venerdì 29 agosto 2014

Perché pubblicare foto dei figli su Facebook e su altri social e' pericoloso

Pubblicare le foto dei figli sui Facebook è pericoloso
Sempre più genitori decidono di non condividere informazioni riguardanti i propri figli per paura che immagini e dati sensibili possano essere utilizzati a sproposito




 Pubblicare le foto dei figli sui Facebook è pericoloso

Un numero crescente di genitori americani ha deciso di dire basta alla costante, dilagante ed esagerata pubblicazione di foto dei propri figli sui social network e su Facebook in particolare, poiché divenuti consapevoli che questa tendenza a condividere tutto, quando si tratta di minori, potrebbe, a lungo andare, diventare molto pericolosa.  
Per quanto ci si senta genitori orgogliosi di pargoli ancora troppo piccoli per esprimere il loro disappunto, condividere ogni loro gesto, smorfia o prodezza porta con sé conseguenze controproducenti per una serie di motivi:
1- Le immagini, i video e le informazioni (compleanno, feste scolastiche etc.) espongono la prole a qualsiasi genere di malintenzionato che, con un paio di click, può essere in grado di sapere che faccia abbia il piccolo, quale scuola frequenti, gli orari della palestra e quelli in cui è in attesa da solo di mamma e papà.
2- Non è dato sapere con esattezza come il social network utilizzerà l’immagine e le informazioni dei bambini.
3- Non è detto che il bambino sarà entusiasta,
 una volta raggiunta l’età per iscriversi a Facebook, di sapere che frammenti della sua imbarazzante infanzia siano stati dispersi ai quattro venti della rete.
Ma se da un lato il numero di genitori accorti sta crescendo, dall’altro la fetta di chi condivide materiale sui propri figli a tutto spiano rimane grande: stando a una ricerca condotta nel 2011 dal University of Michigan's Institute for Social Research, il 66% dei genitori americani nati tra gli anni ’60 e ’70 condivide senza remore la vita dei propri bambini online.
Naturalmente, Facebook mette a disposizione una serie di strumenti che dovrebbero consentire di mantenere un controllo effettivo sui contenuti condivisi, ma alcuni genitori non si fidano e volendo guardare come lo scandalo NSA abbia influito sui sistemi di messaggistica (facendo la fortuna di app come Telegram), è ragionevole immaginare che, se questa tendenza continua ad aumentare, presto spunteranno nuovi social network che promettono una privacy blindata, studiati su misura per i genitori più premurosi.

http://www.today.it/


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mercoledì 20 agosto 2014

La solitudine dell'uomo moderno tra Selfie, Instagram, Whatsapp, Facebook, Twitter, etc....


Relativamente di recente gli scienziati americani hanno reso un verdetto sfavorevole per tutti coloro che amano continuamente scattare selfie. Siete malati di mente, signori, e la vostra malattia è attualmente incurabile dalla medicina moderna. Se ciò sia vero, non lo sappiamo e non siamo qui per giudicare. Tuttavia la passione di fotografare ogni passo e tweettare ogni pensiero possono essere indicativi di un profondo senso di solitudine e insoddisfazione?

Secondo le statistiche circa il 62% di tutti i possessori di smartphone soffre di nomofobia, ossia panico o paura di restare disconnessi e senza il proprio gadget, anche solo per un breve periodo di tempo. È interessante che nel 38% di questi casi c'è un forte attaccamento a social network come Facebook, Twitter e Instagram. Gli intervistati hanno ammesso che durante il giorno ripetutamente verificano gli aggiornamenti e le interazioni con i rispettivi profili social, nonché gli aggiornamenti dei loro amici e/o followers. Soprattutto gli utenti dipendenti sono disposti a spendere ore e ore per aggiornare la pagina per vedere chi e come commenta le proprie foto o post, perdendo, per questa occupazione, un po' di tempo libero.

Un'altra osservazione interessante è legata al fatto che la frustrazione, la solitudine e il vuoto aumenta proporzionalmente con il numero di seguaci e di cosiddetti "amici" del titolare dell’account. Il soggetto in questione cerca costantemente qualcosa per sorprendere o interessare il proprio pubblico, diffonde sempre più immagini e posta tweet regolarmente e interagisce. Molti si assuefanno come fosse uno stupefacente, soprattutto quelli che non hanno riconoscimenti e attenzione degli altri nella vita reale. E anche se la stragrande maggioranza dei possessori di account su Twitter, Instagram e Facebook sembra gente allegra, fiduciosa e spensierata, spesso non è così.
La psicologa Irina Lukyanova è sicura che molti non vogliono ammettere a sé stessi e agli altri la loro incertezza e indossano, così, la maschera per cui “tutto va alla grande”:

Dei numerosi selfie, così come delle foto di cibo delizioso e dei bei posti, in primo luogo, ne abbisogna lo stesso soggetto che li posta come prova della propria esistenza riempiendone così i vuoti, ma anche che è protagonista della sua vita e questo diventa il motivo per cui a ogni passo vi è la fotocamera accesa e ogni pensiero viene immediatamente pubblicato perché tutti possano vedere. In precedenza questo era consentito solo alle star del cinema e della musica. Ora, nell'era della comunicazione istantanea delle informazioni, tutti possono esprimersi. Inconsciamente, le persone che attivamente caricano foto, video o scrivono note nel proprio blog, cercano di trovarsi nei panni di un idolo ascoltato dalle persone, quelle stesse che vedono la vita del protagonista come qualcosa da guardare con interesse. In realtà, agisce contemporaneamente come star e come paparazzo di sé stesso. Spesso si dice che dimostra un'incertezza nascosta e profonda nonché insoddisfazione per la propria vita.
Il problema è aggravato dal fatto che gli utenti, dopo aver visto le immagini di tutta questa vita felice e spensierata, cominciano a complessarsi e si sentono depressi, perché tutti sanno che la loro vita non è così favolosa come si vorrebbe mostrare. Questo dà luogo a gelosie e complessi d’inferiorità, così come il desiderio di caricare immagini/twitter/look/post migliori del "proprio conoscente". Si tratta di un circolo vizioso.
Tuttavia, se ci si approccia ai social network in modo più semplice e non si tengono a cuore i commenti negativi di altri utenti, se non si considerano quante risposte ha raccolto l’ultimo post pubblicato e se si divide per dieci tutto ciò che si vede o legge sulle pagine di altre persone, il tutto diventerà molto più reale.
Occorre interagire più di rado con smartphone e computer e trascorrere più spesso il tempo con la famiglia e gli amici perché la vita è così fugace che nulla può sostituire il calore delle emozioni umane reali e degli abbracci. Del resto, tutto ciò lo sapete già.

venerdì 15 agosto 2014

MCDONALD’S COSTRETTA A PUBBLICARE LA LISTA DEGLI ADDITIVI TOSSICI

MCDONALD’S HA SVELATO DICIAMO CHE E’ STATA COSTRETTA A FARLO, la lista integrale degli ingredienti contenuti nelle sue preparazioni in Svizzera. Una lista in cui figurano ingredienti chimici cancerogeni, allergici, reprotossici e neurotossici. A causa delle diverse legislazioni alimentari, i prodotti McDonald’s non sono fabbricati allo stesso modo in ogni paese. La situazione peggiore è in Canada e negli Stati Uniti, dove la legislazione alimentare permette l’utilizzo di additivi proibiti in Europa. Malgrado norme europee più restrittive, basta guardare la lista dei prodotti tossici usati nei McDonald’s in Svizzera per rendersi conto che molto dovrebbe ancora essere migliorato.


Polydimethylsiloxane (E900)
Questo additivo è presente nei croccanti filetti di pollo, nelle porzioni di filetto di pesce, nel MacPoulet, junior al pollo, nelle McCrocchette di carne bianca, nelle patate fritte, nella Coca cola light.Tossicità : Il E900 è un additivo la cui tossicità è stata dimostrata e che ha dato luogo a una DGA (dose giornaliera autorizzata). La prolungata assunzione provoca reazioni ipersensibili, immediate o ritardate, allergie ed è cancerogeno a causa di potenziali residui di formaldeide e amianto. Esiste il rischio di problemi epatici e renali e di problemi del sistema nervoso. Il polydimethylsiloxane puro, quale sostanza chimica, corrode numerosi metalli, irrita la pelle, gli occhi e le vie respiratorie. Se ingerito causa nausea, diarrea e vomito.
Diossido di titanio (E171) – Topping M&M’s choco
Tossicità : Malgrado questo additivo sia comunemente usato nell’alimentazione, nei cosmetici e nei prodotti farmaceutici, la non pericolosità del diossido di titanio è sempre più dibattuta. Il prodotto è classificato come cancerogeno (gruppo 2B) presso il Centro internazionale di ricerche sul cancro (CIRC) ed effetti genotossici sono stati dimostrati. La possibile fabbricazione del diossido di titanio sottoforma di nanoparticelle complica il suo trattamento da parte dell’organismo, con rischio di accumulazione. Il prodotto finale contiene residui a rischio : ossido di alluminio e/o diossido di silicio (≤ 2%), materie solubili in HCl (≤ 0,5% / 1,5%), materie idrosolubili (≤ 0,5%), tracce di metalli pesanti, di piombo, di antimoniom di cadmio, di arsenico e mercurio.
Ester glycerol, acido diacetyltartrico, acidi grassi (E472e)
Pane Big Mac, Big Tasty, Big Tasty Bacon, Cheeseburger, Double Cheeseburger, Cheeseburger Royal, Bacon & Egg McMuffin. Tossicità : Prodotti chimici che contrastano la digestione e l’azione dei succhi digestivi. Studi degli elementi della famiglia dei gliceridi condotti su animali hanno mostrato un blocco della crescita, aumento del volume del fegato e dei reni, cattiva assimilazione degli acidi grassi essenziali, riduzione delle dimensioni dei testicoli, problemi all’utero.
Blu brillante (E133) – Topping M&M’s choco
Come la maggior parte dei coloranti, il E133 è sospettato di causare iperattività nei bambini. Tossicità : L’assenza di pericolo cancerogeno e genotossico della sostanza non è provata. Alcuni test sui topi hanno permesso di osservare l’apparizione di sarcoma localizzati. Può provocare o amplificare orticaria, asma, sintomi cutanei e respiratori, eccezionalmente anafilassi. E’ un potenziale neurotossico, può bloccare la respirazione mitocodriale, provocare sintomi gastro-intestinali. La sostanza pura è classificata Xn (nociva e R33 (rischio di effetti cumulativi).

martedì 12 agosto 2014

Maneggiando carne di pollo ci si espone a virus cancerogeni


Migliaia di americani continuano a morire a causa dell’esposizione all’amianto decenni dopo la sua messa al bando in molti campi, dal momento che i tumori impiegano anni per manifestarsi. Ci troviamo ora nella cosiddetta terza ondata1 di malattie legate all’amianto. La prima ondata interessò i lavoratori di cave e miniere di amianto, e iniziò negli anni ’20. La seconda fase fu nei lavoratori delle industrie navale ed edilizia che usavano amianto negli anni ’30, ’40 e ’50.
Ora, che gli edifici “costruiti con amianto nei sei decenni passati cominciano ad invecchiare e deteriorarsi,” il rischio non è a carico dei soli lavoratori, ma “potenzialmente esiste2 anche per una severa esposizione ambientale all’amianto di residenti, inquilini e utilizzatori di questi edifici, tra cui alunni di scuola, impiegati, manutentori e pubblico generale”.
“Il Centers for Disease Control, la American Academy of Pediatrics e la U.S. Environmental Protection Agency hanno previsto che nei prossimi 30 anni approssimativamente 1000 casi di mesotelioma e tumore del polmone saranno diagnosticati negli Stati Uniti tra le persone esposte all’amianto in edifici scolatici come alunni.”
Per verificare se qualche sostanza è cancerogena, studiamo i soggetti più esposti. Questo è ciò che abbiamo appreso3 riguardo il potenziale rischio cancerogeno dell’amianto, ed è anche ciò che sta emergendo4 riguardo il potenziale rischio cancerogeno dei virus dei polli. Per anni ho parlato dell’eccesso di mortalità tra i lavoratori del settore avicolo associata ai virus avicoli che causano carcinomi verrucosi, i quali possono essere trasmessi alla popolazione generale maneggiando pollame fresco o surgelato (vedi Papillomavirus nel cibo). L’anno scorso ho parlato dello studio all’epoca più vasto “che conferma i risultati di tre precedenti studi indicanti che i lavoratori degli stabilimenti di macellazione e lavorazione del pollame hanno un aumentato rischio di morte per alcuni tipi di tumore,” ma che aggiunge anche il tumore del pene ai rischi legati all’esposizione alla carne di pollo (vedi Pollame e tumore al pene). Questo studio ha esaminato 20 000 lavoratori di pollame. Ebbene, abbiamo già un altro studio, questa volta su 30 000 persone.
Lo scopo dello studio4, descritto nel mio video Pollame legato ai tumori del fegato e del pancreas, era analizzare l’ipotesi che l’esposizione ai virus cancerogeni del pollame, molto frequente nei lavoratori dell’industria del pollame—senza menzionare la popolazione generale—potrebbe essere associata con un aumentato rischio di morte per tumori del fegato e del pancreas. I ricercatori hanno scoperto che in chi macella polli l’incidenza di tumori del fegato e del pancreas è circa nove volte più alta.
Tanto per contestualizzare, il fattore di rischio più accuratamente studiato5 per il tumore del pancreas, uno dei tumori più fatali, è il fumo di sigaretta. Anche se fumassimo per più di 50 anni, tuttavia, moltiplicheremmo “solo” per due la probabilità di sviluppare tumore del pancreas. In coloro che macellano i polli pare che l’incidenza sia quasi nove volte superiore.
Per il tumore del fegato la causa più conosciuta e studiata6 è l’alcool. Chi consuma più di quattro drink alcolici al giorno vede triplicare il proprio rischio di tumore del fegato. Come per il tumore del pancreas, la macellazione del pollame appare aumentare del 900% la probabilità di essere colpiti da tumore del fegato. Perciò, i virus cancerogeni del pollame possono spiegare l’aumentato rischio di morte per tumori del pancreas e del fegato.
Esistono malattie specifiche per l’industria della carne come il recentemente descritto7 “morbo dello spazzolatore di salami” che colpisce chi di mestiere, per otto ore al giorno, spazzola via la muffa bianca che cresce naturalmente sui salami, ma la maggior parte delle malattie di cui soffrono i lavoratori dell’industria della carne sono universali. Il motivo per cui il collegamento tra amianto e tumore è stato così facile da identificare è che l’amianto causava un tumore molto insolito, praticamente sconosciuto prima della diffusione dell’estrazione e dell’uso industriale di amianto. Un tumore del pancreas potrebbe essere stato causato dal maneggiare pollame, ma si presenta identico a quello causato dal fumo di sigaretta, perciò è più complesso stabilire un rapporto causa-effetto. Per concludere: nonostante il rischio estremamente alto di tumori mortali, non aspettatevi che nel breve termine Kentucky Fried Chicken sia messo al bando come successe per l’amianto.
Avevo affrontato l’argomento in precedenza. Vedi:
È ironico che l’industria della carne voglia aggiungere virus ai prodotti carnei (Virus spray sulla carne) per combattere la contaminazione da batteri fecali. Sempre meglio questa, comunque, dell’altra loro brillante idea: Larve spray sulla carne.
Un virus che causa verruche negli umani, l’HPV, può essere combattuto con il tè verde (Trattare le verruche genitali con il tè verde), così come con una dieta a base vegetale in generale (Perché i vegetariani sono meno colpiti da HPV?).
Sebbene i lavoratori maggiormente esposti al pollame sembrano essere soggetti al maggior eccesso di mortalità, un aumento delle morti per cancro è stato scoperto anche in altri lavoratori di macelli. Altre informazioni nel mio video Mangiare fuori dal nostro regno.
-Michael Greger, M.D.
Image credit: Peter Cooper / Flickr
Bibliografia
1. Weiner R, Rees D, Lunga FJ, Felix MA. Third wave of asbestos-related disease from secondary use of asbestos. A case report from industrySouth African Medical Journal. 1994 Mar;84(3):158-60.
2. Proietti L, Spicuzza L, Di Maria A, Polosa R, Sebastian Torres E, Asero V, Di Maria GU. Non-occupational malignant pleural mesothelioma due to asbestos and non-asbestos fibresMonaldi Archives for Chest Disease. 2006 Dec;65(4):210-6.
3. Lotti M, Bergamo L, Murer B. Occupational toxicology of asbestos-related malignanciesClinical toxicology (Philadelphia, Pa.). 2010 Jul;48(6):485-96. doi: 10.3109/15563650.2010.506876.
4. Felini M, Johnson E, Preacely N, Sarda V, Ndetan H, Bangara S.A pilot case-cohort study of liver and pancreatic cancers in poultry workersAnnals of Epidemiology. 2011 Oct;21(10):755-66. doi: 10.1016/j.annepidem.2011.07.001.
5. Lynch SM, et al. Cigarette smoking and pancreatic cancer: a pooled analysis from the pancreatic cancer cohort consortium.American Journal of Epidemiology. 2009 Aug 15;170(4):403-13. doi: 10.1093/aje/kwp134. Epub 2009 Jun 26.
6. Yuan JM, Govindarajan S, Arakawa K, Yu MC. Synergism of alcohol, diabetes, and viral hepatitis on the risk of hepatocellular carcinoma in blacks and whites in the U.S. Cancer. 2004 Sep 1;101(5):1009-17.
7. Marvisi M, Balzarini L, Mancini C, Mouzakiti P. A new type of Hypersensitivity Pneumonitis: salami brusher’s diseaseMonaldi Archives for Chest Disease. 2012 Mar;77(1):35-7.
Handling Poultry Tied to Liver/Pancreatic Cancers. July 1, 2014.Dr. Greger’s Medical Nutrition Blog. NutritionFacts.org.
Traduzione di InformazioneAlimentare.it