giovedì 12 gennaio 2012

L'imperfezione dello scienza umana


PensieroSuscitano compatimento quegli "scienziati" che sono convinti di aver strappato alla natura il cuore. Orgogliosi delle loro credenziali, dei loro titoli, sono simili a quei gatti che, gongolando, portano ai loro padroni, stretto tra le fauci un insetto semivivo.
In verità, si moltiplicano le teorie, ma, mentre una tecnologia sempre più feroce lacera con affilati artigli il mondo, l'essenza continua ad essere ignorata. Il pensiero raziocinante, con i suoi ingranaggi dentati, sminuzza i fenomeni, senza poterli comprendere.
Si elaborano leggi, si tracciano formule e matrici incomprensibili ai più, credendo di aver carpito al reale i suoi segreti. I numeri si affollano in un brulichio fibrillante, ma gli stessi numeri sono semi sterili. Si classifica, si schematizza: quanto più si categorizza tanto più ci si allontana dalla verità. Una teoria che spiega una serie di manifestazioni sulla Terra non è necessariamente valida per illustrare tutte le misteriose dinamiche del cosmo. Gli "scienziati" sono come idoli muti che con ciechi occhi di onice, incastonati nel granito, fissano le meravigliose coreografie delle galassie.
L'elan vitale è bloccato in un fotogramma di non-senso. L'armonia è violata da una "scienza profana" e profanatrice, spesso anche bugiarda. La vita è esclusa dalla visione: uomini, animali e piante sono oggetti. La natura è un cadavere per dissezioni. La"scienza" fonda il suo imperio, piantando un vessillo tetro che sibila al gemito di un vento mortale. La più saccente ignoranza esercita il controllo sulla massa. Una "scienza"-zombie per morti viventi.
Eppure, nonostante l'infinita miseria di una "scienza" arida e sacrilega, quanti sono incantati dal suo sguardo di Medusa! Oltre ai pastori della morte che sognano un pianeta trasformato in un carcere elettromagnetico, sterminati greggi di dilettanti, pseudo-esperti, universitari freschi di laurea si baloccano con la rassicurante e falsa vulgata "scientifica", magari rimirando il proprio diploma incorniciato sulla parete. Qualche specializzazione poi non guasta: sono così tristi le pareti vuote.
Fonte: Zret

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