martedì 28 giugno 2011

Test cosmetici sugli animali: ecco di cosa si tratta

Vi siete mai chiesti in cosa consistano i test cosmetici effettuati sugli animali? Ve lo spieghiamo noi. Perché si scelgano cosmetici non testati sugli animali.


test
Per testare la tossicità dei cosmetici, moltissime industrie sono solite praticare con agghiacciante regolarità quelli che vengono comunemente definiti “i cinque test di tossicità”. In genere, queste “prove” vengono effettuate su topi, cavie e conigli, ma possono riguardare anche altre specie di animali.
Vediamo in cosa consistono esattamente questi cinque test.
Fase uno: tossicità per uso ripetuto
Gli animali sono costretti ad ingurgitare o inalare gli ingredienti da testare. In alternativa la sostanza viene spalmata sulla pelle rasata della bestiola che può arrivare ad ospitarla, qualunque siano gli effetti, fino ad un periodo di novanta giorni. A fine esperimento si procede con l’uccisone dell’animale.
Fase due: tossicità riproduttiva
Femmine gravide di conigli, topi o ratti sono alimentate forzatamente con la sostanza da verificare. Successivamente si procede all’uccisione dell’animale e all’autopsia per studiare gli eventuali effetti della sostanza sul feto.
Fase tre: tossicità cinetica
Gli animali sono costretti ad ingerire la materia prima, dopodiché vengono soppressi e studiati per esaminare la distribuzione e l’accumulo della sostanza negli organi: assorbimento, distribuzione, metabolismo ed escrezione.
Fase quattro: sensibilizzazione cutanea
Dopo essere stati rasati, gli animali vengono messi a contatto con la sostanza per valutare eventuali reazioni allergiche. Anche in questo caso gli animali vengono uccisi a fine esperimento.
Fase cinque: cancerogenicità
Gli animali vengono alimentati forzatamente con la sostanza da testare per un periodo minimo di due anni, e poi uccisi per esaminare l’eventuale insorgenza del cancro nel loro organismo.
Come possiamo dunque riconoscere i cosmetici davvero cruelty free, ossia quelli non testati sugli animali? Dovremmo riuscire a farlo guardando l’etichetta e decifrando diciture come queste:
// Stop ai test su animali: è controllata da Icea per LAV ed è l’unico disciplinare internazionale a garantire che le aziende aderenti non conducano, non commissionino né prendano parte a test sugli animali, né direttamente né attraverso l’acquisto di materie prime non cruelty free.
// Clinicamente testato: è una dicitura che si riferisce al prodotto finito e indica che è stato oggetto di test su umani volontari, ma non garantisce che prima di questi non siano stati effettuati anche test sugli animali.
// Dermatologicamente testato: come “clinicamente testato”. Nessuna garanzia.
// Microbiologicamente testato: si riferisce a controlli atti a valutare contaminazioni dei prodotti da parte di funghi o batteri, ma non ha nulla a che vedere con la sperimentazione animale. Il prodotto potrebbe benissimo essere stato testato sugli animali.
// Cruelty free: nonostante l’apparenza si tratta di una dicitura non chiara, perché non specifica all’ambito sperimentale. Può riguardare l’origine dei prodotti, come ad esempio quelli relativi a cosmetici privi di componenti animali, ma non dà, di fatto, garanzia che non siano stati eseguiti i cinque test di cui vi abbiamo parlato.
Ecco una lista di prodotti certificati ICEA, ossia certamente cruelty free e non testati sugli animali:
// Argital
// CIBE
// COOP
// Dr Taffi
// Helan
// L’erbolario
// Lush
// Revlon
// Victoria’s Secret
La lista “nera” comprende invece, tra i (molti) altri:
// Clinique
// Lancome
// Garnier
// Givenchy
// Helena Rubinstein
// Yves Saint Laurent
// L’Oreal (che possiede, tra gli altri, Biotherm, Cacharel, Garnier, Giorgio Armani, Maybelline, Vichy)
// Max Factor (Procter & Gamble)
// Pantene (Procter & Gable)

Nessun commento:

Posta un commento