mercoledì 29 aprile 2015

In un sistema dominato dalle merci, il lavoro è un mezzo di controllo sociale


In un mondo dominato dalle merci, dove per sopravvivere si è costretti a procurarsi il denaro, il meccanismo d'asservimento dei lavoratori si basa su d'un semplice ricatto: o vendi la tua forza lavoro al capitale o muori di fame. La maggior parte degli individui non è libera di scegliere il lavoro che più gli piace e così, non avendo capitale sufficiente per avviare l'attività che ha sempre sognato, è costretta a subordinarsi
Un normale contratto di lavoro consiste nella cessione di 8 ore al giorno della propria unica esistenza, che vengono messe a completa disposizione delle esigenze di profitto di altri esseri umani. Ma i ruoli che il capitale ha ideato per i suoi subordinati, non sono pensati per essere belli, per aumentare la qualità della vita o per rendere felice un essere umano, no! Essi sono solamente il riflesso delle necessità del profitto.
Se un imprenditore ha bisogno di mettere in piedi una catena di montaggio, ecco che nasce il ruolo dell'operaio. Se invece ha bisogno di produrre o smaltire scartoffie burocratiche, arriva l'impiegato. Se ha bisogno di realizzare schemi meccanici o elettrici si sviluppa la figura del disegnatore ecc ecc. Eppure nessun uomo sano di mente baratterebbe il proprio tempo esistenziale in cambio d'una attività che lo costringerà a svolgere gesta che troppo spesso sono ripetitive, noiose e logoranti rinchiuso all'interno di uno stabile, giorno dopo giorno, indipendentemente dalla sua volontà per 40 anni.
Quest'idea di lavoro è del tutto simile a quella di una carcerazione temporanea, con l'ulteriore aggravio di dover svolgere azioni indesiderabili. Da qui la necessità dell'azione coercitiva dell'induzione coatta al lavoro attuata attraverso il sistema economico. Senza un potente ricatto infatti, nessun individuo sarebbe disposto a cedere la propria unica esistenza per un lavoro che non gli aggrada, requisito fondamentale in un mondo retto dal capitale.
L'attività lavorativa oggi è totalizzante e ruba energie psicofisiche ai lavoratori, che di ritorno a casa dopo una lunga giornata d'inutile asservimento non hanno più forza e volontà per dedicarsi alle proprie vere passioni. Non è solo una questione psicofisica, anche volendo i lavoratori non avrebbero effettivamente tempo a disposizione per fare nulla. Per un subordinato esiste solo il tempo per lavorare, per alimentarsi e per riposare. Chi lavora non ha il tempo necessario per veder crescere i propri figli, non ha tempo per praticare assiduamente uno sport all'aria aperta, non ha tempo per studiare, per dipingere o per suonare uno strumento. Il tutto deve essere svolto sporadicamente sfruttando rari momenti di lucidità mentale, in ancor più rari momenti di libertà.
La vita viene ridotta ad un ruolo, non si è più esseri umani completi, vitali, liberi ma operai, impiegati, progettisti ingranaggi d'una macchina che sfugge dal proprio controllo. Lavorando il tempo passa e l'esistenza perde di significato. Il doppio ruolo di lavoratore-consumatore che il capitale ha pensato per gli esseri umani, annulla il senso dell'esistenza. Il lavoro ostacola gli individui nel vivere la vita, e ad un certo punto gli esseri umani non vedono alternativa all'illudersi dell'esistenza di un paradiso ultraterreno, o all'ubriacarsi e al drogarsi per evadere da un'esistenza inutile e priva di senso da schiavi del capitale.
All'interno di una società capitalistica, il lavoro diventa un potente mezzo per il controllo sociale. Individui che non hanno tempo per pensare, per studiare, la cui creatività è annullata dalla quotidiana attività lavorativa e che per sopravvivere dipendono completamente dalla loro subordinazione.  Non avendo tempo e lucidità per studiare, non si interesseranno alle conoscenze necessarie per comprendere la realtà. Annullando la loro creatività, pur comprendendo le criticità, non riusciranno a concepire un'alternativa. Le strade praticabili per l'esistenza dall'infinito spettro del possibile saranno così ridotte esclusivamente all'unica via della subordinazione. La paura di perdere anche quel poco concessogli dal proprio sfruttamento farà il resto, condannando perennemente i lavoratori ad una vita da schiavi.

fonte: utopiarazionale.blogspot.it

C'e' una via di uscita(?)

IL REGNO DI DIO



“Certamente edificheranno case e le occuperanno; e certamente pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto. Non edificheranno e qualcun altro occuperà; non pianteranno e qualcun altro mangerà. Poiché come i giorni dell’albero saranno i giorni del mio popolo; e i miei eletti useranno appieno l’opera delle loro proprie mani. Non faticheranno per nulla, né genereranno per il turbamento; perché sono la progenie composta dei benedetti di Geova, e con essi i loro discendenti”. — Isaia 65:21-23.

..e anche che ogni uomo mangi e in realtà beva e veda il bene per tutto il suo duro lavoro. È il dono di Dio - Ecclesiaste 3:13

2 commenti:

  1. Se tutti facessimo il nostro lavoro con coscienza ,forse le cose andrebbero un po' meglio.Se non ci fossero persone che speculano sul lavoro forse le cose andrebbero un po' meglio...Ma io ricordo ancora quando le persone erano un po' più attente al prossimo e il lavoro serviva e far del bene e non ad arricchire qualche "mecenate".Credo che ognuno di noi possa e debba trovare la giusta strada per diventare più consapevole .fiorenza

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  2. ASSEMBLEA DI YAHUSHUA26 febbraio 2017 17:47

    Hai ragione Antonio il lavoro, adesso più che mai, è un mezzo di controllo sociale. Ma non dimentichiamo che il lavoro, per come lo intendiamo noi oggi, è una maledizione!

    17 Ad Adamo disse: «Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato del frutto dall'albero circa il quale io ti avevo ordinato di non mangiarne, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita. 18 Esso ti produrrà spine e rovi, e tu mangerai l'erba dei campi; 19 mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai». (Genesi 3:17-19)

    L'uomo non è stato creato per lavorare 8, 10 o 12 ore al giorno: stiamo scherzando? Noi non dovevamo affatto lavorare, ma semplicemente godere di tutto ciò che ci circonda, dei bei paesaggi, delle belle persone e solamente prenderci cura di tutto ciò. Questo è, per così dire il nostro vero “lavoro”, che riprenderemo a fare pienamente solo nel regno di Eloah Yahuveh (Dio).

    E' il sistema stesso ad essere fallimentare, cosicché noi falliamo (peccato) il nostro obbiettivo nella vita: VIVERE DAVVERO! Come hai detto tu Antonio non abbiamo il tempo... Perciò questo sistema dev'essere scardinato, in modo tale che vi sia un cambiamento e la Verità venga fuori! Dio sta già operando nel mondo: vedete come ultimamente vengono rivelate tante menzogne che fino a poco fa erano considerate verità??
    La cosa più importante è essere coscienti di questo, rendersene conto e non parlarne solamente, ma fare anche “noi” personalmente qualcosa: ad esempio non facendoci sfruttare... Comprendendo personalmente nella nostra vita che, il lavoro, sì, adesso come adesso, è necessario per poter vivere, o meglio, sopravvivere... ma non è la nostra Vita!!! Come dice la Scrittura “usciamo da questo sistema babilonico falso” e confidiamo che un mondo davvero diverso è possibile... Il nostro Padre Onnipotente Yahuveh ce l'ha promesso: crediamoci!!!

    PER SAPERNE DI PIU': www.assembleadiyahushua.it
    intermatrix.blogspot.it

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