla costruzione di un potente scheletro da erbivoro che, venendosi però a trovare nell’ambiente intestinale alcalino del neonato, bloccano per oltre due terzi l’assorbimento del calcio.

Da non dimenticare, poi, che la maggioranza dei consumatori di latte e formaggi vari utilizza prodotti omogeneizzati, pastorizzati o comunque lavorati, procedimenti che finiscono per degradare il calcio rendendone ancor più difficile l’assimilazione.

Ve rdura a foglia verde, frutta, frutti secchi, contengono abbastanza calcio da poter soddisfare, se assunti correttamente, il fabbisogno umano giornaliero. I semi di sesamo crudi ne sono molto ricchi, basta macinarli sull’insalata e il gioco è fatto.

Ma chi è che non beve latte di mucca nel mondo? Il gruppo etnico più numeroso è rappresentato dai cinesi (un miliardo di persone, pari ad un quinto della popolazione mondiale), poi ci sono altre popolazioni lattasi-deficienti (cioè sprovviste dell’enzima necessario a digerirlo) : il 90% degli abitanti di Taiwan, degli indiani d’America e degli Esquimesi, il 70% dei Neri d’America, il 20% almeno dei Finlandesi, degli Svedesi e degli Svizzeri, e infine molti popoli africani, i quali negli anni passati si sono visti sommergere dalle eccedenze di latte in polvere (spedito per "scopi umanitari" dai paesi ricchi) che ha causato vere e proprie epidemie di dissenteria.

A questi vanno aggiunti tutti i lattanti su scala mondiale durante l’allattamento al seno, i vegetaliani, i macrobiotici, gli aderenti alle varie scuole igieniste, la maggior parte dei crudisti, i fruttariani e tutti quelli allergici o ai quali semplicemente non piace.

Non ci sembra superfluo ribadire che, vista la spinosità del problema che richiederebbe pagine e pagine per una trattazione esauriente e completa di dati e riferimenti bibliografici, invitiamo tutti i lettori a contattare la LEPAV.

Come già accennato nella prima parte, i latticini hanno effetti di accumulo su tutti gli organi ed in particolar modo (essendo derivati dal latte, prodotto delle ghiandole mammarie) tendono a concentrarsi maggiormente nel tessuto ghiandolare umano e negli organi della riproduzione. E’ per questo che i più colpiti sono il seno, l’utero, le ovaie, la prostata, la tiroide, le cavità nasali, l’ipofisi, la coclea dell’orecchio e la zona cerebrale attorno al mesencefalo. Raffreddori da fieno e problemi auditivi colpiscono molti consumatori di latte e latticini, mentre, se l’accumulo avviene nei reni o nella, vescicola biliare, si possono formare calcoli.

Specie nei raffreddori allergici, cessare completamente il consumo giornaliero di latte e derivati porta rapidi e notevoli benefici. Ma in particolare le donne, ancor più degli uomini, dovrebbero ridurre drasticamente o, meglio, eliminare completamente latte, formaggi, panna e burro, perché tutti questi alimenti, per le ragioni suddette, favoriscono perdite vaginali, cisti ovariche e al seno, fibromi, tumori alla mammella e all’utero.

Come dimostrato da una ricerca condotta dall’Università della Colombia inglese, è l’estradiolo, ormone presente nel latte vaccino e che consente ai vitelli una rapida crescita fisica, ad accelerare l’ingrandimento di noduli e cisti. Studiando 1500 donne che presentavano noduli benigni al seno, tutte grandi consumatrici di formaggi e altri derivati dal latte, si constatò che, eliminando questi prodotti, l’85% di esse guarì completamente. Molte altre esperienze del genere, condotte da medici naturopati che hanno seguito le pazienti per anni dopo la guarigione, confermano l’esito di queste ricerche.

Sempre in tema, ci sembra utile citare "La dieta di guerra ha protetto il seno", un articolo apparso sul supplemento del Messaggero dedicato alla salute (suppl. n.7 del 13/ 02/93), in cui si riporta che, secondo un dato emerso da uno studio condotto in Scozia dall’organizzazione di ricerca sul cancro "Cancer Research Campaign", le donne nate durante la seconda guerra mondiale hanno meno probabilità di ammalarsi di tumore al seno. Secondo questi ricercatori, la minore incidenza del male che in Inghilterra è la principale causa di mortalità delle donne tra i 35 e i 65 anni potrebbe essere il risultato del regime povero di calorie e proteine animali, ma ricco di vitamine (frutta e verdura), che le 45-50enni di oggi furono costrette a seguire dato il razionamento di carne, zucchero e latticini. Non tutti i mali vengono per nuocere...

Per continuare la nostra carrellata su fatti e misfatti della famiglia lattea, prendiamo in esame lo yogurt, un prodotto che negli ultimi anni ha avuto un boom di produzione e consumo davvero eccezionale, basti pensare alla moltiplicazione esponenziale delle marche di yogurt e delle decine di tipi che ognuna di esse mette sul banco dei supermercati.

Un tempo presente quasi esclusivamente nella tradizione culinaria dei popoli del mediterrane orientale (specie Grecia, Libano, Turchia) lo yogurt ha oggi invaso le tavole occidentali, godendo di una "sponsorizzazione" massiccia che ne ha decantato, e continua a decantarne, le mille e una virtù. Senza, ovviamente, dire una parola sui suoi vizi.

A parte gli altri inconvenienti imputabili al latte e ai suoi derivati, lo yogurt sarebbe addirittura tra i responsabili della cateratta. In alcune zone dell’India dove lo si consuma abbondantemente e quotidianamente, questa malattia è molto diffusa. Sembra che il galattosio in alte dosi favorisca l’insorgere della cateratta e lo yogurt è un alimento tra i più ricchi in galattosio, alcuni ne contengono sino al 24%.

Ai formaggio-dipendenti dobbiamo dare altre pessime notizie. Il formaggio, specie se duro, salato e stagionato, è molto difficile da eliminare. Rimane sotto forma di acidi grassi saturi nelle profondità organiche, come la spina dorsale, il fegato, i reni (per non parlare delle arterie, le cui pareti interne vengono rivestite da strati di colesterolo).

Per eliminare tutti i depositi inquinanti di latticini e formaggi ci vogliono anni alcuni calcolano ne siano necessari almeno sette, ma tutto dipende dal metabolismo individuale seguendo una dieta totalmente vegetariana. Meglio ancora adottare un’alimentazione vegetariana crudista, a base di verdure e frutta fresca (da coltivazioni biologiche, ovviamente), che accelera la depurazione.

Particolarmente preoccupante, inoltre, quanto emerse da uno studio condotto nel 1979 dalla prestigiosa Università di Berkley in California, durante il quale si appuro che il triptofano, un aminoacido presente nel latte vaccino e nei suoi derivati, stimola abnormemente la ghiandola pituitaria accelerando l’invecchiamento del corpo. Ringiovanimento e longevità, quindi, non fanno rima con latte.

A proposito di questo è bene ricordare che il latte è veramente controindicato per gli anziani, giacché la massiccia percentuale di calcio in esso contenuto (che, come abbiamo già detto, associato ad altre sostanze presenti nel latte vaccino, viene difficilmente assorbito dal nostro organismo) si configura nettamente come un fattore di fatica e di esasperazione funzionale della mucosa vasale e cardiaca, diventando promotore di arteriosclerosi e di accidenti vascolari, specie coronarici.

Nei lipidi del latte di mucca vi è una quantità eccessiva di acido miristico ed anch’esso può causare alterazioni delle arterie ed arteriosclerosi. Ma un altro dato si rivela davvero inquietante riguardo al prodotto che beviamo oggigiorno: negli odierni allevamenti industriali, dove le mucche sono costrette ad una gestazione continua, esse vengono munte anche quando sono incinte e il loro latte contiene trefoni, speciali sostanze eccito-formatrici, in pratica ormoni della vita embrionale.

Il latte vaccino oggi in commercio è ricco di questi trefoni, per cui, al suo valore già in partenza iperplastico (promotore cioè di un rapido accrescimento fisico), si aggiunge la forza propulsiva di queste sostanze eccito-formatrici. Non è azzardato dedurre che quest’impeto costruttivo abnorme (destinato a far crescere un embrione di mucca e a farlo diventare un vitello) possa provocare moltiplicazioni improvvise, disordinate ed incoercibili delle cellule somatiche nelle diverse zone del corpo umano. In parole povere, riteniamo che il latte oggi in commercio è da considerare, più che mai, potenzialmente cancerogeno.

Ma, allora, perché beviamo il latte? Prima di tutto, complice la classe medica degli ultimi cinquant’anni, ci hanno fatto credere che fosse l’alimento "perfetto", addirittura in grado di sostituire in tutto e per tutto il latte materno nelle prime fasi di vita (!).

Poi ci hanno anche detto che senza il latte di mucca saremmo diventati tutti rachitici e pieni di carie, per mancanza di calcio. Infine ci hanno suggestionato con idilliche immagini di mucche paciose, prati verdissimi, improbabili mulini bianchi, fiumi di bianco latte in paesi felici.

Senz’altro la prima domanda da porsi, visto che il business del latte e derivati è esploso solo negli ultimi cinquant’anni, e: a chi è convenuto indurre il consumo di latte vaccino su larga scala?

Proviamo solo ad immaginare quanti miliardi di litri di latte vengono prodotti oggigiorno, e quanto latte adoperiamo per i più svariati usi culinari e nelle più svariate forme (latticini, yogurt, burro, panna, formaggi). Uno sforzo minimo, e saremo in grado anche di prefigurare gli stratosferici guadagni delle multinazionali coinvolte nella produzione e trasformazione di questo alimento "perfetto" e "indispensabile" (che, come abbiamo tentato di spiegare, presenta non poche "imperfezioni" dal punto di vista nutrizionale).

A proposito di guadagni fatti senza scrupoli, è clamoroso il caso del siero del latte (sottoprodotto di scarto della lavorazione dei formaggi). Di colore verdognolo, dall’aspetto simile al pus e con un odore nauseabondo, alla fine degli Anni Settanta, negli Stati Uniti, non fu più possibile scaricarlo nel sistema fognario perché vennero approvate severe leggi che vietavano questa pratica, in quanto il siero del latte è, da cento a duecento volte, più inquinante dei liquami di fogna.

Vietarono anche di scaricarlo nei corsi d’acqua, per non privarli di ossigeno e quindi provocare la morte della flora e della fauna. Allora le aziende casearie si inventarono di "scaricarlo" negli alimenti industriali( minestre liofilizzate, cacao, impasti per dolci, margarina, purea di patate, sughi, condimenti, alimenti per l’infanzia, pane, ecc.) e da quel momento iniziarono a vendere "cibi spazzatura" e continuano a farlo con grande successo, grazie alla pubblicità martellante.

Ci sembra poi, dal nostro ristretto punto di vista occidentale, che il mondo e la civiltà si siano sempre basati sul latte di mucca. Non è vero: è stato solo all’inizio del Neolitico (circa 10.000 anni fa), con l’avvento dell’agricoltura e dell’allevamento di mammiferi erbivori, che venne introdotto nell’alimentazione umana (in quantità assolutamente non paragonabili a quelle odierne) il latte dei mammiferi non umani ed i suoi derivati. E infatti nei reperti paleoantropologici si riscontrano carie solo a partire da questo periodo.

Mauro Teodori
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www.fissazionecentrale.it
www.centralfixation.net

martedì 28 giugno 2011

Test cosmetici sugli animali: ecco di cosa si tratta

Vi siete mai chiesti in cosa consistano i test cosmetici effettuati sugli animali? Ve lo spieghiamo noi. Perché si scelgano cosmetici non testati sugli animali.


test
Per testare la tossicità dei cosmetici, moltissime industrie sono solite praticare con agghiacciante regolarità quelli che vengono comunemente definiti “i cinque test di tossicità”. In genere, queste “prove” vengono effettuate su topi, cavie e conigli, ma possono riguardare anche altre specie di animali.
Vediamo in cosa consistono esattamente questi cinque test.
Fase uno: tossicità per uso ripetuto
Gli animali sono costretti ad ingurgitare o inalare gli ingredienti da testare. In alternativa la sostanza viene spalmata sulla pelle rasata della bestiola che può arrivare ad ospitarla, qualunque siano gli effetti, fino ad un periodo di novanta giorni. A fine esperimento si procede con l’uccisone dell’animale.
Fase due: tossicità riproduttiva
Femmine gravide di conigli, topi o ratti sono alimentate forzatamente con la sostanza da verificare. Successivamente si procede all’uccisione dell’animale e all’autopsia per studiare gli eventuali effetti della sostanza sul feto.
Fase tre: tossicità cinetica
Gli animali sono costretti ad ingerire la materia prima, dopodiché vengono soppressi e studiati per esaminare la distribuzione e l’accumulo della sostanza negli organi: assorbimento, distribuzione, metabolismo ed escrezione.
Fase quattro: sensibilizzazione cutanea
Dopo essere stati rasati, gli animali vengono messi a contatto con la sostanza per valutare eventuali reazioni allergiche. Anche in questo caso gli animali vengono uccisi a fine esperimento.
Fase cinque: cancerogenicità
Gli animali vengono alimentati forzatamente con la sostanza da testare per un periodo minimo di due anni, e poi uccisi per esaminare l’eventuale insorgenza del cancro nel loro organismo.
Come possiamo dunque riconoscere i cosmetici davvero cruelty free, ossia quelli non testati sugli animali? Dovremmo riuscire a farlo guardando l’etichetta e decifrando diciture come queste:
// Stop ai test su animali: è controllata da Icea per LAV ed è l’unico disciplinare internazionale a garantire che le aziende aderenti non conducano, non commissionino né prendano parte a test sugli animali, né direttamente né attraverso l’acquisto di materie prime non cruelty free.
// Clinicamente testato: è una dicitura che si riferisce al prodotto finito e indica che è stato oggetto di test su umani volontari, ma non garantisce che prima di questi non siano stati effettuati anche test sugli animali.
// Dermatologicamente testato: come “clinicamente testato”. Nessuna garanzia.
// Microbiologicamente testato: si riferisce a controlli atti a valutare contaminazioni dei prodotti da parte di funghi o batteri, ma non ha nulla a che vedere con la sperimentazione animale. Il prodotto potrebbe benissimo essere stato testato sugli animali.
// Cruelty free: nonostante l’apparenza si tratta di una dicitura non chiara, perché non specifica all’ambito sperimentale. Può riguardare l’origine dei prodotti, come ad esempio quelli relativi a cosmetici privi di componenti animali, ma non dà, di fatto, garanzia che non siano stati eseguiti i cinque test di cui vi abbiamo parlato.
Ecco una lista di prodotti certificati ICEA, ossia certamente cruelty free e non testati sugli animali:
// Argital
// CIBE
// COOP
// Dr Taffi
// Helan
// L’erbolario
// Lush
// Revlon
// Victoria’s Secret
La lista “nera” comprende invece, tra i (molti) altri:
// Clinique
// Lancome
// Garnier
// Givenchy
// Helena Rubinstein
// Yves Saint Laurent
// L’Oreal (che possiede, tra gli altri, Biotherm, Cacharel, Garnier, Giorgio Armani, Maybelline, Vichy)
// Max Factor (Procter & Gamble)
// Pantene (Procter & Gable)

domenica 26 giugno 2011

Gomme da masticare: alcuni ingredienti pericolosi per la salute





Ecco alcuni dei suoi componenti:

- Acetato di vinile (materia prima del VINAVIL, utilizzato in quantitativi di circa 90.000 ton come colla liquida dai molteplici usi e come base per i chewing gum) è cancerogeno (del gruppo 2B secondo lo IARC, istituto di ricerca sul cancro);
- Coloranti artificiali, ritenuto tossici e favorenti lo sviluppo di tumori come quello vescicale;
-Aspartame, dolcificante E951 : noto dolcificante artificiale, tossico, cancerogeno. Uno studio estremamente accurato dell'Istituto Ramazzini di Bologna è stato reso noto il 14 luglio 2005. Nel comunicato stampa si legge: "Sulla base di questi risultati viene dimostrato per la prima volta che, sperimentalmente, l’aspartame è un agente cancerogeno, in grado di indurre linfomi e leucemie nei ratti femmina, anche a dosi ammesse per l’alimentazione umana". Senza contare che altera la chimica cerebrale e induce depressione, scatti di rabbia e aggressività, alterazioni del pensiero...
- Fluoruro di sodio: nel 1944 il Journal of American Dental Association scrisse che la fluorazione causa OSTEOPOROSI, GOZZO e malattie alla spina dorsale !
Nel 1990 uno studio confermo' la correlazione tra fratture ossee e fluoro ! La Cornell University scopri invece danni ai reni ! 
Mentre uno studio del 1978 dell'Universita' di Yale scopri che bastava 1ppm di FLUORURO per diminuire resistenza e elasticita' delle ossa !
Nel 1987 NCI americana (Istituto dei Tumori) stabiliva relazione tra cancro (osteocarcinoma) e fluoro nell'acqua potabile !
La Fluorizzazione delle forniture idriche e' quindi una prassi amorale, non necessaria ed iniqua, e fra i suoi sostenitori si annoverano potenti interessi acquisiti del settore industriale, governativo (USA) e della professione medica /ondotoiatrica. 
Il fluoruro si accumula nelle ossa e le rende piu' fragili e soggette a fratturarsi; la stragrande maggioranza delle nazioni dell'Europa occidentale ha respinto la fluorizzazione delle acqua potabili. Il Dott. Durrant-Peatfield ci dice che il fluoro è un veleno che distrugge gli enzimi. Il suo accumulo nella tiroide è causa di squilibri ormonali. E'associato a malattie autoimmuni oltre all'osteoporosi, l'osteosarcoma e perfino un'aumento del cancro alla tiroide.
Così scriveva Charles Elliot Perkins in una lettera del 1954 alla Lee Foundation di Milwaukee-Wisconsin (vedi brillante articolo Fluorizzazione: Controllo mentale delle masse, a cura di Giuseppe Cosco, suwww.the1phoenix.net/x-files/medicin2.htm
UOMO AVVISATO MEZZO SALVATO....ABBIAMO UN CERVELLO, STA A VOI USARLO...



Se non potete fare a meno delle gomme: masticate Chizca






http://controcorrente83.blogspot.com/2011/03/se-non-potete-fare-meno-di-masticare.html

martedì 21 giugno 2011

Gli effetti benefici della "Spirulina"


Spirulina Arthrospira, tante specie di alghe diverse utili anche per dimagrire, fra cui Spirulina maxima Bernard,Spirulina platensisSpirulina major Kutz, tutte ampiamente utilizzate in omeopatia per le loro proprietà ed i vari effetti benefici, le Spiruline sono microalghe verdi-azzurre  unicellulari con parete cellulare costituita da mucopolisaccaridi; si riproducono per scissione e non sono in grado di fissare l’azoto.

Habitat della spirulina:

Presenti nelle acque alcaline e calme del lago Texcoco in Messico (la S.maxima era già nota e coltivata dagli Aztechi più di 500 anni fa) e del lago Ciad nell’Africa centrale (S.platensis) vengono diffusamente utilizzate per scopi medicinali ed alimentari.
Presso la popolazione Kanembu del Ciad e Nigeria viene raccolta dal lago Kossorom (Ciad), filtrata ed essiccata (dihè) per essere variamente utilizzata in forme culinarie tra cui la souce, una sorta di brodo vegetale molto nutriente frammisto a carne o pesce o miglio o fagioli.

Composizione e Proprietà della spirulina

Il tallo essiccato della Spirulina contiene le seguenti sostanze fitonutritive.
  • Proteine ad alto valore biologico (65%).
  • Carboidrati (fra cui il ramnosio che favorisce il metabolismo del glucosio); fibra.
  • Vitamine idrosolubili (B1, B2, B3, B6, B9, B12, biotina, ac.pantotenico, inositolo) e vitamine liposolubili (A, D, alfa-tocoferolo, K).
  • Amminoacidi essenziali e non essenziali.
  • Acidi grassi essenziali (ac.linolenico ed alfa-linolenico), ac.gamma-linolenico (GLA).
  • Sali minerali (Ca, K, P, Na, Mg, S, Cl, Fe, Zn, Mn, Cu, Co, Ni, Mo, Cr).
  • Pigmenti quali clorofille, ficocianine, caroteni e xantofille (mixoxantofilla, zeaxantina, criptoxantina, echinenone).

Proprietà attribuite alla Spirulina

  • Integrative nutrizionali, antianemiche, tonificanti e ricostituenti generali
  • Detossicanti, antiossidanti, antiradicaliche. Antivirali.
  • Immunostimolanti.
  • Ipolipemiche; epatoprotettive.
  • Antinfiammatorie.
  • Vasodilatatrici; anticoagulanti. 

Attività integrative nutrizionali, antianemiche, ricostituenti generali della spirulina

La Spirulina risulta utile nelle diete ipocaloriche per l’elevato apporto nutritivo associato al basso contributo calorico (390 Cal per 100 g di prodotto secco).
Contribuisce pertanto a colmare il depauperamento nutritivo tipico delle diete dimagranti o squilibrate.
La presenza dell’aminoacido essenziale fenilalanina (3%) in grado di agire sul centro nervoso dell’appetito riducendo gli stimoli della fame, facilita il controllo comportamentale nelle diete ipocaloriche determinando una sensazione di sazietà.
In tal caso si consiglia l’assunzione almeno 30 minuti prima dei pasti principali.
Risulta preziosa la presenza di vit.B12 soprattutto per chi segue diete rigorosamente vegetariane, anche se il predominante cobamide è rappresentato da pseudovitamina B12.
La Spirulina risulta particolarmente utile nella supplementazione fitonutrizionale dello sportivo, garantendo lo specifico apporto di vitamine ergogeniche, minerali favorenti il metabolismo energetico, amminoacidi a catena ramificata (leucina, isoleucina e valina), amminoacidi essenziali e non, proteine ad alto Valore Biologico per la presenza in aminoacidi essenziali, sostanze antiossidanti, carnitina e creatina (fondamentali per i processi energetici e sintetizzate nell’organismo a partire rispettivamente dagli amminoacidi lisina e metionina nonché dalla arginina, glicina e metionina).

La ricchezza nei principi nutritivi giustifica le proprietà tonificanti e ricostituenti.

La presenza del Fe (in forma biochelata facilmente biodisponibile) e degli aminoacidi essenziali facilita la sintesi dell’emoglobina e quindi dei globuli rossi prevenendo o riducendo forme anemiche. 
L’integrazione risulta particolarmente significativa nelle donne in gravidanza e durante la convalescenza.

Attività della spirulina contro lo stress psico-fisico (attività antiossidante, antiradicalica)

In caso di stress psico-fisico, l’organismo richiede un sovrautilizzo di nutrienti antiossidanti dotati di proprietà radical scavenger.
Nella Spirulina risulta particolarmente utile l’elevata presenza di ficocianine per le quali è documentata in vivo ed in vitro un’attività protettiva antiossidante contro i radicali perossili.
Le proprietà antiossidanti della Spirulina sono inoltre attribuibili alla clorofillina derivato della clorofilla, alla ficocianobilina, ai caroteni, alle xantofille, alla cisteina e metionina, alle vitamine A ed E, allo zinco ed al manganese.

Attività immunostimolante, antivirale della sprirulina

La Spirulina esercita proprietà immunologiche ed antivirali. L’acido cis-linoleico (LA) e l’acido gamma-linolenico (GLA) attivano la produzione di prostaglandine della serie 1 (PGE1) dalle proprietà proimmunitarie, antinfiammatorie, vasodilatatrici ed antiaggreganti piastriniche.
La presenza dei beta-glucani nella Spirulina potrebbe favorire la stimolazione del sistema immunitario con potenziamento delle difese organiche per incremento dei linfociti e dei macrofagi.
Effetti immunostimolanti sono attribuiti inoltre alle ficocianine. Studi su animali hanno documentato una corrispondenza tra assunzioni alimentari di Spirulina platensis ed innalzamento dell’attività dei fagociti macrofagi e della produzione di ossido nitrico (NO), ipotizzando quindi un potenziale ruolo immunoprotettivo.
L’NO agisce come un messaggero fisiologico intracellulare in grado di stimolare l’attività fagocitaria della cellula.
Somministrazioni di estratti acquosi di S.platensis nell’uomo attivano nel 50% dei soggetti il sistema immunitario attraverso un aumento della produzione di interferone gamma e dell’attività citolitica delle cellule Natural Killer (NK).

Attività antinfiammatoria, epatoprotettiva, ipolipemica, anticlastogenica

Le proprietà epatoprotettive, antinfiammatorie ed antiartritiche attribuite alle ficocianine potrebbero in parte essere sostenute dall’attività radical scavenger, dall’azione inibente nei confronti della perossidazione lipidica e della cicloossigenasi-2, da effetti inibitori dose-dipendente nei confronti della produzione di prostaglandine-E2 (PGE2).
Gli estratti acquosi di Spirulina maxima (100 e 500 mg/ml) evidenziano attività anticlastogenica proteggendo da danni genotossici indotti.
Somministrazioni dietetiche di Spirulina per 4 settimane contribuiscono ad impedire la formazione di steatosi epatica in topi con diabete indotto.

Altre attività della sprirulina

Gli estratti di Spirulina maxima incrementano nei ratti la sintesi ed il rilascio di ossido nitrico (NO) dalle cellule della muscolatura liscia vasale, attivando quindi il rilassamento della cellula muscolare con dilatazione del vaso sanguigno.
Lo spirulano calcio (Ca-SP) favorisce un’azione antitrombina con meccanismo simile a quello del cofattore eparinico II.
Gli effetti vasodilatatori ed anticoagulanti ipotizzano ruoli preventivi per alcune patologie vascolari obliteranti.

Indicazioni d’uso alga spirulina

L’alga trova indicazione come efficace e sicuro integratore nutrizionale nelle seguenti indicazioni.
  • Attività sportiva (completa l’apporto nutritivo richiesto dal sovrautilizzo nutrizionale ed energetico prevenendo perdite nella massa muscolare).
  • Stress psico-fisico o situazioni debilitanti.
  • Alimentazione vegetariana e vegetaliana. 
  • Alimentazioni ipocaloriche o squilibrate.