domenica 23 novembre 2014

ll culto della Dea Madre, le origini pagane dell’Immacolata




Per comprendere le origini relative all’adorazione dell’Immacolata Concezione, o della Vergine Maria più in generale, bisogna fare un salto indietro nel tempo e capire come nasce e da dove proviene il culto della “Dea Madre”. La questione della “Dea Madre” è ben attestata nel mondo dell’ antico Mediterraneo, ed assume unnome diverso in ogni località: Ishtar per gli Accadi, Artemide-Diana ad Efeso, Afrodite-Venere a Cipro, Demetra ad Eleusi o Bellona a Roma. Ma l’esempio emblematico, e che ci permette di comprenderne le origini, è quello della “Dea Iside” di origine egiziana.

Gli egiziani erano profondi conoscitori delle stelle e la maggior parte delle loro credenze religiose provenivano proprio dal “culto degli astri”. L’adorazione della Dea Madre probabilmente non è altro che l’evoluzione dell’adorazione della Costellazione della Vergine.

Iside era la madre di Horus. Detta anche “Isis” era venerata fin dal IV millennio a.C come moglie e madre ideale e come signora della natura e della magia. Essa era simbolo della fertilità e della purezza. Suo figlio Horus, detto anche “Dio Sole” nasceva il 25 dicembre.Con l’avvento della dinastia tolemaica (323 a.C.) il suo culto si diffuse in tutto il Mediterraneo e nel secondo secolo d.C. Roma divenne il centro della religione di Iside. I romani avevano attribuito alla Dea vari nomi, tra cui; raggio di sole, madre di Dio, colei che tutto cura, regina del cielo, madre divina, madre misericordiosa, grande vergine.


Il culto della divinità si sviluppò soprattutto in Campania, attraverso i grandi porti commerciali di Puteoli e Neapolis, grazie alla numerosa presenza di mercanti alessandrini. I contatti tra Campania ed Egitto sono molto antichi e risalgono già IX sec. a. C. Il poeta Licofrone di Alessandria d’Egitto conosceva infatti la Via Herculanea di Baia e la descrive in un suo scritto. Tracce del culto di Iside si possono trovare a Napoli dove c’era una vera e propria comunità alessandrina che aveva il suo centro nella Regio Nilensis, tra Via Tribunali e Via San Biagio dei Librai, dove oggi si trova la famosa statua del Nilo, oppure a Pompei, dove è conservato un tempio dedicato alla Dea Iside, perfettamente integro nelle sculture e nell’apparato decorativo.

Il culto di Iside verrà praticato fino al 305 d.C. raggiungendo il suo apogeo con l’imperatore Diocleziano, per poi sparire definitivamente con l’editto di Costantino nel 312 d.C. E’ plausibile quindi suppore che vi sia un’affinità tra la vergine Iside e la concezione che noi oggi abbiamo della Vergine Maria, anche considerando che l’arte paleocristiana si è ispirata proprio all’iconografia della Dea alessandrina. Infatti, proprio come la vergine, Iside veniva rappresentata seduta mentre allattava Horus, iconografia molto simile a quella della Madonna Nera di origine paleocristiana, oppure in tunica ed con il capo ornato dal disco solare, rappresentazione che poi la cristiantà  riprendera' proprio per l’iconografia dell’Immacolata Concezione.


Erminia Orassi
Vesuvio live


IL VERO Cristianesimo non insegna il culto della madre vergine ne usa immagini per adorarla.

1 Timoteo 2:5 "Poiché c’è un solo Dio, e un solo mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù"

Sal. 115:4-8CEI: “Gli idoli delle genti sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo. Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. Hanno mani e non palpano, hanno piedi e non camminano; dalla gola non emettono suoni. Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida”.



Lev. 26:1CEI: “Non vi farete idoli, né vi erigerete immagini scolpite o stele [“colonna sacra”, NM], né permetterete che nel vostro paese vi sia pietra ornata di figure, per prostrarvi davanti ad essa; poiché io sono il Signore vostro Dio”. 

Eso. 20:4, 5CEI: “Non ti farai idolo  immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo né di quanto è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai [“né renderai loro un culto”, Ga]. Perché io, il Signore [“Jahve”, Ga], sono il tuo Dio..



sabato 15 novembre 2014

Chirurgia senza sangue: la nuova frontiera in sala operatoria!



E' a chirurgia "bloodless", in cui si usano strumenti che limitano il rischio di emorragie intra e post-operatorie, diminuiscono la durata degli interventi, il dolore, la quantità di farmaci somministrati

SENZA trasfusioni, senza punti di sutura e soprattutto senza emorragie. È la chirurgia "bloodless", cioè senza sangue, in cui si usano strumenti che limitano il rischio di emorragie intra e post-operatorie, diminuiscono la durata degli interventi, il dolore, la quantità di farmaci somministrati. Confinata fino a qualche anno fa al mondo dei Testimoni di Geova, che per motivi religiosi rifiutano trasfusioni, la metodica si sta affermando come soluzione alternativa per tutti anche perché aumentano i pazienti anziani sotto cure anticoagulanti e, perciò, più a rischio.

"La chirurgia dovrebbe sempre più limitare le perdite ematiche per abbassare il rischio di infezioni, dall'epatite C, all'Hiv, alla più recente Ebola", spiega Diego Piazza, presidente dell'Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani (Acoi). La chirurgia bloodless ha anche vantaggi economici, limitando il rischio di complicanze e dei relativi costi. Si stima, infatti, un risparmio del 25% sui trattamenti rispetto ad un intervento tradizionale e il 50% della degenza ospedaliera. Ora si avvalgono delle tecniche "bloodless" il 10% degli interventi, quota che potrebbe salire al 30-40%.




INTERATTIVO

La chirurgia senza sangue utilizza le più recenti innovazioni nel campo della tecnologia energetica e farmacologica: "Oggi, specie per gli interventi in laparoscopia e non-open, in caso di emorragia possiamo ricorrere agli ultrasuoni o alle correnti bipolari che hanno una capacità coagulativa maggiore e riescono a bloccare l'emorragia evitando complicanze ", spiega Piazza. "Poi ci sono i nuovi dispositivi o farmaci come il cerotto al collagene che sigilla i sanguinamenti e accelera l'emostasi, ovvero coagulazione e riparazione delle ferite". Il cerotto ha una struttura in collagene bovino che innesca l'aggregazione piastrinica e quindi l'emostasi, entro due minuti (successo nel 97,5% dei casi). Un altro dispositivo è una matrice emostatica a granuli di gelatina brevettati e trombina umana concentrata con doppio meccanismo di emostasi, sia biologico che fisico.




"Gli interventi più indicati sono quelli alla milza e al fegato - continua Piazza - I più sanguinolenti perché questi organi sono come delle spugne imbevute di sangue. Praticamente impossibile mettere un punto di sutura senza provocare un minimo di sanguinamento ". Qui l'innovazione sta nelle colle di fibrina che migliorano l'emostasi e stimolano la rigenerazione tissutale riducendo del 95% la necessità di asportare la milza. Anche la chirurgia ginecologica è una delle maggiori candidate alle tecniche bloodless per un discreto rischio emorragico. Come la cura delle ferite "difficili" più frequenti per l'aumento della vita media e del diabete che ostacola la cicatrizzazione. "La terapia delle ferite difficili ", ha detto Claudio Ligresti, direttore di Italian Academy Wound Care, "ha fatto grandi passi avanti grazie a medicazioni con idrocolloidi, molecole che sono state affiancate dagli alginati, dalla carbossimetilcellulosa, dal collagene, dall'acido ialuronico e dal poliuretano. Più molecole, più possibilità di impiego e più risultati. E poi, quando la ferita è infetta, si ricorre all'aggiunta dell'argento".


http://www.repubblica.it/salute/medicina/2014/10/31/news/risparmio_sangue_la_nuova_frontiera_in_sala_operatoria_di_irma_d_aria-99424640/?ref=wha

Il sangue, oltre a essere sacro per il Creatore, puo' essere dannoso per l'essere umano mangiarlo o usarlo per le trasfusioni.
Oramai la tecnica delle trasfusioni e' considerata vecchia e piena di complicazioni anche dagli stessi medici. 

La scienza involontariamente, ancora una volta, ha dato ragione alla Bibbia. 
"Astenetevi dal sangue" ATTI 15:20. (Genesi 9:4) (Levitico 17:14)

E voi? Vi mantenete ancora sul vostro punto pensando che le trasfusioni siano utili e non c'e' altro modo di salvare una vita? Beh informatevi, perche' forse state trascurando il fatto che proprio voi sceglierete un metodo che sembri che salva la vita, e invece non e' cosi'. 

L'ignoranza* paga (*Ignorare informazioni veritiere.)

http://www.jw.org/it/testimoni-di-geova/attivit%C3%A0/princ%C3%ACpi-biblici-opera/pazienti-testimoni-si-riprendono-meglio/

Antonio.

venerdì 7 novembre 2014

Un dente umano preistorico ritrovato in Sudan svela la "dieta verde" dei nostri antenati

La popolazione del Sudan faceva buon uso delle piante selvatiche, forse anche come medicine, e conosceva le piante prima dell’arrivo dell’agricoltura

Un team di ricercatori internazionali, fra cui anche scienziati italiani, è riuscito a far luce sulle abitudini alimentari dei nostri progenitori, scoprendo che gli uomini preistorici conoscevano bene le piante, molto prima dello sviluppo dell’agricoltura. Il tutto a partire dalle analisi di composti e microfossili prelevati dalla placca dentale calcificata di antichissimi denti. Ebbene, secondo i ricercatori, il Cyperus rotundus, oggi considerata un’erbaccia, costituiva una parte importate della dieta preistorica. Non solo: le antiche popolazioni che vivevano nel Sudan centrale avevano compreso le qualità nutrizionali e medicinali di questa e molte altre piante, ben prima dello sviluppo dell’agricoltura.
L’analisi dei microfossili
La ricerca, pubblicata su Plos One, è stata condotta dall’Università autonoma di Barcellona e dall’Università di York, mentre gli scavi dei 5 siti preistorici di Al Khiday sono stati diretti da Donatella Usai, dell’Istituto italiano per l’Africa e l’oriente di Roma. All’analisi dei microfossili trovati nei denti ha contribuito anche Anita Radini, archeobotanica dell’Università di Leicester. Al centro del lavoro, un’area posta lungo il Nilo Bianco, in Sudan, occupata fin dal 7000 a. C. e con centinaia di sepolture pre-Mesolitiche e Neolitiche. «Estraendo e analizzando il materiale prelevato da campioni di antiche placche dentali - spiega Karen Hardy, prima autrice dello studio - abbiamo scoperto che questa pianta in passato era usata come cibo, e sembra che anche le sue proprietà medicinali fossero ben note. Più avanti nella storia anche gli antichi egizi usarono il Cyperus rotundus come profumo e medicinale». «Non solo. Abbiamo scoperto che queste persone mangiavano diverse altre piante, e abbiamo trovato tracce di fumo di cottura e di fibre di piante masticate per preparare materiali e oggetti».
Comprensione delle piante
Dettagli che, secondo la studiosa, «provano che gli uomini preistorici avevano una comprensione dettagliata delle piante ben prima dello sviluppo dell’agricoltura». Le ricerche suggeriscono inoltre che l’abilità della pianta di inibire lo Streptococco mutans, batterio che contribuisce alle carie, potrebbe aver contribuito all’inattesa bassa incidenza di carie rilevata analizzando i resti presenti nelle sepolture. «Quello di Al Khiday è un sito unico nella valle del Nilo, dove un folto gruppo di persone ha vissuto per migliaia di anni - commenta Usai - Lo studio dimostra che queste persone facevano buon uso delle piante selvatiche come cibo, materiale per realizzare oggetti e anche come medicinali». Inoltre la scoperta contribuisce a modificare l’idea che avevamo della dieta preistorica pre-agricola, molto più «verde» di quanto si pensasse finora. (Fonte AdnKronos Salute)

http://www.corriere.it/salute/nutrizione/14_luglio_16/dente-preistorico-svela-dieta-verde-nostri-antenati