venerdì 10 agosto 2012

Nazi-fascismo e Chiesa, accordi segreti con i carnefici




Dopo le crociate e la conseguente carneficina a danno dei templari, le innumerevoli torture inflitte dalla santa inquisizione e molti altri crimini, un altro capitolo oscuro si aggiunge alla controversa storia della chiesa cattolica.
Quello che segue è frutto di ricerche che il Vaticano ha cercato d'insabbiare, ma grazie a ricercatori storici con cui collaboriamo e alla rete libera, abbiamo avuto conferma di questo e altro materiale che sarà pubblicato in seguito, il tutto corredato da foto storiche. 
A partire dagli anni '20 inizia quel lungo ed ambiguo percorso parallelo, fra Chiesa e nazi-fascismo, che li avrebbe visti camminare uniti fino alla II Guerra  Mondiale, ed anche oltre. (Fu proprio il Vaticano, alla fine del conflitto armato, a dare asilo e ad aiutare molti gerarchi nazisti nella loro fuga verso il Sudamerica).
La chiesa cattolica è sopravvissuta a tutti i poteri, imperi e guerre, ma oggi è ancora lì, più potente e ricca che mai. Il motivo si nasconde dietro ai famosi “concordati”.Per "concordato" s'intende un accordo ufficiale fra il Vaticano e uno stato straniero. E' l'equivalente dei "trattati" fra nazione e nazione.
Nel periodo anteguerra la Chiesa aveva firmato concordati con tutti gli stati nazi-fascisti di quel periodo.
Nel corso della storia i rapporti fra la Chiesa e le altre nazioni sono stati regolamentati, ovunque possibile, da relativi concordati.
Nel 1929, dopo estenuanti trattative segrete, a cui Pacelli partecipò attivamente, la Chiesa di Roma firmava con Mussolini i cosiddetti Patti Lateranensi. In base a questo concordato la Chiesa otteneva la restituzione di antiche proprietà terriere, la creazione del moderno stato Vaticano, una serie di vistosi privilegi per il clero, la gestione dei matrimoni e l'autorità sui divorzi, la parificazione delle scuole cattoliche a quelle statali, e una lauta "ricompensa" - pagata dal popolo italiano - per le espropriazioni subite nel secolo precedente. La religione cattolica divenne religione di stato, fu resa obbligatoria come materia scolastica fino alle scuole medie, e la Chiesa si riservò ovviamente il diritto di insegnarla. Il concordato prevedeva anche la "protezione" di Azione Cattolica, che era entrata in aperto contrasto con Mussolini, ma di fatto impegnava tutto il clero ad astenersi da qualunque attività di tipo politico.
Da parte sua la Chiesa riconobbe il Regno d'Italia, e da quel giorno offrì a Mussolini il pieno supporto politico, arrivando a definirlo "l'uomo della Provvidenza".

In realtà era stata la Chiesa fin dall'inizio, ad imporre le condizioni a Mussolini per restare al potere. In proposito lo stesso Duce ebbe a scrivere: [manca citazione].

Iniziava così un lento processo di "adozione" del fascismo da parte della Chiesa, mentre la nuova ideologia compenetrava progressivamente il nostro tessuto sociale, al punto da rendere sempre più sottile la linea di demarcazione fra l'aspetto politico e quello religioso nella vita di tutti i giorni.

In proposito Tracy Koon ha scritto:
"Gli anni fra il 31 e il 38 furono generamente cordiali nei rapporti fra chiesa e stato. A causa di questa apparente armonia, divenne sempre più difficile per i cattolici, fino alla fine degli anni 30, percepire le reali differenze fra la visione del mondo fascista e quella cristiana"

In tutto questo, la Chiesa si mostrò perfettamente allineata con le nuove imprese militari del fascismo all'estero. Durante la campagna d'Africa i vescovi cattolici benedivano regolarmente le truppe in partenza per il fronte.

Su Civiltà Cattolica, Padre Messineo descrisse l'invasione dell'Etiopia come "la restaurazione della vera fede contro gli errori religiosi, la superstizione e la schiavitù".
 

Le poche voci isolate, contrarie a questo "matrimonio infernale" fra Chiesa e fascismo, finirono tutte inascoltate: nell'articolo «Vescovi sedotti dal fascismo», uscito sul Corriere della Sera dell’8 marzo 35, Alberto Melloni riassumeva il memoriale scritto in quell'anno da monsignor Domenico Tardini: 
«Mentre importanti cardinali italiani offrono un sostegno alla campagna militare e L’Osservatore Romano rimane in una posizione di prudente legittimazione della guerra, Tardini calcola e giudica le conseguenze sul clero, che ai suoi occhi rappresentano “il disastro più grande”: il diplomatico romano concede che esso debba essere disciplinato anche davanti al regime, ma osserva che “invece questa volta è tumultuoso, esaltato, guerrafondaio. Almeno si salvassero i vescovi. Niente affatto. Più verbosi, più eccitati, più... squilibrati di tutti”. Pronti a offrire oro alla patria con zelo sospetto “parlano di civiltà, di religione, di missione dell’Italia in Africa... E intanto l’Italia si prepara a mitragliare, a cannoneggiare migliaia e migliaia di etiopi, rei di difendere casa loro... Difficilmente poteva compiersi nelle file del clero un confusionismo, uno sbandamento, un disquilibrio più gravi e pericolosi”. [...] Tardini si rende conto che “la Chiesa d’Italia è accusata di essere in combutta col fascismo. E con la Chiesa d’Italia, la Santa Sede. Mai la Santa Sede ha passato – credo – un periodo più difficile di questo”, nel quale rischia di “compromettere seriamente per un secolo il prestigio morale” accumulato».
Nel frattempo il cardinale di Milano Schuster, nel suo sermone in Duomo del 27 ottobre 1935, esaltava le imprese delle "valorose armate che aprono le porte dell'Etiopia alla fede cattolica e alla civilizzazione di Roma". [1-10]

Episodi come la morte di Padre Giuliani, il cappellano militare ucciso in Abissinia, venivano pubblicamente celebrati ed elevati ad atti di eroismo militare.
Mentre offriva apertamente il suo supporto alla conquista militare, nessun esponente del clero si preoccupò mai di denunciare le azioni criminali che venivano compiute a cielo aperto dalle nostre armate contro le popolazioni locali.  Da un parte gli stupri sistematici delle giovani abissine, dall'altra i regolari bombardamenti con il gas all'iprite, che devastavano interi villaggi in pochi minuti, hanno contribuito ad inserire l'esercito italiano fra i peggiori criminali di guerra del 20° secolo.
Si giunse così alle soglie della guerra mondiale con una completa sovrapposizione di ideali e finalità pratiche, fra Chiesa e fascismo, ben difficile a quel punto da risolvere per chiunque.




Anche in Germania il percorso verso un concordato fra i nazisti e la Chiesa fu lungo e faticoso, dato che nessuno dei due poteri aveva realmente intenzione di cedere all'altro il controllo della nazione. Ciascuno cercava di ottenere per sè i massimi vantaggi, mentre cedeva all'altro solo il minimo indispensabile per ottenerli.
 Nei primi anni di vita politica infatti Hitler non era visto di buon occhio dai cattolici, nè peraltro il futuro Fuhrer faceva grandi sforzi per celare la sua scarsissima simpatia per la Chiesa.

Ma presto - come già era avvenuto in Italia - ambedue si resero conto di avere anche degli interessi in comune (che verranno esaminati in seguito), mentre si rendevano conto che nessuno sarebbe riuscito a portare avanti serenamente il proprio programma senza il consenso dell'altro.

La svolta cruciale avvenne nel marzo del 1933, quando il neo-eletto cancelliere Adolf Hitler presentò al Reichstag la richiesta eccezionale per l'approvazione di un "Decreto di pieni poteri", che gli avrebbe permesso di promulgare leggi senza più sottoporle al parlamento.  In altre parole, chiedeva ai deputati di rinunciare legittimamente allo scopo stesso per cui erano stati eletti. Per ottenere il passaggio di un tale decreto però era necessaria una maggioranza di due terzi, che Hitler avrebbe raggiunto solo con il voto dei rappresentanti del Zentrum, il partito politico della Chiesa, guidato dal vescovo Ludwig Kaas, che fino a quel giorno lo aveva osteggiato apertamente.


Ma in poche ora Kaas - stretto collaboratore, amico personale e uomo di fiducia di Pacelli in Germania - riuscì a convincere i deputati del Zentrum a votare il decreto a favore di Hitler, che di fatto avrebbe posto fine alla Repubblica di Weimar e dato inizio alla dittatura nazista.

In proposito lo storico della Chiesa Owen Chadwick ha scritto: 

"Il ruolo rivestito da Kaas nel far votare al Partito di Centro il documento sui pieni poteri a Hitler nel marzo 1933 rimane uno dei gesti più controversi della storia tedesca".

Quattro giorni dopo la conferenza episcopale tedesca annullava sia la proibizione per i cattolici di iscriversi al partito nazista, sia quella per i nazisti di presentarsi in chiesa con la svastica sulla divisa. Rinunciava cioè, senza motivo apparente, alle due armi principali con cui aveva combattuto fino a quel momento l'ascesa al potere dei nazisti.

In proposito lo storico cattolico James Carroll ha scritto: 

Nei primi mesi del 1933 i leader cattolici passarono dall' essere i più tenaci oppositori di Hitler ai suoi alleati più recenti. Tale drammatica trasformazione è riflessa dal fatto che nel 1932 la Conferenza Episcopale di Fulda, che rappresentava la gerarchia cattolica in Germania, aveva proibito ai cattolici l'appartenenza al partito nazista, ed aveva proibito ai preti di impartire la comunione a chiunque portasse la svastica. Ma il 28 di marzo 1933, due settimane dopo che Pacelli aveva fatto la sua apertura ad Hitler, la stessa Fulda decise di togliere il veto all'appartenenza dei cattolici al partito nazista". 

Poco dopo Kaas, su richiesta di Pacelli (che in quel momento era Segretario di Stato, cioè Ministro degli Esteri del Vaticano)  dissolveva il partito del Zentrum, ponendo così fine ufficialmente alla vita politica dei cattolici in Germania.

Come già accaduto per l'Italia, quello che poteva apparire un punto perso per il Vaticano era in realtà una questione di interesse primario per Pacelli - accentratore per eccellenza - che temeva la crescita di qualunque altra forza politica all'interno della Chiesa. [y]

In questo modo fece un grande piacere sia a se stesso che a Hitler, che da quel giorno potè imperversare in Germania senza più alcuna opposizione politica. (Nel frattempo i socialisti, unici ad aver votato contro il Decreto, erano già in fuga per tutta la nazione).

La stessa cosa era accaduta con Mussolini, dopo la firma dei Patti Lateranensi, con la progressiva emarginazione dalla vita politica di Azione Cattolica (v. Don Sturzo), ottenuta con la complicità del Vaticano. Per quanto fingesse di difenderle pubblicamente, infatti, la Santa Sede fu ben contenta di "sacrificare" queste istituzioni politiche - spesso intenzionate a far valere i veri principi del cristianesimo - sull'altare delle nascenti alleanze con il nazi-fascismo.

A questo proposito LEHMANN ha scritto: 

"Il Vaticano aiutò ad eliminare i partiti popolari cattolici sia in Italia che in Germania, centralizzando tutte le questioni politiche su Roma. Questo garantiva ai dittatori libertà da una interferenza popolare da parte dei cattolici, e stabiliva un regime più dittatoriale nella stessa chiesa cattolica."  

Il 20 Luglio 1933, a soli tre mesi dal passaggio del Decreto a favore di Hitler, Pacelli firmava a
Roma il Reichskonkordat con il suo braccio destro, Franz von Papen:


Accanto a von Papen sedeva Ludwig Kaas, che dopo essere stato ripudiato dal partito che aveva tradito si era trasferito a Roma, per lavorare a stretto contatto con Pacelli su tutte le più importanti questioni di diplomazia internazionale. (Dieci anni dopo Pacelli, che nel frattempo era diventato Papa con il nome di Pio XII, avrebbe affidato a Kaas le trattative segrete che avrebbero portato alla nuova alleanza con gli americani, rompendo quella con Hitler e Mussolini [y2]). Accanto a Pacelli compare Mons. Ottaviani. Alla sua sinistra c'è un giovane diplomatico di nome Giovanni Montini, che 40 anni dopo diventerà papa con il nome di Paolo VI.

E' quindi evidente che dietro all'improvviso "cambio di atmosfera" fra la Chiesa e il partito nazista, registrato a partire dal marzo 1933, vi fossero già gli accordi di mutua soddisfazione che si sarebbero poi concretizzati nelle clausole del Concordato.In proposito, nel 1937 Goebbels scrisse:  "Kaas si era dichiarato d'accordo con la legge sui pieni poteri in cambio dell'accordo da parte del Governo al negoziato di un Concordato del Reich con la Santa Sede" 


Grazie al concordato la Chiesa otteneva, fra le altre cose, il diritto di nominare i propri vescovi senza interferenze esterne, il diritto di insegnare la religione cattolica nelle scuole tedesche, la totale libertà di movimento e di comunicazione del clero sul territorio, il diritto di incassare tasse ecclesiastiche, ed altri privilegi di minore importanza.

Da parte sua Hitler aveva ottenuto il primo riconoscimento ufficiale del Nuovo Reich da parte di una nazione straniera. Ma soprattutto, come vedremo in seguito, aveva gettato le basi per il suo progetto di sterminio totale del popolo ebraico.

Sembra che vi fosse anche un supplemento segreto al concordato tedesco, la cui esistenza non è mai stata riconosciuta ufficialmente dal Vaticano, che stabiliva diritti e doveri del clero "nel caso di un cambiamento nelle forze armate tedesche, nel senso di una chiamata obbligatoria alle armi". 

Nonostante il Trattato di Versailles proibisse esplicitamente il riarmo della Germania, nel '33 c'era quindi chi già pensava che sarebbe avvenuto, e si preparava ad affrontarlo in maniera adeguata.

L'importanza politica ed il peso morale del Reichskonkordat furono sottolineati nel 1937 dal cardinale Faulhaber con questa secca presa di posizione della Chiesa a favore del Reich:
“In un momento in cui i capi di stato delle maggiori potenze mondiali guardano con fredda riserva e notevole sospetto alla nuova Germania, la Chiesa cattolica, la più grande autorità morale sulla terra, ha espresso attraverso il Concordato la sua fiducia nel nuovo governo tedesco".


Il 2 marzo 1939, a quattro giorni dalla propria elezione a pontefice, Pio XII scriveva a Hitler: “All’illustre Herr Adolf Hitler, Fuhrer e Cancelliere del Reich tedesco. All’inizio del nostro pontificato desideriamo assicurarle che continueremo a impegnarci per il benenessere spirituale del popolo tedesco, che confida nella sua guida……Ora che le responsabilità della Nostra funzione pastorale hanno accresciuto le Nostre opportunità, preghiamo più ardentemente per il raggiungimento di questo obiettivo. Che la prosperità del popolo tedesco e il suo progresso in tutti i campi, con l’aiuto di Dio, possano compiersi.”
Proprio in quelle ore le armate tedesche stavano invadendo la Cecoslovacchia.
Lo stesso tipo di incoraggiamento da parte del Vaticano fu riservato al fascismo spagnolo, con il Papa in persona che arrivò a dare la benedizione alle truppe italiane che partivano per combattere al fianco del generalissimo Franco. Più tardi, nel ricevere a Castelgandolfo 500 profughi spagnoli, in maggioranza sacerdoti e religiosi, Pio XI dichiarò: "La nostra benedizione vada in modo particolare a coloro che si sono assunti la difficile e pericolosa missione di difendere e restaurare i diritti e l'onore di Dio e della religione".
Sul finire degli anni '20 in Spagna era ancora in vigore il concordato firmato dalla Chiesa con la Regina Isabella nel 1851. Questo concordato, nato dalla comune paura dei potenti per le nascenti democrazie, stabiliva che quella cattolica fosse l'unica religione tollerata nel paese, riservava alla Chiesa tutti i "diritti divini stabiliti dal Canone", e dava al clero il completo controllo dell'educazione e della stampa. In questo modo non era più necessario bruciare i libri proibiti, come durante l'Inquisizione, bastava semplicemente vietare di stamparli.

Ma la imprevista vittoria elettorale delle sinistre, che portò alla nascita della Seconda  Repubblica (1931), pose improvvisamente fine ai privilegi della Chiesa e della nobiltà spagnole. La nuova costituzione introduceva la  libertà di espressione, la separazione fra Stato e Chiesa, il diritto al divorzio, la perdita di tutti i privilegi nobiliari, e il suffragio universale per le donne.

Decisamente troppo per una Chiesa abituata a farla da padrona in una terra in cui il suo volere era stato sempre rispettato, fin dal tempo dei Re Cattolici.

Se in Germania e Italia l'alleanza col nazi-fascismo era stata perseguita con un minimo di pudore esteriore, in Spagna il clero non ebbe la minima remora a mostrarsi apertamente a favore del  nuovo fascismo, che incitava apertamente, con il passare dei mesi, alla "rivolta armata" contro il marxismo dei "senzadio".

Sopra: Un breve estratto dal famoso documentario "Mourir a Madrid" di Fredric Rossif, che permise al mondo di conoscere il vero volto della Guerra Civile spagnola.

Non ci volle molto perchè il termine "rivolta armata" venisse sostituito da quello, molto più
appropriato - secondo la Chiesa -  di "crociata".

Nel 1936 l'arcivescovo di Saragozza Domenech dichiarò che "la violenza non si fa al servizio dell'anarchia, ma in modo legittimo soltanto a beneficio dell'ordine, della patria e della religione".
Il 30 settembre 1936 il vescovo di Salamanca Enrique Pla y Daniel pubblicava una lettera pastorale in cui dichiarava che lo scontro cruento fra i cittadini spagnoli "riveste sì l'aspetto esteriore di una guerra civile, ma è in realtà una crociata" ... "una crociata per la religione, per la patria e per la civiltà".
Il canonico di magistero di Salamanca, Albarràn, aveva pubblicato nel 1934 un libro intitolato "Diritto alla ribellione", nel quale incitava alla rivolta armata contro l'ordine costituito (la Repubblica Spagnola, che fu rovesciata da Franco, era nata legittimamente, per volere popolare). Dopo la vittoria nella Guerra Civile ne pubblicò un altro, intitolato "Guerra Santa", nel quale definiva più volte "guerra santa" lo scontro appena terminato, e sottolineava come tala guerra fosse stata incoraggiata e benedetta dalla chiesa cattolica.

Voci importanti risuonavano ovunque, inculcando nel subconscio degli spagnoli il senso di una crociata religiosa:
Francisco Franco: "Noi siamo cattolici. In Spagna, o sei cattolico o non sei nulla". 
Il capo di Azione Cattolica: "Crociati di Spagna! Dobbiamo vincere, come hanno sempre vinto gli spagnoli, la spada in mano, l'eroismo nel cuore, e la preghiera sulle labbra".
Il reverendo padre Ignazio Mendez Reygada: "Il sollevamento non è stato solo giusto, è stato doveroso. La guerra nazionale spagnola è una guerra santa, la più santa che la storia abbia conosciuto".
L'arciprete di Burgos: "Voi che mi ascoltate, voi che vi chiamate cristiani, non abbiate perdono per i distruttori delle chiese, e per gli assassini di San Pietro. Che la loro stirpe sia distrutta, la stirpe malvagia, la stirpe del demonio, perchè in verità i figli di Belzebù sono anche i nemici di Dio".
Non a caso fu proprio nella Guerra Civile spagnola che si assistette per la prima volta al coinvolgimento diretto del clero nella lotta armata.


Sopra: Preti armati nella Plaza de Toros di Siviglia, in seguito trasformata in campo di prigionia.

Sotto a sinistra:  Anche i frati francescani parteciparono attivamente alla lotta armata, mentre i cappellani militari (sotto a destra) davano regolarmente l'assoluzione anticipata ai franchisti per le carneficine dei "comunisti" che si apprestavano a compiere.

Questa indissolubile commistione di intenti fra Chiesa e fascismo continuò anche dopo la guerra, con la celebrazione religiosa di tutti i morti sul fronte fascista. Nel 1938 un decreto del Capo di Stato stabiliva "previo accordo con le autorità ecclesistiche" che "sui muri di ogni parrocchia compaia una lapide con i nomi dei suoi Caduti, nella presente Crociata, già vittime della rivoluzione marxista".

Tutti i preti morti per mano dei"rossi" venivano automaticamente elevati a rango di martire. (Curiosamente, in questo caso era lo stesso "martire" ad aver aggredito una nazione con un governo legittimamente eletto).

Con il trionfo del franchismo in Spagna ebbe inizio una dittatura basata su un sodalizio con la Chiesa che sarebbe durato fino alla morte del Generalissimo, avvenuta nel 1975. Questo sodalizio aveva trovato un nome sin dal momento della diffusione dell'ideologia fascista in Spagna: "Nazional-cattolicesimo".

"Nazional-cattolicesimo: parte dell'identità ideologica del franchismo ... La sua manifestazione più visibile fu l'egemonia della chiesa cattolica in tutti gli aspetti della vita pubblica e privata".

Naturalmente ci si domanda se sarebbe mai nata, e quanto sarebbe durata, una dittatura come quella di Franco, se invece di appoggiarla fin dal primo giorno la Chiesa l'avesse apertamente osteggiata. Il potere del pulpito religioso, specialmente nei paesi di lunga tradizione cattolica, è forse meno penetrante ed efficace di quello politico?

Parallelamente alla Spagna, la Chiesa appoggiò anche la nascita della dittatura fascista in Portogallo, che sarebbe durata dal 1932 fino al 1975. Nel 1940 la Chiesa avrebbe formalizzato i rapporti con la seconda nazione iberica, firmando un concordato con il dittatore Salazar.

Accanto al regolare concordato fu firmato anche il cosiddetto Accordo Missionario, che estendeva i diritti ecclesiastici a tutte le colonie dell'Impero Portoghese (Angola, Mozambico, Timor, Guinea, ecc.). I vari territori sarebbero stati suddivisi in diocesi, con ampi poteri e privilegi concessi ai prelati locali.

Fra i privilegi c'era anche quello di ammettere  missionari di altre nazioni solo se accettassero di sottomettersi pienamente al controllo del clero locale. 

Nel 1855 il Vaticano aveva firmato un concordato con l'Impero Austro-Ungarico, che prevedeva libertà per le altre confessioni religiose, ma faceva di quella cattolica la religione ufficiale dell'Impero. Questo dava al Vaticano il controllo dell'educazione religiosa dei giovani, la gestione ed amministrazione dei matrimoni, l'autonomia di movimento e comunicazioni del clero, la giurisdizione sulle cause legali di tipo ecclesiastico, il diritto di ricevere introiti pubblici (tasse dallo stato), e la completa autonomia sulle nomine vescovili. [1-7]

Nonostante la caduta dell'Impero Austro-Ungarico, con il passaggio della Croazia al Regno di Serbia, il concordato rimase valido "de facto" su tutto il territorio croato, per tornare ufficialmente in vigore con la creazione dello stato-fantoccio nazi-cattolico di Ante Pavelic (1941).
 

[L'Unico gruppo religioso a non prendere parte a nessun conflitto furono i Cristiani Testimoni di Geova, i quali vennero brutalmente perseguitati sia dal regime nazi-fascista che dalle chiese della cristianità]

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