lunedì 26 novembre 2012

Per quelli che: "Se guardiamo tutto allora non dovremmo più mangiare niente…"


Eh va beh, se guardiamo tutto allora non dovremmo mangiare più niente…



Questa è la frase che in genere tutti coloro che vogliono mettere in guardia le persone dai pericoli presenti nel cibo si sentono dire… E questo può essere molto frustrante!
Una persona mi ha scritto chiedendomi cosa rispondere a queste persone… Ho pensato fosse utile per tutti condividere la mia risposta:
Domanda incriminata  ”Se guardiamo tutto allora non dovremmo più mangiare niente…

Cosa penso io di questa domanda:

A mio parere è una domanda figlia dell’ignoranza. Nessuno di coloro che la pronunciano mangerebbe del veleno per topi, perchè sa che quel veleno gli farebbe male, ne è pienamente consapevole… Invece tutti mangiano determinate schifezze perchè non sanno ( e non vogliono sapere) che gli faranno del male…
La differenza principale tra il primo caso ( il veleno per topi) e il secondo ( schifezze varie) risiede nel tempo che l’effetto negativo ci mette a manifestarsi: se mangi del veleno per topi stai male subito, se invece mangi ogni giorno il dado contenente glutammato non stai male subito, ma con tutta probabilità starai molto male in futuro…
Quando poi starai male difficilmente collegherai quello stare male con ciò che hai mangiato nei 20 anni precedenti…
Quindi, mangiare veleno per topi o mangiare determinate schifezze moderne è molto, molto simile, ma per la percezione umana sembra che il primo faccia davvero male perchè si manifesta subito, mentre il secondo in fondo non faccia nulla, in quanto i suoi effetti si manifestano nel tempo senza quindi un collegamento chiaro causa-effetto.
Le persone che pongono queste domande non vogliono saperne di cambiare, il più delle volte risulta inutile qualsiasi argomentazione… È già un ottimo obbiettivo riuscire a fargli capire che la maggioranza di quello che mangiano è costituito da schifezze… Ma da lì a farli decidere di cambiare ce ne passa ancora davvero molto…
Perchè un conto è saperlo e un altro è esserne consapevoli
A queste persone si può rispondere che non si tratta di guardare tutto, si tratta solo di mangiare alimenti e non veleni… E su questo tutti sono d’accordo in genere…
Continuare a mangiare determinate schifezze corrisponde a mangiare veleni.. Quindi non è certo un comportamento da furbi o intelligenti quali credono di essere solitamente queste persone ;-)
Il primo passo è rendersi conto di non sapere, solo in quel modo si è disposti a valutare nuove informazioni, solo in quel modo ci si può accorgere di quanto si viene presi in giro ogni giorno…
Non si tratta di guardare tutto, si tratta di smettere di farsi prendere in giro da un sistema costruito solo ed esclusivamente per fare soldi:
prima di acquistare un televisore la maggioranza delle persone visita più negozi, valuta più modelli, i pro e i contro: valuta più cose possibili! La stessa cosa avviene per una automobile e in maniera maniacale per una casa… Come mai però questo non lo si fà per il cibo che in fondo determina la nostra salute e di conseguenza tutta la nostra vita? Come mai si risponde subito “eh se guardiamo tutto allora…
Non si tratta di guardare tutto fino al più insignificante dettaglio:
nessuno controlla che il nuovo televisore abbia la presa scart a destra piuttosto che a sinistra, ma tutti valutano bene l’ampiezza dello schermo, la chiarezza dell’immagine etc. scartando a priori tutti i modeli che non sono all’altezza, poi sarà molto meno importante se uno pesa 5 kg e l’altro 4…
Questo per dire che esistono delle priorità, e questo vale anche e soprattutto per il cibo: è un comportamento completamente da stupidi quello di non valutare nessun aspetto della qualità del cibo che mangiamo per il semplice motivo che valutare tutti gli aspetti sarebbe impossibile…
Quello che è importante, è valutare le cose più importanti, poi tutti sanno che oggi anche gli alimenti più biologici del mondo sono in qualche modo contaminati dall’inquinamento dilagante.
Un conto però è mangiare quegli alimenti che possiamo dire hanno un tasso di tossicità pari per esempio a 5 ( alimenti biologici-biodinamici, prodotti nel modo più naturale possibile, che prendiamo come il meglio ottenibile oggi) e un altro è mangiare quelli che hanno un tasso di tossicità pari a 80 (alimenti industriali prodotti con metodi moderni mettendo al primo posto il guadagno e non la salute,la logica del denaro e non la logica della vita)
Quindi ancora una volta, non si tratta di guardare tutto fino al più piccolo dettaglio, ma nemmeno di far finta di non vedere ciò che è evidente e grande come una casa: un sacco di alimenti moderni sono altamente pericolosi per la nostra salute!
Purtroppo non tutte le persone riescono a capire questo semplice discorso, quelle che non lo capiscono e si intestardiscono a continuare a mangiare di tutto lo capirano quando per loro verrà il momento giusto, inutile insistere, spesso è solo energia sprecata.
Nel mio programma completo “L’inganno nel cibo” sono presenti le ricette per un mese intero, tutte realizzate con alimenti che si possono definire sani, ognuna di esse smentisce la frase “beh se guardiamo tutto allora non dovremmo mangiare più niente…”  ;-)

martedì 20 novembre 2012

Pericolo Voltaren e Moment


TEMPI DURI PER CHI SOFFRE FREQUENTEMENTE DI MAL DI TESTA
dolori reumatici o forti dolori mestruali e ricorre spessissimo agli antidolorifici. Dopo la messa al bando del Vioxx e di tutti i farmaci a base dello stesso tipo di molecole, i cosiddetti Cox2, gli studiosi hanno messo sotto accusa altre due famiglie di medicinali: quelli a base di ibuprofen, come il Moment e il Buscofen, e quelli che contengono il diclofenac, come ilVoltaren. Le due sostanze, infatti, aumentano le percentuali di rischio per l’infarto. La notizia è stata diffusa dal quotidiano britannico The Guardian, dopo che sull’autorevole rivista British Medical Journal è stata pubblicata una ricerca dell’Università di Nottingham sui rischi legati agli antidolorifici. Le autrici dello studio epidemiologico, Julia Hippisley-Cox e Carol Coupland, hanno identificato 9.218 pazienti in Inghilterra, Galles e Scozia, tra i 25 e i 100 anni, che hanno già sofferto di un primo infarto e li hanno tenuti sotto osservazione. Nelle valutazioni finali, naturalmente, sono stati considerati i fattori come l’età, le malattie cardiovascolari diagnosticate, il fumo e il consumo di altri farmaci, come l’Aspirina che riduce il rischio di un attacco di cuore. Il risultato è stato che con il consumo di ibuprofen il rischio infarto cresce del 24 per cento, mentre con l’assunzione di diclofenac aumenta addirittura del 55 per cento. Per quanti hanno curato il dolore con il rofecoxib, il principio attivo del Vioxx, il rischio infarto è salito del 32 per cento, contro il 21 per cento in più di un altro Cox2, il celecobix contenuto nel Celebrex. In Gran Bretagna l’attenzione si è tutta concentrata sull’ibuprofen, da sempre considerato uno dei farmaci più sicuri del mercato e usatissimo come sostituto del Vioxx. Secondo le ricercatrici, ogni 1.005 persone ultra sessantacinquenni che assumono ibuprofen, uno subirà un infarto. E per capire l’impatto dei numeri, è bene considerare che solo oltremanica i pazienti che soffrono di artrite e sono quindi potenziali consumatori di antidolorifici, sono circa 9 milioni.
fonte : http://disinformazione.it
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

sabato 10 novembre 2012

La Verità sui Wurstel



Quante volte ti è capitato di mangiare un Hot Dog?
Magari arrostito sulla brace o cotto alla griglia, ricoperto da una montagna di ketchup, senape e maionese…
Il panino con Wurstel è il tipico alimento chiamato in causa, quando si ha voglia di riempire il buco della fame il più in fretta possibile; è un classico mangiarlo alle partite, nelle fiere, durante le feste cittadine, alle grigliate con gli amici… 
Ma ti sei mai chiesto da cosa realmente è composto? 
Qual’è la storia dei Wurstel?
Alimento nato in Germania ed in Austria, ma meglio conosciuto negli States con il nome di Hot Dog, in pochi decenni è diventato piatto nazionale per moltissimi Stati europei e non solo.
In origine nati come insaccati di carne sminuzzata, una volta commercializzati la ricetta è stata modificata in modo da poter “riciclare” anche il più piccolo scarto della produzione alimentare di origine animale.
Risalta perfettamente il concetto: “occhio non vede e cuore non duole”.
Cosa contengono i Wurstel?
Una volta ucciso l’animale nel macello e divisa la carne dalle ossa, la carcassa viene congelata ed inviata in stabilimenti strutturati per recuperare tutti gli scarti delle lavorazioni, compresi i cadaveri di bestie morte nelle stalle o negli allevamenti.
E’ interessante leggere sul retro della confezione l’elenco degli ingredienti, nel quale compare la voce “CARNE SEPARATA MECCANICAMENTE“, è semplicemente un termine tecnico-elegante con il quale si vuole intendere la spremitura e l’impasto di zoccoli, organi interni, pelle, cotenna, ossa, orecchie, coda, grasso, tendini, quindi il rimasuglio della carcassa dell’animale da allevamento (e non solo..).
Con un Wurstel in bocca assomigliamo molto agli avvoltoi in versione umana ed evoluta…
Per la legge europea il produttore è obbligato a riportare la quantità di carne presente negli alimenti.
Nel caso specifico dei wurstel è raro leggere presenze di carcasse, o a piacimento carne separata meccanicamente, superiori al 50% ; nella media la quantità varia dal 12 al 20%. Significa che per per ogni wurstel che mangi, quasi l’80% del contenuto deriva da un laborioso impasto di sostanze chimiche non ben definite ma sicuramente dannose all’organismo.
Il procedimento della lavorazione prevede la macinazione, l’impasto, l’insacco in un budello chimico, la cottura, l’affumicamento, il raffreddamento, la pelatura ed il confezionamento.
L’iter può sembrare semplice, ma in realtà occorre seguire dei parametri di cottura e pastorizzazione ben precisi, visto il contenuto di bassa qualità e di altissima carica microbiotica (trattandosi di carcasse di animali uccisi giorni prima e ricongelate); per assicurare una ottimale sterilizzazione ed evitare immediati ricoveri ai consumatori.

 



Ora faremo una veloce panoramica sugli additivi chimici alimentari, per capire meglio COSA ingeriamo quando mangiamo questo alimento:
  • Nitrito di sodio (E250): è un composto chimico altamente tossico per l’ambiente, oltre ad essere uno dei conservanti più utilizzati nell’alimentazione a base di carne; utilizzato prevalentemente per sterilizzare microorganismi annidati nei cadaveri e conservare il più a lungo possibile il prodotto. La controindicazione spiacevole è il possibile insorgere del cancro allo stomaco o al fegato, questo causato dalla reazione con altri composti organici presenti nello stomaco chiamati “ammine”.  (Fonte Wikipedia).
  • Eritorbato di sodio (E316): prodotto sinteticamente, viene utilizzato per evitare l’irrancidimento del grasso, presente in moltissimi alimenti come marmellate e gelatine di vari genere. Ad oggi non si conoscono ancora gli effetti collaterali.
  • Glutammato monosodico (E 621): si tratta di un’additivo utilizzato come esaltatore di sapidità e di sapore. Danni collaterali: Anafilassi (crisi allergica che può portare alla morte) e forte Emicrania. [Se mangiate tanti wurstel ed avete mal di testa, sapete perchè!]
  • Gomma di guar (E 412): prodotto di origine naturale, viene utilizzato dall’industria alimentare come addensante per salse, gelati, preparati per dolci, alimenti per animali, alimenti a base di carne… Generalmente utilizzata per donare elasticità e morbidezza all’alimento impedendone la disgregazione. Danni collaterali possono presentarsi in seguito a frequenti assunzioni, provocando problemi intestinali.
  • Trifosfati (E451): additivo chimico a base di fosforo. Ingrediente molto utilizzato in campo alimentare, sopratutto nelle bevande gassose come la Cola, come correttore di acidità. Danni collaterali: equipe di medici ne studiano la relazione con gli squilibri di calcio nell’organismo che aumenta il rischio di osteoporosi.
  • Aromi ed Olio di Colza servono a donargli un gusto astratto, impreciso ed unico, tipico dei Wurstel.
Per concludere con una affermazione alla Marzullo, perchè i Wurstel non sanno di Carne?
Fanno male alla Salute?
I produttori di Wurstel consigliano nelle annotazioni di cuocerli in acqua bollente almeno 5 minuti oppure sulla griglia 3 minuti, sebbene molte ricette ne prevedano l’utilizzo crudo.

Difficile da digerire, poiché il corpo umano non è predisposto per espellere la serie di componenti chimici sopra elencati; non riuscendo a gestirli li trattiene depositandoli ad esempio sulle pareti delle cellule o nelle arterie provocando con il tempo l’insorgere di gravissime patologie, purtroppo molto note in questi ultimi anni.
Fattore non trascurabile è l’obesità che viene alimentata dal continuo consumo di questo genere di  prodotti; l’OMS (organizzazione mondiale sanità) mette in guardia i cittadini dall’eccesso di grasso corporeo, dal quale deriva la maggior parte delle disfunzioni ormonali e cellulari fino ad oggi conosciute; quindi ATTENZIONE!
In questi casi non si tratta più di decidere se sentirsi CARNIVORI O VEGETARIANI, ma semplicemente di AUTO-DISTRUZIONE o SOPRAVVIVENZA.
Sicuramente il nostro consiglio sarebbe di escludere questo tipo di “alimenti” dalla propria dieta, sostituendoli con altri prodotti più naturali, magari di origine vegetale, i quali utilizzando gli stessi tipi di aromi simulano il gusto ma sostituiscono carcasse di animali ed additivi chimici con soia e verdure....
COME SI FANNO I WURSTEL: VIDEO


martedì 6 novembre 2012

Il falso cristianesimo nella politica corrotta: Comunione e liberazione


Comunione e liberazione: la Tangentopoli devota

Le indagini sulla Regione Lombardia scoperchiano l'intreccio tra clericalismo e affari. Nel silenzio assordante della Chiesa.

Claudio Tanari


Esiste una "questione morale" per la Chiesa cattolica?
Di fronte a Tangentopoli 2, che vede protagonisti soprattutto esponenti politici riconducibili alla destra devota, il silenzio delle gerarchie vaticane rivela un tangibile imbarazzo. O un'interessata rimozione?
Lo stretto, inestricabile connubio fra clericalismo e affari (spesso maleodoranti) emerso nelle recenti vicende giudiziarie che coinvolgono le istituzioni della Regione Lombardia è, da questo punto di vista, più che eloquente.

Tutto ha inizio nel febbraio 2011, con il crack dell'ospedale San Raffaele gestione don Verzé / Mario Cal, ex-vicepresidente della Fondazione Monte Tabor, per proseguire con la condanna di Pierangelo Daccò responsabile del dissesto del fiore all'occhiello della sanità lombarda. Sanità di cui era assessore regionale Antonio Simone, coinvolto nel giro di vacanze alle Maldive pagate dal Daccò di cui sopra allo stesso "Celeste" (leggi: Roberto Formigoni). Il resto è storia recente: l'assessore alla casa della Regione Lombardia Domenico Zambetti, Pdl proveniente dalle fila dell'Udc, è stato accusato di voto di scambio in odore di 'ndrangheta.

Tutti questi personaggi entrano nelle stanze dei bottoni in quotaComunione e liberazione. Come il presidente della Compagnia delle Opere di Bergamo, Rossano Breno, da martedì 16 ottobre indagato per aver ricevuto dall'imprenditore Locatelli un bel po' di denaro per costruire una scuola di Cl. L'inchiesta era partita dall'arresto di Franco Nicoli Cristiani, ex assessore regionale Pdl, e aveva scoperchiato un traffico di tangenti utili a sbloccare l'apertura di una discarica di amianto nel Cremonese.
"La politica è passione" recita il titolo della biografia dell'assessore regionale all'Ambiente e all'Energia, alias Il Cinghialone, alias Il Ghiro, alias Bubble-gum.

I riferimenti alti, in effetti, non mancano: don Luigi Sturzo per Paolo Coraci, il catto-massone romano indagato per associazione mafiosa; Tremonti, Dell'Utri e Gelli per Roberto Mezzaroma, convinto militante del Movimento etico per la difesa internazionale del crocifisso. Più ambiziosamente, la madonna di Medjugorie per un altro Celeste, Alfredo, sindaco di Sedriano (MI) accusato di corruzione ma impavido obiettore di coscienza contro i matrimoni civili.

Silenzio assordante da Oltretevere. Ma è ancora davvero decisiva l'osservanza confessionale? Le buone relazioni con gli ambienti ecclesiastici (e con i loro interessi umani, troppo umani) possono ancora fare la differenza nell'agone politico? Detto in soldoni: quante divisioni ha il Vaticano? Persino gli storicamente timorati elettori cattolici statunitensi sembrano essersi definitivamente liberati della tutela delle gerarchie: una recente indagine del Secular News Daily su un campione di mille persone ha rivelato che l'83% non sente nessun obbligo nel votare candidati indicati dai vescovi mentre il 76% ritiene che i politici cattolici siano liberi di non seguire le indicazioni della Chiesa su temi eticamente rilevanti.

Claudio Tanari





Gesù disse:"Non vi ho mai conosciuti! Andatevene via da me, operatori d’illegalità."


sabato 3 novembre 2012

Meglio evitare le patatine fritte surgelate




Patatine fritte surgelate potenzialmente cancerogene, una cattiva notizia per gli amanti delle patatine fritte, quelle che si mangiano al ristorante o in pizzeria o nei fast food e che sono particolarmente gustose ed inimitabili.
Il problema è rappresentato dall’acrilammide, un prodotto cancerogeno per l’uomo, che rimane presente nelle patate dopo la cottura. A rilevarlo è uno studio dell’American Chemical Association e i cui risultati sono stati pubblicati  sul Journal of Agricultural and Food Chemistry.
Secondo lo studio in questione, la formazione di acrilammide nella cottura dellepatatine è di fatto inevitabile, come del resto lo è anche per svariati altri alimenti, tuttavia il problema è decisamente più grave per quelle patatine fritte surgelate, giàcotte in parte, prefritte, tagliate sottili, che pur se vengono preparate molto velocemente, restano quasi crude al loro interno e quindi sono un vero concentrato di questa sostanza cancerogena.
L’acrilammide è una sostanza altamente tossica, cancerogena, che si forma durante la cottura a temperature elevate, e la frittura è una di queste, in alimenti ricchi di carboidrati. Il problema era già noto da tempo, tanto è vero che le autorità canadesi avevano già suggerito di aggiungere alle patatine surgelate, durante la lavorazione, un additivo, l’asparaginasi, che avrebbe la capacità di ridurre significativamente la formazione dell’acrilammide.
Ovviamente, si spera che questa raccomandazione venga presa in considerazione, o meglio, che l’aggiunta di tale additivo diventi un obbligo per le aziende produttrici, perché rinunciare alle squisite patatine fritte è sicuramente una rinuncia difficile.
Purtroppo non è la prima volta che in tutte queste moderne preparazioni di alimenti precotti, parzialmente cotti e surgelati, si vengono a determinare delle condizioni tali da essere pericolose per la salute. La cosa migliore, e la più intelligente ovviamente, sarebbe il ritorno ai prodotti naturali, senza l’aggiunta di conservanti nocivi, ma soprattutto cercando di utilizzare i prodotti della terra.
Una patatina fritta fatta con le patate fresche, appena tagliate, è sicuramente altrettanto buona delle patatine da fast food, tanto per intenderci, ma lo è ancor di più per la nostra salute. Trascurarla o metterla seriamente a rischio per una patatina è, a dir poco, incosciente. Naturalmente questo discorso non vale solo per le patatine fritte, ma vale anche per tanti altri alimenti che si consumano tutti i giorni.
Il problema è che si è perso il gusto, la gioia di cucinare. Una volta la cucina era regno esclusivo del cuoco o della cuoca  di casa che quasi ne impediva l’accesso agli altri. E quando ci si metteva dietro ai fornelli, lo si faceva anche utilizzando solo prodotti naturali e genuini, con cui era possibile realizzare delle pietanze veramente succulente.
Oggi la necessità di fare le cose in fretta, ma spesso la mancanza di voglia di passare ore davanti ai fornelli, fa si che si ricorra con sempre maggiore frequenza a queste preparazioni già preparate e il più delle volte, precotte.
Oltre tutto, questo consente a tutti di poter cucinare senza problemi, anche a chi non conosce i segreti della buona cucina, dal momento che basta aprire la confezione e metterla in forno o nella pentola e il gioco è fatto. In definitiva bisogna solo fare attenzione a non bruciare il tutto. E questo non va bene.
È necessario riappropriarsi degli antichi sapori, delle antiche ricette, dei buoni prodotti genuini che si usavano una volta e che tutt’ora si usano nelle contrade e nei casolari di campagna.
A volte basta veramente poco per fare la scelta giusta. Basterebbe, infatti, comprare i prodotti della terra nei luoghi appropriati, invece che al supermercato, e imparare ad utilizzarli in cucina, invece di ricorrere ai soliti surgelati che, saranno pure comodi e pratici, ma come visto per le patatine, non si sa quali sorprese possano riservare.
Autore: Daniele Lisi / Fonte: tuttasalute.net

venerdì 2 novembre 2012

L'illusione e il rischio dipendenza dei giochi d'azzardo: Le fregature del "Gratta e Vinci"


Fino al 58% dei biglietti vincenti è in realtà un finto premio
- di Viviana Daloiso -

Immaginate di recarvi al supermercato e di trovare sugli scaffali e nei frigoriferi soltanto scatole bianche. Su queste ultime è riportato il nome del prodotto che (presumibilmente) contengono e qualche scritta generica del tipo ‘possiede moltissime sostanze nutritive’, oppure ‘che aspetti a mangiarlo? È buonissimo’. La domanda è quasi paradossale: comprereste le scatole?
Per fortuna, supermercati del genere in Italia non ne esistono: la legge è molto chiara (e anche molto severa) sui diritti dei consumatori, a partire da quello d’essere correttamente ed esaustivamente informati su ciò che acquistano, oltre che a dover essere tutelati nella salute. E questo non solo in campo alimentare. Peccato che la stessa legge non abbia valore nel nostro Paese quando si gioca e si scommette, a partire dai popolari Gratta & vinci, che negli ultimi anni sono diventati la “porta” della ludopatia. Si comincia da lì, e spesso non si finisce.
IL SOGNO DEL ‘MEGATURISTA PER SEMPRE’
All’apparenza sono i più innocui, tra i giochi d’azzardo proposti agli italiani: colorati, facili da utilizzare e nella maggior parte dei casi poco costosi, i Gratta & vinci – in gergo tecnico le “lotterie a estrazione istantanea” – spopolano nel nostro Paese, tanto da aver messo in soffitta persino le care, vecchie lotterie nazionali. I numeri, d’altronde, parlano chiaro: nel 2011 i biglietti “usa e getta” della fortuna hanno fruttato 10,2 miliardi di euro lordi (stiamo parlando di circa 28 milioni di euro al giorno) lasciando la povera Lotteria Italia – una sola estrazione, dopo mesi di “attesa” – ferma ai 48 milioni di euro totali. Non è un caso se negli ultimi anni le lotterie istantanee sono proliferate come funghi. A oggi sono 40, divise addirittura in sottogruppi, ciascuna col suo nome accattivante e la sua promessa milionaria. Tutte con la stessa regola: illudere chi vi partecipa. Che, per chi di gioco è malato, significa infierire.
MARKETING E DISINFORMAZIONE
Basterebbe farsi un giro sul sito di Lottomatica Italia per scoprire i trucchi ben celati del sistema. Alla sezione Gratta & vinci è possibile scorrere i facsimile di tutti i biglietti. Prendiamone uno a caso, dal sapore “vacanziero”: ‘Un mare d’oro’. Girandolo, si può scoprire che si sono ‘tanti premi da vincere’: il più alto è da 500mila euro, poi 100mila, 10mila, e via fino ai 5 euro (che poi è il prezzo del biglietto). Ecco tutto: promesse roboanti, certo, ma anche del tutto generiche. Niente, insomma, che informi il giocatore su quanti premi siano in palio e – più importante forse – quanti ne siano stati già vinti. «Il che – spiega l’avvocato Osvaldo Asteriti, esperto in gioco d’azzardo e da anni impegnato in una battaglia contro la ludopatia con l’Asdi (Associazione sviluppo dell’individuo) – evita di rispondere ai quesiti basilari di ogni persona di buon senso, vale a dire: sto scommettendo su qualcosa di reale? E che possibilità ho di vincere davvero?».
Domande da mettere in tasca e dimenticare. A meno che non si voglia essere pignoli (la caratteristica esclude i ludopatici), e prima di comprare i biglietti si vada alla ricerca dei decreti di indizione delle singole lotterie, in cui figurano sia il numero di premi a disposizione sia le somme ad essi associate. Dove trovarli?
Certo non in apposite bacheche all’interno di bar e autogrill: i decreti, per chi non lo sapesse, vengono infatti pubblicati in Gazzetta ufficiale e sono consultabili solo dopo apposite (e complicate, provare per credere) ricerche online. Quanto al montepremi ancora disponibile, non c’è alcuna possibilità di avere informazioni: «A differenza di altri Paesi, come per esempio gli Stati Uniti – continua Asteriti – in Italia non è dato sapere se i premi da un milione di euro, per esempio, sono già stati vinti. E c’è una bella differenza tra giocare pensando di potersi aggiudicare un milione di euro o soltanto pochi spiccioli».
IL MECCANISMO DEI “FINTI” PREMI
C’è poi la questione più spinosa: quella della spartizione del montepremi. «Nel caso de ‘Il tesoro del faraone’, per esempio, su 84 milioni di biglietti da 10 euro – spiega Asteriti – i Monopoli mettono in palio circa 655 milioni di euro, divisi tra quasi 36 milioni di biglietti vincenti: 14 biglietti da 2 milioni, 70 da centomila euro, 112 da cinquantamila e così via a scendere fino alla sorpresa finale, ben 20.746.250 biglietti (il 58% di quelli vincenti) valgono 10 euro, cioè la cifra che si è giocata». Finti premi, insomma, visto che ripagano semplicemente dei soldi spesi, tanto che proprio l’avvocato Asteriti nel 2009 ha vinto una causa contro l’Aams perché nella lotteria ‘il Megamiliardario’ oltre il 40% dei premi aveva un importo di 10 euro, cioè non corrispondeva a premi effettivi.
Ma il “nodo” del meccanismo è un altro ed è quello che inizia a preoccupare le strutture e gli sportelli di aiuto di mezza Italia: nell’80% e più dei casi i finti premi vengono rigiocati comprando un altro biglietto e innescando così il pericoloso meccanismo della ripetizione della giocata, strada sicura verso la patologia. Che anche nel caso degli “innocui” Gratta & vinci è più che mai in agguato, con la possibilità di perdite altissime, visto che per le lotterie più accattivanti (le “miliardarie”) una grattata costa 20 euro. E in una semplice tappa al bar, per un caffè, si arrivano a comprare anche 10 biglietti.
Fonte: Avvenire, 30/06/2012

"Comunque, quelli che hanno determinato di arricchire cadono in tentazione e in un laccio e in molti desideri insensati e dannosi, che immergono gli uomini nella distruzione e nella rovina"

1 Timoteo 6:9