mercoledì 27 giugno 2012

I sandali infradito causano problemi alla salute di gambe e piedi


Sandali infradito dannosi alla salute di gambe e piedi





I sandali infradito, o flip-flop, portano a camminare in un modo innaturale. Chi li indossa troppo a lungo può avere fastidi alle articolazioni e ai muscoli.


Autore: Arianna Bernardini
Una delle calzature più apprezzate e amate dell’estate sono le infradito, che gli americani chiamano simpaticamente flip-flop, imitando con le parole il rumore che questi sandali fanno mentre si cammina. Una ricerca condotta presso la Auburn University informa che l’uso troppo prolungato delle infradito può causare dei problemi a schiena, fianchi, ginocchia, caviglie. E, ovviamente, ai piedi.
L’équipe di ricercatori ha studiato il modo di camminare di 39 volontari. Alcuni indossavano le infradito, altri delle normali scarpe da ginnastica. Facendo camminare i partecipanti su un’apposita piattaforma dotata di sensori è stato possibile rilevare la forza verticale applicata al momento in cui i piedi toccavano il terreno. Contemporaneamente venivano filmati i movimenti effettuati a ogni passo e gli angoli che venivano a determinarsi in ogni segmento degli arti inferiori dai fianchi alle dita dei piedi.
La ricerca ha messo in evidenza che chi indossa le infradito muove dei passi più corti rispetto a quelli dell’andatura naturale, applica una forza differente nell’appoggio dei talloni sul terreno ed esplica un diverso movimento verticale del piede. Viene alterato anche il movimento naturale delle dita, che tendono a restare più basse per mantenere il contatto con la suola della scarpa in modo da evitare che questa sfugga via. Infine, anche l’angolazione della caviglia risulta forzata rispetto a quella di chi cammina scalzo o con le scarpe da ginnastica.
Gli effetti sono abbastanza dannosi, perché portano a un affaticamento maggiore delle articolazioni e della muscolatura, che resta contratta in modo innaturale. Il suggerimento allora non è quello di buttare nel cestino tutte le vostre infradito, ma di evitare semplicemente di usarle nel caso in cui avete in programma delle lunghe passeggiate.

lunedì 25 giugno 2012

Area 51: Nessun velivolo extraterrestre, ma solo aerei super segreti


AREA 51: UNA MAXI-COPERTURA PER UN AEREO SUPER SEGRETO

Foto esclusive dalla base segreta dove molti ancora pensano siano nascoste le prove di incontri ravvicinati del terzo tipo. Nessuna navicella spaziale extraterrestre, ma un progetto segretissimo. Per la prima volta le foto di un incidente del 1963 e della maxi operazione di copertura che fu messa in atto.
Area 51: niente UFO,  ma un super aereo segreto
Area 51, l’aereo spia intatto
Fotografia Roadrunners Internationale via Pangloss Films
Nel 1963 un aereo segreto invisibile sviluppato nella base segreta Area 51 precipita. Per la prima volta possiamo mostrare le esclusive foto – su cui la Cia ha tolto il segreto – dell’operazione che servì a togliere ogni traccia dell’incidente al progetto segretissimo.
Ora che molti documenti risalenti alla Guerra Fredda vengono declassificati (non più considerati segreti), i militari in passato in servizio alla base segreta americana Area 51 stanno rivelando alcuni dei modi – intelligenti ma sorprendentemente poco tecnologici – con cui hanno tenuto lontano da occhi indiscreti prototipi futuristici sviluppati durante la Guerra Fredda.
La Cia creò Area 51 nel 1955 per sviluppare e testare alcuni progetti militari segreti nell’isolato deserto del Nevada. Più di 50 anni dopo, la base ufficialmente ancora non esiste, e non compare sulla mappe governative americane.
Negli anni Cinquanta e Sessanta Area 51 fu al centro del progetto OXCART, finalizzato alla realizzazione di un aereo spia che avrebbe dovuto prendere il posto dell’U-2, diventato famoso nei primi anni della guerra fredda per le foto di luoghi strategici dei nemici che riusciva a scattare da quote altissime.
L’aereo OXCART doveva compiere missioni spia in Unione Sovietica senza essere scoperto dai sovietici. Ma i militari di Area 51 si posero subito il problema di nascondere l’aereo agli occhi dei satelliti sovietici anche durante il suo sviluppo sul territorio americano. I sovietici infatti sapevano che gli americani stavano realizzando qualcosa nel deserto del Nevada.
I tecnici Usa cominciarono una caccia simile a quella del gatto con il topo con i satelliti sovietici. I prototipi dovevano essere nascosti negli hangar a ogni passaggio dei satelliti. Non solo. Ad un certo punto capirono che grazie all’infrarosso i satelliti sovietici riuscivano a riconoscere le tracce di dove era appena passato il prototipo.
Allora iniziarono a produrre falsi prototipi, con le forme più fantasiose per sviare i sovietici, che non riuscirono infatti a scoprire i piani americani del successore dell’U-2, fino a quando non fu reso pubblico il programma alla metà degli anni Sessanta.
Durante i circa 2.850 voli di prova ultra segreti, numerose persone riuscirono lo stesso a vedere strane (per il tempo) figure di aerei futuristici.
Non riconoscibili neppure a controllori di volo e piloti di aerei commerciali, gli avvistamenti del lucente aereo di titanio contribuirono alle crescenti voci su un’ipotetica presenza di alieni (Ufo, oggetti non identificati) nell’aerea 51.
Alla fine il progetto produsse Archangel-12 o A-12, il primo vero aereo invisibile ai radar, secondo diversi esperti.
L’A-12 è in grado di volare a 3.220 chilometri all’ora e attraversare gli Stati Uniti continentali in 70 minuti e nello stesso tempo scattare fotografie abbastanza nitide da individuare un oggetto di 30 centimetri da un’altezza di 27mila metri.
Queste foto di Area 51 sono tratte dall’omonima trasmissione su National Geographic Channel USA.
Nella foto: un prototipo capovolto dell’aereo spia A-12 sta per essere sottoposto a un test radar nella base Area 51 alla fine degli anni Cinquanta.
Area 51: niente UFO,  ma un super aereo segreto
Fuori Area
Fotografia CIA via Pangloss Films
I resti – compresi due motori – dell’areo spia A-12 precipitato nel 1963 vicino Wendower in Utah, in una foto da poco declassificata dalla Cia e pubblicata qui per la prima volta.
Andò tutto male al pilota Ken Collins – nome in codice Ken Colmar – quando provò l’aereo a bassa quota. Perse il controllo a 7.620 metri e si mise in salvo con l’espulsione del seggiolino, come ha descritto lui stesso nel documentario su National Geographic Channel Usa.
Il governo americano chiese a Collins di sottoporsi a ipnosi e a un trattamento di pentothal (il siero della verità) per essere sicuri che il pilota avesse detto tutta la verità sull’incidente.
Area 51: niente UFO,  ma un super aereo segreto
Operazione copertura
Fotografia CIA via Pangloss Films-Una foto aerea della massiccia operazione lanciata subito dopo l’incidente dell’A-12 in Utah.
Dopo essersi paracadutato, il pilota Ken Collins una volta arrivato a terra incontrò tre civili in un pickup, che si offrirono di accompagnarlo sul luogo dove si era schiantato l’aereo.
Invece Collins chiese un passaggio nella direzione opposta, dicendo loro che l’aereo aveva una bomba nucleare a bordo, seguendo una delle procedure preparate appunti per casi del genere per per tenere il luogo del disastro segreto.
Subito una squadra di agenti del governo arrivò per compiere un’operazione di pulizia e di insabbiamento. La mattina dopo i resti dell’aeroplano venivano caricati su camion per essere riportai in Nevada nell’Area 51.
Nessun altro si è avvicinato o ha anche solo saputo del disastro per i successivi 50 anni.
Area 51: niente UFO,  ma un super aereo segreto
Distruggere le prove?
Fotografia CIA via Pangloss Films
La squadra del governo al lavoro utilizza bulldozers e gru per rimuovere ogni traccia dell’aereo caduto.
“Ci fu un dibattito sull’ipotesi di far esplodere i resti per renderli non identificabili”, racconta Peter Merlin, storico aerospaziale indipendente.
Oggi il segreto non ha più senso, secondo lo storico della CIA David Robarge, che spiega perché le foto sono state declassificate.
“Secondo gli esperti della Cia le foto dell’incidente del 1963 non sono più così importanti per la sicurezza nazionale da dover rimanere segrete”, dice Robarge.
“Nel 2007 la CIA ha declassificato circa un migliaio di documenti collegati al programma OXCART in contemporanea con l’acquisizione di uno dei nove esemplari di A-12 da parte dell’aviazione, ora in mostra presso la CIA”, continua Robarge.
Area 51: niente UFO,  ma un super aereo segreto
Un carico di rottami segreti
Fotografia CIA via Pangloss Films
Una gru carica un rottame su un camion con cassone piatto sul luogo del disastro in Utah.
Nonostante la CIA abbia rilasciato alcune foto dell’incidente, rimane il segreto su chi esattamente fu coinvolto nell’operazione e su come fu portata a termine.
“Se i nemici degli Stati Uniti avessero potuto scoprire i contenuti del programma OXCART, avrebbero potuto mettere in atto contromisure tali da rendere l’aereo inutile allo scopo per cui veniva progettato così in segreto”, dice Robarge.
“Il governo doveva essere sicuro che non sarebbe rimasta alcuna traccia dell’aereo, in grado di fornire informazioni tecniche a potenze nemiche”.
“La mia esperienza dimostra che c’è sempre qualcosa che viene lasciato”, dice Merlin nel documentario.
Infatti nell’area sono stati trovati piccoli pezzi dell’ala e altri frammenti.
Area 51: niente UFO,  ma un super aereo segreto
Sottosopra nell’Area 51
Fotografia Roadrunners Internationale via Pangloss Films
In una foto senza data, un modello di A-12 capovolto viene sottoposto a un test per capire quanto fosse visibile o meno ai radar.
Questi testi venivano continuamente interrotti e i prototipi trascinati al coperto per evitare di essere visti dai satelliti sovietici.
L’aereo era composto al 93% da titanio, un minerale prodotto proprio in Unione Sovietica, che senza saperlo forniva la materia prima dell’aereo segreto americano.
Area 51: niente UFO,  ma un super aereo segreto
La prossima (segreta) generazione
Fotografia per gentile concessione della NASA
Nella foto un SR-71 Blackbird, impiegato in missioni di spionaggio dal 1966 al 1990, un’evoluzione dell’A-12 (dismesso nel 1968) e in molti modi un prodotto dei test nell’Area 51.
Comparato a un A-12, l’SR-71 era più grande, con una maggiore autonomia e con un design in grado di assicurare maggiore stabilità e invisibilità ai radar. Svariati i record detenuti da questo aereo, tra cui un volo di 64 minuti da Los Angeles a Washington nel 1990.
Oggi i ricercatori nell’Area 51 stanno probabilmente lavorando alla prossima generazione di aerei. Ma non vi aspettate di avere informazioni ancora per diversi decenni, lo storico della CIA Robarge ancora oggi non conferma l’esistenza della base: “Mi dispiace, non posso dire nulla al riguardo”.
Di Brian Handwerk

giovedì 21 giugno 2012

"L'aulin e' tossico e letale": L'italia continua a venderlo e molti continuano a comprarlo...


C’è chi lo usa per un banale mal di testa, chi per alleviare spasmi o infiammazioni. Ancora in pochi sanno che l’analgesico più conosciuto, l’Aulin, è tossico.
A dare l ’allarme, anni addietro, sono stati 16 Paesi europei tra cui Spagna, Finlandia ed Irlanda che lo hanno addirittura ritirato dal commercio. Non sembra, invece, che l’Italia abbia recepito la pericolosità del farmaco che continua a popolare gli scaffali delle nostre farmacie.
Il principio attivo Nimesulide, alla base di numerosi medicinali in commercio, comporterebbe effetti devastanti per il fegato, talvolta anche letali. Il Nimesulid è commercializzato in vari Paesi ed in Italia è la molecola alla base di diversi farmaci: Algimesil, Antalgo, Areuma, Dimesul, Domes, Efridol, Eudolene, Fansulide, Flolid, Isodol, Ledolid, Ledoren, Nerelid, Nide, Nimenol, Nims, Noxalide, Resulin, Solving, Sulidamor, Fansidol, Sulide, Idealid, Delfos, Domes, Noalgos, Algolider, Aulin, Fansidol, Mesulid, Nimesil, Remov, Migraless, Edemax, Mesulid Fast, Nimedex.
«6 TRAPIANTI DI FEGATO POST NIMESULIDE»
I primi a ritirare dal commercio farmaci contenenti il nimesulide sono stati Spagna, Finlandia ed Irlanda allertati dalla sua tossicità epatica, nel 2002. Cinque anni più tardi, il 15 maggio 2007, l’Irlanda si accoda, dopo che sei pazienti in cura con l’Aulin sono stati costretti al trapianto di fegato per grave insufficienza epatica. E’ proprio il documento ufficiale del della Irish Medical Board (il massimo organo di Salute) a fugare ogni dubbio.
In Irlanda il Nimesulide è un anti-infiammatorio autorizzato dal 1995 per il trattamento del dolore acuto, il trattamento sintomatico dell’osteoartrite dolorosa e della dismenorrea primaria. E’ disponibile solo su prescrizione medica. I prodotti contenenti il principio attivo nel Paese erano Aulin, Mesulid 100mg granuli granuli 100mg; Mesulid compresse 100 mg; Mesine compresse 100mg, e Aulin 100 mg compresse.
«Il danno epatico», ha dichiarato l’Irish Medical Board, «è un raro ma grave effetto collaterale del nimesulide. Tuttavia abbiamo ricevuto dati provenienti dall’Unità Nazionale di trapianto di fegato del St Vincent University Hospital, i quali parlano di sei pazienti che hanno richiesto trapianto di fegato dopo il trattamento con il nimesulide. Da quando il prodotto ha fatto ingresso in Irlanda nel 1995, si sono registrati un totale di 53 segnalazioni. Tra queste nove casi di insufficienza epatica, sei dei quali provenivano da l’Unità Nazionale trapianto di fegato e tre casi mortali di insufficienza epatica.
IL CASO ITALIA
Non sembra però che l’allarme abbia in qualche modo preoccupato l’Italia. Il nostro Paese consuma il 60% della produzione mondiale di nimesulide.
Sembra che nel maggio 2008 un’inchiesta guidata dal magistrato torinese Raffaele Guariniello abbia portato allo scoperto un sistema illecito che potrebbe avere arrecato danni alla salute dei cittadini. Un alto funzionario dell’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) avrebbe intascato mazzette per evitare i controlli sul prodotto.
In manette sarebbero finiti 2 funzionari dell’Aifa, Pasqualino Rossi ed Emanuela Bove.
Nel maggio 2008 la SIF (Società Italiana di Farmacologia) avrebbe riportato che i benefici sono superiori ai rischi legati al principio attivo. «Se essa (nimesulide) resta in commercio oltre che in Italia in ben altri 16 Paesi europei», ha dichiarato, «fra cui Francia, Portogallo, Svizzera, Ungheria, è perché l’Agenzia regolatoria europea ha ritenuto che, nonostante quanto autonomamente stabilito da alcuni Paesi, il suo profilo di beneficio/rischio rimanga ancora favorevole».
Sul sito dell’Agenzia per il farmaco (Aifa) si trovano le note informative relative al 2012 al 2010 e la nota 66


Tratto da: «L’Aulin è tossico e letale». L’Italia continua a venderlo | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/06/13/laulin-e-tossico-e-letale-litalia-continua-a-venderlo/#ixzz1yPfp62Bk
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario! 

venerdì 15 giugno 2012

La fonte privilegiata di OMEGA-3 è quella vegetale. Un nuovo studio conferma.


IN BASE A UN NUOVO STUDIO APPARSO DI RECENTE SULL’AMERICAN JOURNAL OF CLINICAL NUTRITION
E’ stato confermato che l’assunzione di omega-3 si può ricavare più facilmente da fonti vegetali che da diete a base di pesce. Una buona notizia per tutte le specie marine a rischio estinzione, ma anche per chi ha scelto un’alimentazione vegetariana o vegana.Vegetariani e vegani provvederebbero autonomamente alle proprie necessità di acidi grassi essenziali omega-3 a lunga catena (presenti nel pesce) ricavandoli dagli acidi grassi omega-3 vegetali, quindi senza dover introdurre nella propria dieta la carne di pesce. Tali grassi sono importanti per il buon funzionamento dei meccanismi metabolici.Già noto da tempo come gli omega-3 si possano ricavare molto più facilmente da fonti vegetali, come noci, semi di lino e olio di semi di lino, piuttosto che dal pesce (che ne contiene decisamente meno di quanto si crede), ma questo nuovo studio rende ancora più evidente come la fonte privilegiata di questi acidi grassi essenziali sia proprio quella vegetale.Il Dr. Welch e la sua equipe hanno analizzato dapprima 14.422 uomini e donne dai 39 ai 78 anni all’interno dello studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition) e successivamente hanno selezionato 4.902 soggetti nei quali erano stati misurati i livelli plasmatici dei PUFAs (polyunsantured fatty acids: acidi polinsaturi, cioè omega-3 e omega-6)

L’ACIDO ALFA-LINOLENICO “ALA”
(precursore degli acidi grassi omega-3 a lunga catena) una volta introdotto nel nostro organismo con l’alimentazione, viene metabolizzato e trasformato in EPA e DHA, entrambi votati alle fondamentali funzioni organiche quali la formazione delle membrane cellulari, lo sviluppo e il funzionamento del cervello e del sistema nervoso periferico, la produzione di eicosanoidi che regolano la pressione arteriosa, la risposta immunitaria ed infiammatoria.Lo studio ha mostrato come, a fronte di una minore introduzione di omega-3 attraverso la dieta tipica dei vegetariani/vegani, se paragonata a chi consuma pesce in quantità (con una percentuale che va dal 57% all’80 % di differenza), i livelli di EPA e DHA sono risultati essere pressoché uguali nei due gruppi di campioni studiati.Ci sarebbe dunque – spiegano i ricercatori – una “efficienza di conversione” in acidi grassi omega-3 a lunga catena significativamente maggiore nei vegetariani/vegani rispetto a coloro che consumano pesce.

E’ UN DATO IMPORTANTE
Che, oltre al significato etico, getta una luce positiva anche sul futuro delle specie marine selvatiche che, pericolosamente depauperate, sono destinate ad estinguersi.L’EPIC rappresenta il più vasto studio di popolazione condotto sui livelli di ALA e sulla conversione in EPA e DHA e, se questi risultati saranno supportati da ulteriori studi, cambieranno le raccomandazioni per la Salute pubblica, il che avrà un effetto positivo anche sulla preservazione delle specie marine.Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana – SSNV si prefigge di fornire ai professionisti della salute e alla popolazione generale informazioni corrette sulla nutrizione a base di cibi vegetali (c.d. plant-based nutrition) e sui suoi rapporti con la salute.

martedì 12 giugno 2012

Vaccini e autismo: Servizio stupendo delle Iene

Su "Le Iene" [tempo fa], è andato in onda uno dei servizi più belli che mi sia mai capitato di vedere. Ebbene sì, anche dal mare di letame che è la TV, possono nascere dei fiori.

Vi invito prima a guardare tutto il filmato cliccando qui e poi ad una riflessione.



Dal filmato ho estrapolato questo breve spezzone:





Sentito? Franco, il papà di Andrea, è convinto che suo figlio sia diventato autistico in seguito alle vaccinazioni.

Effettivamente l'autismo era, fino a poco tempo fa, una malattia sconosciuta, mentre oggi, solo in Italia, si contano 400 mila casi di autismo.

Negli Stati Uniti la percentuale è addirittura più alta: ogni 166 bambini, uno è autistico. Interessante è che nella popolazione Amish, che evita le vaccinazioni per tradizione, ancora oggi l'autismo è praticamente inesistente.

Ufficialmente la causa dell'autismo è sconosciuta ma sempre più medici cominciano a considerare il rapporto tra la sindrome e i vaccini che si somministrano ai bambini.

Ovviamente, a causa delle forti pressioni da parte delle case farmaceutiche, non c'è nessuna presa di posizione, come ci si aspetterebbe, da parte delle istituzioni.

In ogni caso, grazie alla rete, ogni genitore può e deve informarsi riguardo allereazioni avverse che possono causare i vaccini - anche quelli obbligatori - per evitare che il proprio bimbo rimanga vittima delle squallide case farmaceutiche.

L'ultimo invito che vi rivolgo, quindi, è quello di visitare il sito di Gabriele Milani, infermiere, uno degli 800 mila genitori di bambini autistici che, da quando ha capito la causalità vaccino/autismo, sta dedicando la sua vita a informarci.

Se anche non avete figli, vi invito a far circolare queste notizie fra i vostri amici, perché la consapevolezza è l'unica arma che abbiamo per far sì che nessun altro bambino sia costretto a sopportare un esistenza tanto diversa dalla nostra.

Vi lascio con un altro bellissimo filmato realizzato da Gabriele Milani:






http://lalternativaitalia.blogspot.it/2012/04/le-iene-servizio-stupendo-genitori.html

mercoledì 6 giugno 2012

L’ELENCO DELLE MARCHE DA EVITARE DI CIBI CONTAMINATI DAI METALLI PESANTI



UN RECENTE STUDIO 
ha dimostrato che vi sono prodotti alimentari, regolarmente venduti in Italia e nel mondo, contenenti particelle di metalli pesanti altamente cancerogene, provenienti dal fumo di termovalorizzatori, nome nobile per definire gli inceneritori dei rifiuti. Queste microparticelle vengono ritenute dai due scienziati di Modena più pericolose delle macroparticelle dei gas di scarico delle auto, perché entrano nel nostro sangue e si annidano negli organi rimanendovi per sempre, aumentando il rischio di un cancro. Come al solito, in questi dibattiti, si dice tutto e il suo contrario. In questo caso però i due scienziati sono pronti a giurare sulle loro scoperte e ci informano di aver comunicato alle aziende interessate i risultati delle loro analisi. Le aziende hanno preferito non rispondere. Ogni consumatore, leggendo l’elenco che qui di seguito pubblichiamo, si comporti come meglio crede.








ECCO LE MARCHE E I PRODOTTI RISULTATI POSITIVI ALLE ANALISI SULLA PRESENZA DI METALLI PESANTI

1. PANE PANEM
2. CORNETTO SANSON
3. BISCOTTO MARACHELLA SANSON
4. OMOGENEIZZATI PLASMON AL MANZO/ AL PROSCIUTTO E VITELLO
5. CACAO IN POLVERE LINDT
6. TORTELLINI FINI
7. HAMBURGER MC DONALD
8. MOZZARELLA GRANAROLO
9. CHEWINGUM DAYGUM PROTEX PERFETTI
10. INTEGRATORI FORMULA 1 E 2 HERBALIFE
11. PANDORO MOTTA
12. SALATINI TINY ROLD (USA)
13. BISCOTTI OFFELLE BISTEFANI
14. BISCOTTI GALLETTI/GRANETTI/MACINE/NASTRINE       DEL MULINO BIANCO BARILLA
15. BAULETTO COOP
16. PLUMCAKE
17. GIORLETTO BISCOTTI
18. BISCOTTI RINGO PAVESI
19. PANE CARASAU I GRANAI DI QUI SARDEGNA
20. PANE CIABATTA ESSELUNGA
21. PANE MORBIDO MULINO BIANCO BARILLA
22. PANE ANGELI CAMEO

fonte : http://www.ersiliomattioni.it
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

domenica 3 giugno 2012

Lo IOR tra mafia e massoneria





Ufficialmente la Banca Vaticana è nota come l’Istituto per le Opere di Religione o IOR. In ogni caso la religione ha ben poco a che fare con la Banca, a meno che ci si riferisca ai cambiavalute che si sono nella Chiesa. Mentre i cambiavalute stavano semplicemente fornendo un servizio, in modo che le tasse del tempio potessero essere pagate, la Banca Vaticana è stata coinvolta in evasione fiscale, imbrogli finanziari e riciclaggio di oro nazista. Il Papa, come unico azionista della Banca Vaticana, è uno degli uomini più ricchi al mondo e, per associazione, uno dei meno etici.
L’Istituto è un organismo finanziario vaticano – secondo una definizione data dal cardinale Agostino Casaroli – ma non è una banca nel senso comune del termine. Lo Ior utilizza i servizi bancari, però l’utile non va, come nelle banche normali, agli azionisti (che nel caso dello Ior non ci sono) ma risulta a favore delle “opere di religione”. La Banca Vaticana non è responsabile né verso la Banca Centrale del Vaticano né verso il Ministero dell’Economia; infatti, funziona in modo indipendente con tre consigli d’amministrazione: uno è costituito da cardinali di alto livello, un altro è costituito da banchieri internazionali che collaborano con impiegati della Banca Vaticana e per ultimo un consiglio d’amministrazione che si occupa degli affari giornalieri.
Tali strutture organizzative così chiuse sono la norma nella Santa Sede e sono utili per mascherare le operazioni della Banca. Lo IOR funziona come banchiere privato della Chiesa, dal momento che si adatta perfettamente alle esigenze di una Banca diretta dal Papa. A ogni cliente viene fornita una tessera di credito con un numero codificato: né nome né foto. Con questa si viene identificati: alle operazioni non si rilasciano ricevute, nessun documento contabile. Non ci sono libretti di assegni intestati allo Ior: chi li vuole dovrà appoggiarsi alla Banca di Roma, convenzionata con l’istituto vaticano.
I clienti dello Ior possono essere solo esponenti del mondo ecclesiastico: ordini religiosi, diocesi, parrocchie, istituzioni e organismi cattolici, cardinali, vescovi e monsignori, laici con cittadinanza vaticana, diplomatici accreditati alla Santa Sede. A questi si aggiungono i dipendenti del Vaticano e pochissime eccezioni, selezionate con criteri non conosciuti. Il conto può essere aperto in euro o in valuta straniera: circostanza, questa, inedita rispetto alle altre banche. Aperto il conto, il cliente può ricevere o trasferire i soldi in qualsiasi momento da e verso qualsiasi banca estera. Senza alcun controllo. Per questo, negli ambienti finanziari, si dice che lo Ior è l’ideale per chi ha capitali che vuole far passare inosservati.
I suoi bilanci sono noti a una cerchia ristrettissima di cardinali, qualsiasi passaggio di denaro avviene nella massima riservatezza, senza vincoli né limiti. Nonostante sia di proprietà del Papa, la Banca, sin dal proprio inizio, è stata più volte coinvolta nei peggiori scandali, corruzione e intrighi. Sotto felice auspicio, l’apertura della banca nel 1941 per ordine di Pio XII, altresì chiamato il Papa di Hitler, ha fornito convenienti sbocchi bancari ai fascisti italiani, all’aristocrazia e alla mafia. (da «Tutto quello che sai è falso», Di Jonathan Levy).
Già dai primi del Novecento i Rothschild di Londra e di Parigi trattavano con il Vaticano, ma con la gestione Nogara gli affari e i partner bancari aumentarono vertiginosamente: Credit Suisse, Hambros Bank, Morgan Guarantee Trust, The Bankers Trust di New York (di cui Nogara si serviva quando voleva comprare e vendere titoli a Wall Street), Chase Manhattan, Continental Illinois National Bank.
Nel 1954 Bernardino Nogara decide di ritirarsi senza tuttavia interrompere l’attività di consulente finanziario del Vaticano, che continuò fino alla morte, avvenuta nel 1958. La stampa dedicò poco spazio alla sua scomparsa, ma il cardinale Francis Spellmann di New York pronunciò per lui un memorabile epitaffio: «Dopo Gesù Cristo la cosa più grande che è capitata alla Chiesa cattolica è Bernardino Nogara». Al geniale banchiere, nel corso della sua lunga attività, venne affiancato il principe Massimo Spada. Anche lui mostrò lungimiranza e spregiudicatezza nella gestione degli interessi del Vaticano e si lanciò in varie operazioni, la maggior parte delle quali – come si è visto – in collaborazione con Michele Sindona.
Lo Ior, in quanto istituto che opera con modalità proprie, non è mai stato tenuto a nessun tipo di informativa – né verso i propri clienti, né verso terzi – né tanto meno a pubblicare un bilancio o un consuntivo sulle proprie attività.


 All’epoca del caso Calvi-Ambrosiano, l’istituto doveva rispondere, in via puramente teorica, a una commissione esterna di cinque cardinali, ma di fatto gli amministratori si muovevano senza alcun vincolo. A favore di chi, allora, operava lo Ior? Marcinkus dichiarò che i profitti erano realizzati «a favore di opere di religione» e che «qualsiasi guadagno dello Ior è a disposizione del Papa». Ma come osserva Bellavite Pellegrini: «Con le sue caratteristiche, lo Ior veniva veramente ad assomigliare a un inter-mediario che agisce su una piazza off shore» (da Ferrucci Pinotti “Poteri Forti” ).
Lo Ior, che ha una personalità giuridica propria, è retto da un “Consiglio di soprintendenza” controllato da una Commissione di cinque cardinali: si tratta del nucleo di vigilanza. I porporati, però, non hanno generalmente alcuna competenza finanziaria. Il loro dovrebbe essere un controllo morale. Un ruolo più tecnico è svolto dal “Consiglio di amministrazione” composto di cinque laici ed un direttore generale. L’Istituto intrattiene rapporti valutari e creditizi con clienti e banche italiane, opera attivamente sul mercato finanziario internazionale, gioca in borsa, investe, raccoglie capitali; tuttavia, come istituto estero, non è sottoposto ad alcun controllo da parte delle autorità di vigilanza italiane. La Banca Vaticana afferma di non aver nessun documento relativo al periodo della Seconda Guerra Mondiale; infatti, secondo il procuratore della Banca Vaticana, Franzo Grande Stevens, lo IOR distrugge tutta la documentazione ogni dieci anni, un’affermazione alla quale nessun banchiere responsabile crederebbe. Ciononostante, altre documentazioni esistono in Germania e presso gli archivi americani, che dimostrano i trasferimenti nazisti di fondi allo IOR dalla Reichsbank, e altri dallo IOR alle banche svizzere controllate dai nazisti. Un famoso procuratore specializzato nelle restituzioni dell’Olocaustoha documentato i trasferimenti di denaro dai conti delle SS a un’innominata banca romana nel settembre 1943, proprio quando gli Alleati si stavano avvicinando alla città.
Dalla fine degli anni Settanta, lo IOR era divenuto uno dei maggiori esponenti dei mercati finanziari mondiali. Sotto la tutela del vescovo americano (uno spilungone di 191 cm) Paul Marcinkus, il vescovo Paolo Hnilica, Licio Gelli, Roberto Calvi e Michele Sindona, la Banca Vaticana divenne parte integrante dei numerosi programmi papali e mafiosi per il riciclaggio del denaro, in cui era difficile determinare dove finiva l’opera del Vaticano e dove cominciava quella della mafia. Il Banco Ambrosiano dei Calvi e numerose società fantasma dirette dallo IOR di Panama e del Lussemburgo presero il controllo degli affari bancari italiani e funsero da canale sot-terraneo per il flusso di fondi verso l’Europa dell’Est, in appoggio all’Unione nazionale anti-comunista.
Marcinkus, capo dello IOR, fu Direttore del Banco Ambrosiano (a Nassau e alle Bahamas), ed esisteva una stretta relazione personale e bancaria fra Calvi e Marcinkus. Sfortunatamente, molti di quelli coinvolti non erano solo collegati alla mafia, ma erano anche membri della famigerata loggia massonicaP2, con il risultato finale della spartizione del denaro di altre persone, inclusa una singola transazione di 95 milioni di dollari (documentata dalla Corte Suprema irlandese).
Non appena le macchinazioni vennero a galla a causa di un errore di calcolo attribuito a Calvi, le teste cominciarono letteralmente a rotolare. L’impero bancario Ambrosiano fu destabilizzato da uno scontro ai vertici del potere interno, che coinvolgeva la Banca Vaticana, la mafia e il braccio finanziario dell’oscuro ordine cattolico dell’Opus Dei. L’Opus Dei, in ogni caso, decise di non garantire per il Banco Ambrosiano e Calvi fu trovato «suicidato», impiccato sotto il ponte di Blackfriars a Londra, con alcuni sassi nascosti nelle tasche, una scena ricca di simbolismo massonico.