mercoledì 20 agosto 2014

La solitudine dell'uomo moderno tra Selfie, Instagram, Whatsapp, Facebook, Twitter, etc....


Relativamente di recente gli scienziati americani hanno reso un verdetto sfavorevole per tutti coloro che amano continuamente scattare selfie. Siete malati di mente, signori, e la vostra malattia è attualmente incurabile dalla medicina moderna. Se ciò sia vero, non lo sappiamo e non siamo qui per giudicare. Tuttavia la passione di fotografare ogni passo e tweettare ogni pensiero possono essere indicativi di un profondo senso di solitudine e insoddisfazione?

Secondo le statistiche circa il 62% di tutti i possessori di smartphone soffre di nomofobia, ossia panico o paura di restare disconnessi e senza il proprio gadget, anche solo per un breve periodo di tempo. È interessante che nel 38% di questi casi c'è un forte attaccamento a social network come Facebook, Twitter e Instagram. Gli intervistati hanno ammesso che durante il giorno ripetutamente verificano gli aggiornamenti e le interazioni con i rispettivi profili social, nonché gli aggiornamenti dei loro amici e/o followers. Soprattutto gli utenti dipendenti sono disposti a spendere ore e ore per aggiornare la pagina per vedere chi e come commenta le proprie foto o post, perdendo, per questa occupazione, un po' di tempo libero.

Un'altra osservazione interessante è legata al fatto che la frustrazione, la solitudine e il vuoto aumenta proporzionalmente con il numero di seguaci e di cosiddetti "amici" del titolare dell’account. Il soggetto in questione cerca costantemente qualcosa per sorprendere o interessare il proprio pubblico, diffonde sempre più immagini e posta tweet regolarmente e interagisce. Molti si assuefanno come fosse uno stupefacente, soprattutto quelli che non hanno riconoscimenti e attenzione degli altri nella vita reale. E anche se la stragrande maggioranza dei possessori di account su Twitter, Instagram e Facebook sembra gente allegra, fiduciosa e spensierata, spesso non è così.
La psicologa Irina Lukyanova è sicura che molti non vogliono ammettere a sé stessi e agli altri la loro incertezza e indossano, così, la maschera per cui “tutto va alla grande”:

Dei numerosi selfie, così come delle foto di cibo delizioso e dei bei posti, in primo luogo, ne abbisogna lo stesso soggetto che li posta come prova della propria esistenza riempiendone così i vuoti, ma anche che è protagonista della sua vita e questo diventa il motivo per cui a ogni passo vi è la fotocamera accesa e ogni pensiero viene immediatamente pubblicato perché tutti possano vedere. In precedenza questo era consentito solo alle star del cinema e della musica. Ora, nell'era della comunicazione istantanea delle informazioni, tutti possono esprimersi. Inconsciamente, le persone che attivamente caricano foto, video o scrivono note nel proprio blog, cercano di trovarsi nei panni di un idolo ascoltato dalle persone, quelle stesse che vedono la vita del protagonista come qualcosa da guardare con interesse. In realtà, agisce contemporaneamente come star e come paparazzo di sé stesso. Spesso si dice che dimostra un'incertezza nascosta e profonda nonché insoddisfazione per la propria vita.
Il problema è aggravato dal fatto che gli utenti, dopo aver visto le immagini di tutta questa vita felice e spensierata, cominciano a complessarsi e si sentono depressi, perché tutti sanno che la loro vita non è così favolosa come si vorrebbe mostrare. Questo dà luogo a gelosie e complessi d’inferiorità, così come il desiderio di caricare immagini/twitter/look/post migliori del "proprio conoscente". Si tratta di un circolo vizioso.
Tuttavia, se ci si approccia ai social network in modo più semplice e non si tengono a cuore i commenti negativi di altri utenti, se non si considerano quante risposte ha raccolto l’ultimo post pubblicato e se si divide per dieci tutto ciò che si vede o legge sulle pagine di altre persone, il tutto diventerà molto più reale.
Occorre interagire più di rado con smartphone e computer e trascorrere più spesso il tempo con la famiglia e gli amici perché la vita è così fugace che nulla può sostituire il calore delle emozioni umane reali e degli abbracci. Del resto, tutto ciò lo sapete già.

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