mercoledì 25 aprile 2012

Chi fuma rischia la schizofrenia




Uno studio suggerisce che i fumatori possono essere più inclini a sviluppare la schizofrenia a causa di una mutazione genetica

Fumare potrebbe mettere a rischio di sviluppare la schizofrenia, una malattia mentale piuttosto seria e grave che rende le persone incapaci di discernere la realtà.

Fino a oggi tra i vari fattori scatenanti questo disturbo psichiatrico si riteneva che il principale fosse l’ereditarietà, tuttavia un nuovo studio dei ricercatori svizzeri pone l’accento sulla possibilità che dietro all’insorgenza vi possa in più essere una causa genetica, che trova la sua manifestazione in un’alterazione di un non ancora ben precisato gene.

Detto gene, sarebbe suscettibile di alterazione da parte del fumo di sigaretta. Per questo motivo, il farmacologo professor Boris Quednow dell’Ospedale Psichiatrico di Zurigo e il professor Georg Winterer dell’Università di Colonia hanno inteso utilizzare un nuovo approccio per valutare come il background genetico avesse un diverso impatto sul rischio in persone sane e in quelle malate, coinvolgendo per questo 1.800 volontari.

Il mezzo utilizzato dagli scienziati è stato l’elettroencefalogramma (EEG), con cui hanno osservato la reazione a determinati stimoli acustici semplici e simili formati da una sequenza di scatti.
L’intento era quello di valutare se e come le persone reagissero a questi stimoli e come questo avesse a che fare con il gene TCF4, ritenuto fattore di rischio per la schizofrenia. Il TCF4 è conosciuto anche come “Fattore di Trascrizione 4”, una proteina che si pensa abbia un ruolo di primo piano nello sviluppo cerebrale precoce.

Dai risultati dei test ciò che è subito emerso era proprio la differenza di risposta tra le persone sane e quelle con diagnosi di schizofrenia. Mentre le prime riuscivano a filtrare le informazioni aggiuntive – sotto forma di suoni – come stimoli non rilevanti, e di conseguenza sopprimerle per non sovraccaricare il cervello, le persone affette da schizofrenia mostravano di non essere in grado di reagire allo stesso modo, mostrando una specie di deficit di filtraggio. In questa maniera, secondo i ricercatori, il cervello dello schizofrenico potrebbe essere sovraccaricato e sommerso da troppe informazioni, anche irrilevanti.

Il collegamento tra schizofrenia e vizio del fumo è stato analizzato partendo dalla constatazione che molti dei pazienti affetti da questa patologia fumano. Il focus dello studio tuttavia era comprendere se il fumo potesse avere un impatto sul gene TCF4 anche sulle persone sane, esponendoli così di fatto al rischio di sviluppare la malattia.
Alla fine, i dati raccolti hanno infatti mostrato che nelle persone portatrici sane del TCF4, ma dedite al vizio del fumo, la capacità di filtrare gli stimoli era meno efficiente e si avvicinava così al deficit di filtraggio tipico degli schizofrenici. E più le persone fumavano, più il rischio era elevato.
I ricercatori fanno tuttavia notare che questo deficit era più marcato nei portatori del rischio genetico anche se non fumavano.

«Il fumo altera l’impatto del gene TCF4 sulla [funzione di] filtraggio dello stimolo acustico – spiega Quednow – Pertanto, il fumo potrebbe anche aumentare l’impatto di particolari geni sul rischio di schizofrenia».
Conoscere pertanto questo meccanismo potrebbe aiutare i medici a formulare diagnosi precoci, attuare piani di prevenzione e nuovi approcci terapeutici, fanno notare i ricercatori. «Il fumo dovrebbe essere considerato come un cofattore importante per il rischio di schizofrenia in studi futuri», conclude Quednow.
Uno dei tanti rischi a cui chi fuma si espone che, invero, va preso in seria considerazione.



lunedì 16 aprile 2012

Eccedere nell'igiene personale può nuocere alla salute. Pericolo triclosan



Eccedere nell'igiene personale può nuocere alla salute, in particolare se si viene a contatto sin da piccoli a prodotti per l'igiene contenenti triclosan.


A sostenerlo è l'università del Michigan in una recente pubblicazione sull' Enviromental Health Perspectives. Non si tratta del primo studio, nè sarà l'ultimo, a sollevare la cosiddetta 'ipotesi igienica', un mix di teorie e studi che mettono in relazione l'eccesso di igiene tipico del mondo 'sviluppato' con la depressione del sistema immunitario e l'insorgere sempre più frequente di patologie associate.



ECCESSO DI IGIENE E TRICLOSAN


Il triclosan è presente in moltissimi saponidentifriciantisettici del cavo orale e detersivi per la casa, ma lo si trova anche in pannoliniassorbenti e strumenti medici.
Lo studio mostra come le persone che utilizzino regolarmente saponi antibatterici al triclosan siano molto più soggette allo sviluppo di allergie di ogni specie e riniti allergiche. Il triclosan fa anche parte dell'elenco di sostanze chimiche sospettate di causare il tumore al seno.

Alla base del rischio il fatto che il triclosan fa parte di un insieme di inquinanti ambientali con effetto distruttivo sul sistema endocrino. Da qui le conseguenze sulla salute umana e sulla produzione ormonale.
La 'scoperta' sta mettendo in subbuglio la comunità scientifica e soprattutto i consumatori, che ancora una volta si sono visti mentire (ma noi siamo convinti che si tratti del tipico esempio di ignoranza da presunzione tipica del mondo scientifico) circa la pericolosità di certe sostanze chimiche anche a bassi dosaggi.

Questo studio conferma che la tendenza ad igienizzare eccessivamente l'ambiente in cui si vive e la persona, impedisce al sitema immunitario di venire a contatto con microorganismi utili al suo stesso sviluppo. Specialmente se ciò accade a partire dall'infanzia.
Non è quindi un caso se certe patologie, quali allergie e altre tipologie di immunodeficienze, siano meno frequenti nei paesi in cui le condizioni igieniche lasciano apparentemente a desiderare.


http://www.ilsentiero.net/2010/11/eccesso-di-igiene-e-malattie.html

sabato 14 aprile 2012

I pomodori Bio sono veri e propri farmaci naturali




Fantastici pomodori biologici, veri e propri farmaci naturali. Secondo uno studio dal titolo "Nutraceutical value and safety of tomato fruits produced by mycorrhizal plants", condotto da biologi, microbiologi e medici dell'Istituto di biologia e biotecnologia agraria del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibba-Cnr) e dell’Università di Pisa e pubblicato sul British Journal of Nutrition  della Cambridge University Press, i pomodori biologici sono capaci di ridurre il rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari e tumori, tanto da poter essere considerati come un alimento-farmaco “funzionale”.
Dallo studio è risultato che i pomodori bio, rispetto a quelli coltivati con altri metodi, contengono infatti concentrazioni più elevate di calcio (15%), potassio (11%), fosforo (60%) e zinco(28%), proprietà che sarebbero dovute all’azione di alcuni microfunghi che si sviluppano sulla pianta e che con essa interagiscono, allo stesso modo di ciò che fa la flora intestinale nell’intestino umano. ''Il valore nutrizionale e nutraceutico - si legge in una nota del Cnr - è influenzato dalle condizioni di coltivazione e se la pianta cresce con i suoi simbionti naturali, aumentano le sostanze antiossidanti che contrastano alcuni tipi di cancro. In questi ultimi anni il pomodoro ha guadagnato lo status di 'cibo funzionale', vista l'associazione sempre più frequente stabilita tra il suo consumo e il ridotto rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari e tumori''.


I pomodori coltivati biologicamente, in particolare, sottolinea la ricerca - instaurano insieme ai loro microfunghi “una benefica associazione radicale permanente, paragonabile dal punto di vista funzionale al nostro microbioma intestinale''. "La simbiosi micorrizica influenza positivamente la crescita e il contenuto in sostanze minerali delle piante di pomodoro e ne aumenta il valore nutrizionale e nutraceutico", aggiunge Cristiana Sbrana dell'Ibba-Cnr. Ecco perché i frutti di pomodoro sono una riserva naturale di molecole come acido ascorbico, vitamina E, flavonoidi, composti fenolici e carotenoidi, tra cui il licopene che, “oltre a esercitare una forte attività antiossidante, può modulare, conferma Manuela Giovannetti dell’Università di Pisa, che ha coordinato il lavoro- le vie metaboliche ormonali e del sistema immunitario''.
E se recentemente i polifenoli e il licopene sono stati proposti "come agenti farmacologici promettenti nella prevenzione del cancro a causa dei loro effetti antiproliferativi e della loro azione inibitoria sui recettori degli estrogeni umani", i risultati dello studio suggeriscono che l'assunzione di cibi funzionali, come i pomodori coltivati con i loro simbionti naturali, potrebbe agire positivamente nei confronti degli effetti esercitati da molti contaminanti ambientali e industriali a cui gli esseri umani sono esposti attraverso la catena alimentare. Un motivo in più, e non di poco valore, per mangiare pomodori bio.

fonte

venerdì 6 aprile 2012

Cristo non disse di festeggiare la pasqua. Allora cosa state festeggiando?

Molti dicono: "Si, Cristo festeggiò la pasqua", oppure "con la pasqua si festeggia la resurrezione del signore". Altri invece festeggiano solamente per godersi alcuni giorni in compagnia con ovetti e coniglietti di cioccolato, per non parlare delle abbuffate di agnello o capretto arrostito. Ma come per ogni altra cosa, specialmente per quelli che festeggiano per motivo religioso, deverebbe porsi delle domande se veramente sta festeggiando qualcosa di gradito a Gesù.
 Per esempio: E' vero che Gesù Cristo festeggiò la pasqua insieme ai suoi apostoli, ma quella era la pasqua ebraica. La pasqua ebraica era una celebrazione volta a ricordare la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù egiziana, da parte di Dio. Cosa centra festeggiarla ora? 
E' come festeggiare la festa di indipendenza in Italia oppure la festa della Repubblica italiana in Birmania. Non centra nulla. Questo e' un primo  punto.
Il secondo punto, secondo le chiese della cristianità, la pasqua si festeggia per ricordare la resurrezione di Cristo. Ma nei Vangeli non c'e' traccia di questa cosa, neanche nel resto della Bibbia. Non esiste alcuna documentazione che i cristiani festeggiavano la resurrezione di Cristo. Anche perchè l'unica cosa che Gesù disse di "ricordare" era la sua morte. (1 Corinti 11:23-26) Infatti una vecchia edizione dell’Encyclopædia Britannica dice: “Non c’è nessuna indicazione nel Nuovo Testamento o negli scritti dei Padri apostolici che fosse osservata la festa di Pasqua. La santità di tempi speciali fu un’idea assente nella mente dei primi cristiani. . . . Né il Signore né gli apostoli comandarono di osservare questa o alcun’altra festa”.

QUINDI, COSA STATE FESTEGGIANDO OGGI??? La risposta e' semplice. Il solito mix di feste pagane che di cristiano non hanno nulla a che vedere.



LE ORIGINI DELLA PASQUA ODIERNA
Festa fraintesa e collegata al paganesimo. La pasqua che i cosiddetti cristiani festeggiano non ha nulla a che fare con la Pasqua biblica. La pasqua cristiana è del tutto fraintesa e ha collegamenti con gli antichi festeggiamenti pagani legati all’arrivo della primavera.
L'arrivo della stagione primaverile è segnato dall’equinozio (la parola viene dal latino e significa “notte uguale”) di primavera, in cui il giorno e la notte hanno uguale durata. Secondo le zone e gli anni, questo equinozio cade tra il 20 e il 23 marzo. Per le tribù pagane germaniche la dea della primavera era Ostara; per le tribù pagane anglosassoni era Eostre. Questo nome è tuttora presente nell’inglese Easter e nel tedesco Ostern, che significa “pasqua”. Queste tribù pagane appartenevano all’emisfero settentrionale, in cui la pasqua cade a ridosso della primavera. Nel mito di Ostara/Eostre, il cui regno era iniziato sulla terra in primavera, 
questa dea teutonica era giocosa.
 La leggenda narra che quando il re Sole aveva portato l’inverno dopo aver viaggiato con il suo carro attraverso il cielo, la dea Ostara scendeva sulla terra, apparendo come una bella ragazza con un cesto di uova colorate. Queste uova “pasquali” rammentano qualcosa? La dea aveva un compagno magico: un coniglio che portava nuova vita a piante e fiori. Questo coniglio “pasquale” rammenta qualcosa? Per i festeggiamenti in onore della dea si consumavano dolci particolari. Gli hot cross buns sono panini dolci “pasquali”. I sassoni li contrassegnano con una croce che era messa in onore di Eostre. Gli antichi greci consumavano questi tipi di panini nelle loro celebrazioni alla dea Artemide, la Diana dei romani. Gli egizi mangiavano una torta simile nel loro culto della dea Iside. Anche in Italia è stata mantenuta l’usanza di consumare certi dolci, secondo le regioni, nel periodo pasquale.
La dea teutonica era dea della rinascita; il coniglio magico richiamava pure la rinascita, essendo animale molto riproduttivo; anche le uova erano simbolo di nuova vita. Nella stessa primavera è evidente la rinascita della natura e l'abbondanza di vita. L’abbinamento con la resurrezione di “Gesù”, avvenuta pure in primavera, venne spontaneo. Il nome pagano inglese Easter fu usato perfino nella traduzione inglese Versione Autorizzata del 1611 della Bibbia per tradurre “Pasqua” dal greco (oggi si usa passover). Nella tedesca Luther del 1545 si usò il tedesco Ostern, presente anche nell’edizione del 1912. L’unica eccezione fu in At 12:4, in cui la parola greca fu traslitterata.
L’antica festività di Ostara, nota anche come Eostre nel nord dell’Europa e presso i popoli anglosassoni, dedicata alla dea della fertilità, era nota in Grecia con il nome di Estia e si diffuse nell’area romana in tempi successivi in onore di Vesta (corrispondente nell’Europa dell’est alla dea tutelare Siwa). Tutte le feste “pasquali” sono caratterizzate da simbolismi incentrati sui simboli della rinascita della natura in concomitanza con l’equinozio di primavera, per sacralizzare e celebrare la vita. Tra gli elementi simbolici di questi rituali pagani, alcuni sono rimasti nel culto cosiddetto cristiano: l’uovo (simbolo di fertilità sacro già per i greci), il cero (simbolo della vita che perdurava in tutta la notte rituale), il coniglio o la lepre (entrati nella corte della dea Eostre per la loro grande attività riproduttiva, e celebrati nelle feste dell’Europa settentrionale). Non occorre fare chissà quali indagini per rendersi conto che la pasqua cristiana affonda le sue radici nel culto pagano di Ostara, abbinato alla rilettura della resurrezione del Gesù cristiano.
   Nella pasqua cosiddetta cristiana sono stati assimilati usi e costumi del culto pagano della rinascita, eliminando quel poco che era incompatibile con la dottrina ecclesiastica. Questo connubio è più evidente nei paesi anglosassoni o nordici (come mostra l’uso della parola anglosassone Easter e della parola germanica Osten, usata già in tempi precristiani). Negli altri paesi, latini, la cosa è più mascherata perché il nome “pasqua” fu utilizzato dal clero cattolico per richiamarsi alla festa ebraica. Tuttavia, il collegamento con la resurrezione – che nulla c’entra con la Pasqua biblica – tradisce la deviazione.
   Di là dagli aspetti pagani rimasti negli usi cristiani pasquali (uova, conigli, dolci, ceri), l’eresia sta nel collegamento alla resurrezione. La forzatura di questo collegamento è già evidente nella fissazione della data, che causò disaccordi durati secoli. I litigi ecclesiastici circa la data della pasqua cristiana sono storicamente attestati nella cosiddetta “controversia quartodecimana”, cosa di cui moltissimi cosiddetti cristiani non hanno mai sentito nemmeno parlare, sebbene verso la fine del 2° secolo tale controversia investisse, contrapponendole, le chiese d'Oriente e quelle d'Occidente. Questa controversia prende il nome di quartodecimana (quarto decimo = quattordicesimo) riferendosi al giorno – il quattordicesimo, appunto, del mese di nissàn – in cui gli ebrei solevano scannare l’agnello pasquale. “Le differenze sorsero circa la determinazione della data. Doveva essere fissata secondo la Pasqua ebraica nel giorno del mese ebraico della festa, indipendentemente dal giorno della settimana in cui cadeva? Questa eral’usanza di molte delle chiese in Asia Minore. Invece, molte chiese, compresa quella di Roma, celebravano la Pasqua il primo giorno della settimana, la Domenica”. - H. S. Latourette, A History of Christianity, pag. 37.
   La pratica cattolica romana, nel fissare come giorno di Pasqua sempre la domenica, intendeva rifarsi al presunto giorno della risurrezione di Cristo. Policarpo, vescovo di Smirne nel 2° secolo, ritenuto discepolo dell’apostolo Giovanni, si rifiutò di seguire la prassi romana. All'età di 86 ani, Policarpo fu messo a morte nello stadio di Smirne. La controversia sulla data della pasqua terminò nel 325 al Concilio di Nicea, che stabilì che la Pasqua doveva essere celebrata la prima domenica dopo la luna piena che seguiva l‘equinozio di primavera. Nel 525 si stabilì poi che questa data doveva cadere tra il 22 marzo e il 25 aprile. Oggi la data della pasqua cristiana è calcolata dagli ortodossi adoperando il calendario giuliano; i cattolici e i protestanti impiegano invece il calendario gregoriano.
   La differenza tra Pasqua biblica e pasqua cristiana. Le controversie sulla data di pasqua svelano l’errore fondamentale della cristianità che confonde la resurrezione di Gesù con la Pasqua biblica. Questo errore parte da alcuni presupposti sbagliati.
   Si ritiene erroneamente che Gesù sia risuscitato di domenica. Ciò che le donne, andate al sepolcro la domenica mattina dopo la morte di Gesù, videro, fu solo una tomba vuota: “La mattina del primo giorno della settimana, molto presto, vennero al sepolcro al levar del sole. E dicevano tra di loro: ‘Chi ci rotolerà la pietra dall'apertura del sepolcro?’ Ma, alzati gli occhi, videro che la pietra era stata rotolata” (Mr 16:2-4). “Quando entrarono non trovarono il corpo del Signore Gesù” (Lc 24:3). Gli angeli chiarirono loro: “Perché cercate il vivente tra i morti? Egli non è qui, ma è risuscitato” (Lc 24:5,6). Il verbo usato è ἠγέρθη (eghèrthe), aoristo passivo (letteralmente: “fu fatto sorgere”). Se l’azione fosse stata più recente, il greco avrebbe usato il tempo perfetto; l’aoristo indica un’azione passata e del tutto compiuta. In effetti, Gesù era resuscitato sabato nel tardo pomeriggio. 
   L’aspetto più importante è che la Pasqua non ha relazione alcuna con la resurrezione di Cristo. In verità, l’ha con la sua morte. Tuttavia, anche qui la cristianità commette l’errore di abbinare l’ultima cena di Gesù alla Pasqua ebraica. Quell’ultima cena non poteva essere la Pasqua, perché l’agnello pasquale veniva scannato nel pomeriggio del 14 di nissàn e la cena pasquale era consumata al sopraggiungere della notte all’inizio del 15 nissàn. L’ultima cena avvenne invece nella notte all’inizio del 14 di nissàn. Quell’anno, l’agnello pasquale era Gesù stesso (1Cor 5:7). Egli fu messo al palo e spirò verso le ore 15 di mercoledì 14 di nissàn (= 5 aprile), mentre nel Tempio gerosolimitano veniva scannato il primo agnello pasquale (cfr. Giuseppe Flavio, La Guerra Giudaica Libro VI, Cap. IX).La Pasqua e la commemorazione della Cena del Signore sono due ricorrenze ben distinte, celebrate in due giorni diversi, sebbene consecutivi.

mercoledì 4 aprile 2012

Termo-valorizzatori o Cancro-valorizzatori? La seconda!




Termovalorizzatore è un inceneritore più moderno in grado cioè di generare calore, di scaldare quindi dell’acqua e produrre energia. Entrambi distruggono i rifiuti solidi e causano il cancro. E per i rifiuti liquidi? Barili, discariche, andirivieni di camion e qua e là, un campo in cui scavar di notte, per seppellire le sostanze tossiche.
Il problema "rifiuti" gestito con la costruzione di altri termovalorizzatori ricade ancora e sempre sulla nostra salute e anche, in termini monetari, sulle aziende, malavitose o no, che ne avranno l’appalto.
Una strategia semplicemente sensata, a misura d’uomo, prevede che le industrie che creano gli oggetti utilizzino materiale recuperabile e non nocivo sia nelle varie fase di lavorazione, sia per il prodotto in sé. I rifiuti sarebbero meno pericolosi e sarebbero riutilizzabili. Nel lungo periodo si otterrebbe un vantaggio economico e nel breve e lungo periodo la salute, patrimonio inestimabile. 
Già da molti anni le industrie avrebbero dovuto cominciare a convertire gli impianti. E i comuni, ogni comune, avrebbe dovuto organizzare l’accurata e controllata raccolta differenziata. E la società, a partire dall’asilo, educata al rispetto dell’ambiente in cui viviamo.


Invece si gioca con le parole, termo-VALORIZZATORE, si continua a lucrare sui rifiuti, sulle discariche, sugli impianti e persino l’industria farmaceutica ne ricava guadagno sulle medicine che le persone ammalate acquistano per cercare di salvarsi.
"Gli inceneritori producono ceneri e immettono nell'atmosfera milioni di metri cubi al giorno di fumi inquinanti, contenenti polveri costituite da nanoparticelle di metalli pesanti, idrocarburi policiclici, policloro-bifenili, benzene, diossine estremamente pericolose perché persistenti ed accumulabili negli organismi viventi".
"L'atmosfera viene usata come discarica a cielo aperto e grazie alle sue caratteristiche i fumi contaminanti (6300 mc/ton) si possono diffondere in un'area vastissima con buona pace di tutti coloro che abitando ad una certa distanza da questi impianti pensano di esserne risparmiati. Inoltre le ceneri della combustione, pari ad un terzo dei rifiuti in entrata, sono tossico nocive e devono essere poste in discariche speciali oppure inviate in appositi impianti di trattamento che in una infernale girandola di camion alla fine si ritroveranno sempre delle scorie pericolosissime da smaltire. Ne consegue che affermare pubblicamente che gli inceneritori eliminano le discariche è "millantato credito" (reato penale) perché è esattamente vero il contrario."

http://www.nocensura.com/2012/02/dossier-le-bugie-sui-termovalorizzatori.html

lunedì 2 aprile 2012

Pochi euro per rovinare la terra: I danni ambientali degli allevamenti dei gamberi


E’ giusto avere consapevolezza delle proprie azioni. E dunque sappiate che i gamberi (3-4 euro bastano e a volte avanzano per una confezione da un paio di etti) ci stanno costando la Terra, nel senso che hanno un impatto ambientale 10 volte più grande rispetto a quello della carne. Anzi: rispetto alla carne dei bovini allevati deforestando l’Amazzonia.
E’ un’altra notizia emersa nei giorni scorsi dall’incontro annuale dell’AAAS, American Association for the Advancement of Science svoltosi a Vancouver, in Canada. Uno studioso ha fatto tutti i calcoli.
Il ragionamento di Boone Kauffman, della Oregon State University, parte dalla constatazione che lungo le coste dell’Asia e dell’America del Sud per far spazio agli allevamenti di gamberetti si distruggono le mangrovie, le foreste che occupano l’area periodicamente coperta dalla marea.
Il fatto ha un notevole impatto ecologico e sociale. Inoltre la sparizione delle mangrovie moltiplica la furia con cui tsunami e cicloni si abbattono sulla terraferma: molte più vittime, molti più danni. Ma Boone Kauffman lascia questi aspetti sullo sfondo per concentrarsi sulle emissioni di anidride carbonica, il principale gas dell’effetto serra.
Il suo ragionamento. L’azienda media sfrutta la medesima area per cinque anni soltanto: poi deve cercare un nuovo spazio a causa dell’accumulo di fanghi e rifiuti e a causa dell’acidità del suolo, che rendono l’ambiente non più adatto ai gamberetti.
Il suolo delle mangrovie stocca una grande quantità di carbonio. Quando un ettaro di mangrovie sparisce per far posto a un allevamento di gamberi, entrano nell’atmosfera 401 tonnellate di carbonio, che equivalgono a 1.472 tonnellate di anidride carbonica.
Nei cinque anni di vita di un’azienda, un ettaro di allevamento frutta all’incirca, e sempre in media, 1.659 chili di gamberi. Significa che 100 grammi di gamberi – una porzione di cocktail di gamberi – rappresentano 198 chili di anidride carbonica in più nell’atmosfera: è come consumare 90 litri di benzina al volante di un’auto. Kauffman non considera neppure le emissioni legate a conduzione dell’allevamento, trasporto e distribuzione dei gamberi eccetera.
La traduzione in termini europei: un’utilitaria del Vecchio Continente, ben più sobria dei macchinoni americani, consuma un litro di benzina per una ventina di chilometri.
Con 90 litri si fa quasi tre volte il viaggio da Torino a Roma: nella migliore delle ipotesi, si sta al volante per l’intera giornata e si spendono- alle quotazioni odierne della benzina – circa 165 euro.
I 100 grammi di gamberi si consumano in pochi minuti e costano circa 100 volte di meno. Trovo impressionante il fatto che danneggino il pianeta nello stesso modo.
Fonte: Blogeko


Tratto da: Si pagano pochi euro, ci costano la Terra. L’impatto ambientale dei gamberi | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/02/24/si-pagano-pochi-euro-ci-costano-la-terra-limpatto-ambientale-dei-gamberi/#ixzz1qttogqV3
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!