martedì 31 luglio 2012

Gli orrori dei fast food: le testimonianze interne


I
n un sondaggio del socialnetwork Redit gli impiegati di McDonald e Burger King spiegano quali cibi bisogna assolutamente evitare. Dai nugget ai cubetti di ghiaccio.







Le grandi catene di fast food non godono di una grande reputazione in materia di qualità del cibo offerto ai propri clienti. Considerate da tutti i nutrizionisti del mondo come responsabili dell'aumento dell'obesità della popolazione, con quei piatti grassi e untuosi che gonfiano lo stomaco ma nutrono poco, facendo aumentare il tasso di colesterolo nel sangue e di conseguenza la probabilità di infarto tra gli avventori abituali. Sono stati prodotti anche dei documentari che spiegano per filo e per segno come, a lungo andare, il nutrirsi dai vari McDonald e Burger King metta a serio rischio la nostra salute.

Stavolta però la bordata contro le multinazionali della ristorazione rapida viene dall'interno. Un sondaggio del socialnetwork statunitense www.reddit.com rivolto ai lavoratori dei fast food, dalle cassiere ai friggitori di patate, passando per gli assemblatori di hamburger, ha infatti chiesto espressamente quali sono le pietanze peggiori e quelle da evitare assolutamente tra quelle che vengono servite agli ignari clienti.

Ne è uscito un quadro davvero inquietante, da museo degli orrori con decine di testimonianze e migliaia di commenti di persone scioccate. La scelta peggiore che si possa compiere quando diamo un'occhiata al menù sono i nuggets di pollo, un oggetto misterioso che contiene solo gli scarti e le parti meno nobili dell'animale: "Sono un impiegato di McDonald e una volta ho dimenticato un pacco con cento nuggets sul bancone. Dopo pochi giorni il cibo era completamente fuso, una poltiglia che assomigliava a tutto tranne che a dei nuggets", rivela un anonimo utente che si fa chiamare Dfunkatron.

Anche il pollo grigliato, in teoria più sano dei nuggets, viene preparato con metodi che fanno passare l'appetito: "Lo ricopriamo interamente di margarina per non farlo attaccare al grill, poi quando è precotto e lo mettiamo a congelare ci versiamo versiamo sopra altra margarina fusa per non farlo seccare", spiega sempre un lavoratore di McDonald.

Un altro articolo di cui non fidarsi mai è il semplice, normalissimo ghiaccio. LordKira, una ragazza che lavora da Burger King racconta quanta sporcizia si accumula tra interstizi e giunture delle macchine per preparare i cubetti: "Per pulirla bisogna smontarla, ma in realtà abbiamo la consegna di farlo solo quando non funziona bene. Ogni volta che la apro esce fuori un odore rivoltante e la trovo piena di muffa, da quando mi hanno assunta ho smesso di prendere bibite ghiacciate nei fast food".


ciro.globalist.it

giovedì 12 luglio 2012

Attenzione ai "veleni profumati"


UN TEST ALLARMANTE DI 5 ASSOCIAZIONI EUROPEE DEI CONSUMATORI


Pieni di profumi al veleno
SOTTO ACCUSA I DEODORANTI PER INTERNI USATI ANCHE IN ITALIA. INVECE DI RINFRESCARE L’ARlA, L’APPESTANO CON MISTURE PERICOLOSE.


• BARBARA CATALDI

Dietro al "profumo di oceano" all’odore di lavanda e di limone in fiore possono nascondersi seri rischi per la salute. I pericoli peggiori naturalmente non derivano dagli effluvi che la natura sprigiona, quanto piuttosto dalle misture chimiche che tentano di scimmiottare fragranze e suggestioni.
deodoranti per interni, per esempio, che spruzziamo, bruciamo sotto forma di candela o facciamo evaporare, convinti di rendere l’aria di casa più gradevole, finiscono coll’appestare l’ambiente con sostanze irritanti, allergeniche, e addirittura cancerogene.
L’allarme arriva dai risultati di un test realizzato da 5 associazioni dei consumatori europee su 76 prodotti di questo genere, in commercio in Italia, Spagna, Francia, Portogallo e Belgio.
Il Beuc (Bureau européen des unions de consommateurs), che rappresenta parte delle associazioni consumatori del Vecchio continente, allertato dai preoccupanti dati emersi dalle analisi, ha già avviato un confronto con la Commissione europea per chiedere diritirareimmediatamente dal mercato i deodoranti casalinghi più pericolosi e rivedere in modo più restrittivo il Reach, il regolamento per la registrazione, valutazione e approvazione delle sostanze chimiche in discussione al Parlamento di Strasburgo.
Intanto oltralpe, dove l’emergenza è scoppiata già da qualche settimana, il mercato ha subito i primi contraccolpi. IL gigante della grande distribuzione Carrefour, per esempio, ha registrato il crollo del 60 per cento nelle vendite di questi prodotti.
Tappatevi il naso
In Italia a mettere il naso nei deodoranti casalinghi in vendita in iper e supermercati è stata l’associazione Altroconsumo. Su 27 prodotti testati, solo 5 hanno superato la prova: gli spray Home fragrance White freesia and grapefruit di Glade e Deo Aromatherapy Limoni in fiore di Grey, i diffusori in gel Crystal’Air design Pur air di Air Wick e Gel deodorante fiorito di 11 Gigante, il diffusore liquido Green Apple di Glade.
L’esame ha coinvolto i deodoranti a rilascio immediato, come aerosol, vaporizzatori e spray, quelli a rilascio lento, come i gel e i liquidi, i diffusori elettrici e le candele profumate. Il risultato è stato decisamente allarmante:

DEODORANTI SPRAY - PEGGIORI

MARCHIO
PRODOTTO
INQUINANTI
Glade
Essenze di natura "lavanda & violetta"
Irritanti,allergeni e sostanze sospette cancerogene
Air Wick
Rosa bouquet
Allergeni e sostanze sospette cancerogene
Air Wick
Les eaux parfumèes
"Mandarine & thè vert"
Irritanti, allergeni e sostanze sospette cancerogene
Ambi pur
Instant perfume Cashmere
Irritanti, allergeni, dietilftalato e sostanze sospette cancerogene
Glade
Muchetto di bosco
Irritanti, allergeni e dietilftalati


l’aria della stanza in cui sono stati utilizzati questi prodotti ha rivelato un’alta concentrazione di composti organici volatili inquinanti e cancerogeni. In alcuni casi il cocktail chimico ha superato la soglia di 1.000 mg/m 3. Troppo, se si considera che, secondo le autorità sanitarie Usa, in un ambiente indoor sano non dovrebbe superare i 200 mg/m 3.
Si va da sostanze irritanti per occhi, naso, bocca e gola, come l’acetaldeide, l’acroleina, l’etanolo e il tricloroetilene, a un perturbatore endocrino capace di danneggiare il sistema riproduttivo, il Dep o dietilftalato, dai profumi capaci di scatenare allergie come il D-limonene, il citronellolo e il lilial, classificati come allergeni dalla normativa sui cosmetici, che impone in questi prodotti la segnalazione in etichetta, ai muschi artificiali, sospetti perturbatori endocrini, fino ai micidiali cancerogeni benzene e formaldeide.
Le analisi svolte
"Per realizzare il test, abbiamo utilizzato i deodoranti come avrebbe fatto un consumatore qualunque e poi abbiamo misurato il picco di concentrazione delle sostanze diffuse nell’aria", spiega al Salvagente la dottoressa Claudia Chiozzotto dell’ufficio tecnico di Altroconsumo. E precisa: "Non abbiamo fatto analisi sul prodotto ma solo dell’aria presente nella stanza in cui è avvenuta la prova, perché l’importante era valutare i rischi dei prodotti in fase d’uso".
Ma come è possibile che tanti veleni finiscano in flaconcini o candele destinate a diffondere il loro contenuto in ambienti domestici in cui possono trovarsi, tra l’altro, anche bambini, asmatici, donne incinte o anziani? La risposta è semplice. Non esiste una normativa specifica che regolamenti con rigore cosa può finire dentro questi prodotti e soprattutto che stabilisca una prova d’uso a cui sottoporli prima di metterli in commercio.
I deodoranti per interno, infatti, non sono né cosmetici né detergenti, anche se come questi vanno considerati ormai beni di largo consumo a cui si è esposti anche quotidianamente.
"Non esiste una metodologia standard per eseguire un test d’uso, dal momento che le aziende che li confezionano non l’hanno mai previsto", denuncia Claudia Chiozzotto, "per questa ragione per mettere in piedi la prova abbiamo dovuto allestirla da soli".
Non sorprende, quindi, lo stupore delle aziende nel leggere i dati sulla concentrazione di inquinanti esalati dai loro prodotti. "Probabilmente molte delle sostanze tossiche, come benzene, formaldeide e stirene sono rilasciate dalla plastica delle confezioni",ipotizza la Chiozzotto. "Soprattutto i concentrati potrebbero avere qualità chimiche che intaccano la plastica dei contenitori. Il laboratorio, per esempio, ha testato l’aria tra il tappo e il liquido trovando molte delle sostanze indesiderate. Ciò dimostra che potrebbe esserci un rilascio dal flacone.
Altroconsumo ha già inviato una lettera al ministrodella Salute e a quellodelle Attività produttive chiedendo di ritirare dal commercio tutti i deodoranti casalinghi che rilasciano benzene e formaldeide, di sottoporre l’intera categoria di articoli a prove d’uso e di obbligare i produttori a segnalare in etichetta allergeni e irritanti.

DIFFUSORI GEL - PEGGIORI

MARCHIO
PRODOTTO
INQUINANTI
Air Wick
Decosphere Vanilla & Orchidèe
Benzene, irritanti, allergeni e sostanze sospette cancerogene
Glade
Gel lavanda e violetta
Irritanti, allergeni, muschi artificiali, dietilftalato e sostanze sospette cancerogene
Ambi pur
Odyssey
Formaldeide, eteri di glicole, allergeni, e sostanze sospette cancerogene
Compagnia delle indie
Profumi d’oriente
Fragranze new age
Irritanti, allergeni, eteri di glicole e sostanze sospette cancerogene

INTERVISTA AL TECNICO DI JOHNSON WAX ITALIA

"Test di sicurezza? Da noi mai fatti"

GLI INDUSTRIALI SORPRESI E PREOCCUPATI SI DICHIARANO PERÒ APERTI AL DIALOGO.

L’accusa di produrre deodoranti per interni pericolosi per la salute umana, e potenzialmente cancerogeni, alle aziende proprio non va giù. Di fronte ai dati sconcertanti del test europeo si mostrano sorprese e preoccupate. Attraverso la posizione unica diAssocasa, l’Associazione nazionale prodotti per la casa che le rappresenta in Italia, sollevano dubbi sulla modalità con cui sono state eseguite le misurazioni dei livelli di concentrazione dei composti organici volatili trovati nell’aria, ma poi si dichiarano disponibili ad aprire un dialogo con consumatori e istituzioni. Anche loro si chiedono da dove possono provenire gli inquinanti rilevati nelle esalazioni dei loro prodotti, pur confessando un grave difetto di negligenza: non aver mai eseguito prove d’uso per valutarne la sicurezza. "Prove di sicurezza simili a quelle fatte dalle associazioni dei consumatori, dai produttori non vengono mai eseguite", conferma Massimiliano Branchini, responsabile tecnico della Johnson Wax Italia, proprietaria del marchio Glade. E aggiunge: "Di solito prima di mettere i deodoranti in commercio si realizzano controlli e verifiche solo sulle formule. Il prodotto in uso viene provato solo per verificarne la performance, l’efficacia, la durata. Per i diffusori elettrici i controlli sono sull’impianto del dispositivo elettrico".
L’impatto sulla salute e sull’ambiente degli effluvi profumati, dunque, non rientra nelle preoccupazioni immediate delle aziende, ma perché avvelenare i deodoranti aggiungendo nelle formulazioni benzene e formaldeide, due sostanze la cui cancerogenicità è accertata? "La formaldeide è un conservante economico ed efficace, ma quasi più nessuno la usa", assicura Branchini. "Si ricorre piuttosto ai suoi precursori, come si fa con i cosmetici, perché le concentrazioni di formaldeide che rilasciano sono molto più basse. Per quanto riguarda il benzene, invece, è bene ricordare che la sua immissione in commercio è vietata, dal momento che è classificato come Cmr2. La presenza di tracce, però, è tollerata nella materia prima fino alla soglia di una parte per milione (lppm). Nei deodoranti per interni e nelle candele profumate potrebbero essere trovate delle impurità perché i solventi e le paraffine utilizzate per produrli sono derivati del petrolio, che a sua volta naturalmente contiene benzene".
In effetti, nei diffusori non può finire qualunque cosa. Seppur inadeguate per garantire la salute dei consumatori, infatti, esistono due direttive europee che regolamentano il settore: la 67/548/CE sulle sostanze pericolose, arrivata al suo diciannovesimo aggiornamento, e la 1999/45/CE sui preparati pericolosi. La normativa in vigore per i deodoranti casalinghi è molto meno rigorosa di quella che riguarda i cosmetici e in più soffre delle stesse anomalie. Una sostanza considerata un possibile disturbatore endocrino dannoso per il sistema riproduttivo, come il dietilftalato o dep, per esempio, può finire in un deodorante per la casa o in un profumo perché le norme italiane ne facilitano involontariamente l’uso. Tra le denaturazioni standard dell’alcol etilico a cui si può far ricorso per pagare meno tasse, se non si ha intenzione di produrre bevande alcoliche, la legge ne prevede per esempio una a base di dietilftalato.

DIFFUSORI ELETTRICI E CANDELE - PEGGIORI

MARCHIO
PRODOTTO
INQUINANTI
Air Wick
Mobil’ Air "vanilla &Orchidea"
Formaldeide, eteri di glicole, allergeni e sostanze sospette cancerogene
Glade
Circul’Air Orient night
Formaldeide, dietlftalato, allergeni e sostanze sospette cancerogene
Ambi pur
Harmony (Vanilla &giglio)
Formaldeide, eteri di glicole, allergeni e sostanze sospette cancerogene
Auchan
Profumo marino
Formaldeide, eteri di glicole, allergeni e sostanze sospette cancerogene
Air Wick
Magic candle
"Spice &cinnamon"
Irritanti, allergeni e sostanze sospette cancerogene

ANCHE DA NOI: BASTONCINI D’INCENSO I PIU’ TOSSICI

Tra i prodotti destinati alla profumazione degli ambienti interni, i bastoncini d’incenso sono risultati i più tossici di tutti. L’associazione di consumatori francesi "Que choisir" ne ha testato due confezioni che non sono in commercio in Italia, ma che assomigliano molto a quelle che troviamo in vendita anche nel nostro paese sulle bancarelle o sugli scaffali di negozietti e supermercati. Il risultato è preoccupante. I fumi esalati dalle stecche che bruciano contengono altissime concentrazioni di inquinanti. Ushuaia fleur de vanille, per esempio, su un’emissione di 1.725 mg/m3 di dietilftalato e 69 mog/m3 di formaldeide.
Oltre a subire le conseguenze dovute all’aumento del tasso di anidride carbonica e di polveri fini presenti nell’aria, a causa della combustione del bastoncino, chi utilizza l’incenso in questa forma paga lo scotto di non avere informazioni né garanzie

RAFFAELLA DAGHINI

venerdì 6 luglio 2012

Le pratiche dei testimoni di Geova aiutano a guarire dalle operazioni





Uno studio che potrebbe cambiare le opinioni sulle attuali pratiche mediche dimostra che i Testimoni di Geova, la cui fede proibisce loro di ricevere trasfusioni di sangue, guariscono dalle operazioni al cuore più velocemente e con meno complicazioni di chi prende il sangue. 


Uno studio pubblicato lunedì su  Archives of Internal Medicine , dimostra che i pazienti Testimoni di Geova hanno un miglior tasso di sopravvivenza, minori degenze in ospedale, meno ricorsi ad ulteriori interventi per emorragie, e meno giorni di permanenza nelle unità di cure intensive di coloro che ricevono trasfusioni di sangue durante le operazioni. 

Gli appartenenti al credo dei Testimoni di Geova si sottopongono prima dell’operazione ad un’estesa procedura di conservazione del sangue, che include l’incremento dei globuli rossi del sangue con farmaci a base di eritropoietina, ferro e vitamine del complesso B per prevenire anemie. I ricercatori sostengono che la pratica offre un singolare esperimento naturale agli esperti per studiare gli effetti a breve e a lungo termine della strategia di gestione del sangue e può indicare modi di ridurre la necessità di trasfusioni.







Il modo in cui curiamo i pazienti Testimoni di Geova, con una conservazione del sangue piuttosto estrema, non espone il paziente a maggiori rischi, ha dichiarato lunedì Colleen Koch, una delle autrici dello studio, e professoressa di anestesiologia presso la Cleveland Clinic dell’Ohio. Forse bisognerebbe esaminare più attentamente l’applicazione di alcune di queste pratiche ai nostri pazienti di routine in cardiochirurgia.


http://www.tdgnews.it/portal/?p=5000

martedì 3 luglio 2012

Rilevate tracce di farmaci veterinari negli alimenti per bambini. Studio scientifico conferma.




Secondo i ricercatori dell’Università di Almerìa, in Spagna, anche se in quantità molto piccole, negli alimenti per l’infanzia a base di latte e carne sono rintracciabili residui di farmaci che vengono somministrati agli animali da allevamento.

Gli antibiotici, come il tilmicosin, o i farmaci antiparassitari, come il levamisole, sono somministrati agli animali per evitare le malattie, ma possono rimanere negli alimenti. Gli scienziati dell’Università di Almeria (UAL) hanno confermato che queste sostanze restano negli alimenti per bambini, analizzando gli alimenti con un metodo particolare per rilevare piccole quantità di sostanze.
“Le concentrazioni rilevate sono state generalmente molte basse. Da un lato, se questo suggerisce che non sono quantità preoccupanti, dall’altro mostra la necessità di controllare questi prodotti per garantire la sicurezza alimentare” ha spiegato Antonia Garrido, Professore di Chimica Analitica presso l’UAL.
Con questo obiettivo, il team ha sviluppato un metodo ‘multi-residuo’, che consente di rilevare diversi farmaci contemporaneamente negli alimenti per bambini. Le tecniche cromatografiche vengono utilizzate per separare i composti e la spettrometria di massa viene invece usata per per identificarli.
Il metodo “preciso, semplice e veloce” è stato convalidato analizzando dodici prodotti a base di carne (bovini, suini o pollame) e nove campioni di latte in polvere. I dati indicano che le concentrazioni di farmaci veterinari variano da 0,5 a 25,2 mg / kg nella carne e da 1,2 a 26,2 mg / kg nel latte”.

Concentrazioni più elevate in prodotti avicoli
Sono stati trovati sulfamidici, macrolidi e altre tracce di antibiotici , così come antielmintici e fungicidi. In totale, gli scienziati hanno trovato cinque farmaci veterinari nel latte in polvere e dieci nei prodotti a base di carne, soprattutto se sono di pollo o altri volatili.
Lo studio che è stato pubblicato nella rivista Food Chemistry, ipotizza che che questo potrebbe accadere perché in alcune aziende non vi è alcun controllo approfondito sulla somministrazione di farmaci agli animali.
Fino ad ora, la Commissione Europea ha disciplinato i livelli di pesticidi e altre sostanze negli alimenti a base di cereali per bambini e neonati, ma non negli alimenti a base di carne e latte. Come conseguenza della mancanza di regolamentazione, generalmente si applica una politica di tolleranza zero ai farmaci veterinari negli alimenti, in quanto possono causare reazioni allergiche, la resistenza agli antibiotici e altri problemi di salute.

http://gaianews.it/salute/rilevate-tracce-di-farmaci-veterinari-negli-alimenti-per-bambini-21103.html